«Il veto su Orlandino è mio. I calabresi hanno un’occasione storica… »

«Non potevamo offrire argomenti all'opposizione su scala nazionale. Questo nome non è mai arrivato da Callipo». Oddati e la “missione impossibile” di portare il dilaniato Pd al voto, «sono soddisfatto, abbiamo tenuto insieme il più possibile». «Le vicende giudiziarie hanno influito? Noi abbiamo puntato solo al cambiamento». «Se abbiamo allontanato gli Oliverio e gli Adamo per ritrovarci i Gentile? Noi non abbiamo allontanato nessuno e poi ora tocca ai calabresi. C'è da respingere il populismo saldato al notabilato e alle pieghe del malaffare». «Sì, ho incontrato gli Occhiuto...»

Fiocchi di neve portati dal vento e svolazzanti nel cielo eppure nell’immaginario collettivo fa sempre caldo per Oddati, sembra quasi vederlo con la fronte che suda…«Si riferisce al duro lavoro che abbiamo fatto? Sì, è stato un lavoro difficile. Entrare nelle dinamiche di un partito commissariato come quello calabrese e segnato da divisioni anche profonde. Credo però che su indicazione di Zingaretti, che io e Graziano abbiamo avuto il compito di tradurre, abbiamo avuto una linea molto chiara. Serviva mettere in campo un processo di rinnovamento anche per non irrigidire queste fratture e queste spaccature. L’obiettivo è sempre stato quello di portare il grosso del partito su di una posizione unitaria». Non mi dica che pensa di esserci riuscito… «Abbiamo sempre tenuto il dialogo aperto con tutti, anche con Oliverio e non è stato un dialogo facile, per usare un eufemismo. Però mai abbiamo assunto posizioni che fossero lesive oppure offensive del lavoro svolto. Abbiamo sempre detto che ci si muoveva su valutazioni politiche, solo politiche. Occorreva allargare il campo, unire più forze, mettere al centro uno sforzo civico. E questa linea abbiamo mantenuto. È stata dura, difficile. Però grazie anche alla coerenza che abbiamo sempre mostrato siamo riusciti ad arrivare al miglior risultato possibile. Sono molto soddisfatto per questo». Siamo ai titoli di coda del suo operato e di quello del commissario? «Intanto adesso c’è la campagna elettorale. Non solo io ma il segretario nazionale in prima persona sarà molto impegnato su questo. Ovviamente assieme a tutto il gruppo dirigente e alla squadra di governo. C’è molta attenzione sulla Calabria, noi questa sfida la riteniamo cruciale e non abbiamo nessuna intenzione di mollarla. Nei prossimi giorni avremo ministri in campo in Calabria. Adesso c’è da dare come dirigenti il maggior contributo possibile tanto in Emilia quanto in Calabria». Un minuto dopo? «Poi ovviamente, dopo il voto, sarà compito del commissario indire immediatamente il congresso regionale, con l’obiettivo di avere un gruppo dirigente autonomo, autorevole e calabrese». Senta ma i veti nelle liste li avete dettati o subiti? Callipo se li è ritrovati confezionati o ve li ha fatti recapitare? «Niente di tutto questo. Ci sono due narrazioni complementari ed entrambe sbagliate in questa vicenda. E cioè che Callipo avrebbe dettato a noi dei veti oppure il contrario, che noi li avremmo sottoposti a lui. Nessuna delle due narrazioni risponde al vero. Intanto nessuno ha lavorato su veti, né ne ha mai sottoposto. Tranne che in un solo caso, quello di Orlandino Greco. Indagato per concorso esterno in associazione mofiosa. Lì sono intervenuto direttamente io». Questo nome non è mai stato tra i candidabili? «Questo nome non è mai arrivato al tavolo di e con Pippo Callipo. Per una ragione molto semplice, più generale. Non fornire argomenti di propaganda agli avversari su scala nazionale perché questo voto, quello calabrese, va inquadrato insieme a quello dell’Emilia e tutti e due assumono evidentemente rilevanza nazionale. Poi è chiaro, siamo garantisti e ognuno ha il diritto di difendersi nelle sedi opportune ma anche noi abbiamo il diritto di selezionare profili che non forniscano argomentazioni di questo tipo agli avversari. Quindi nel caso di Orlandino Greco sono intervenuto direttamente io, un nome che non è nemmeno arrivato sul tavolo di Callipo». Ma ci sono stati altri casi, altri scontri… «Negli altri casi, casi pià sfumati, si è ragionato complessivamente sul segnale da fornire, doppio. Rinnovamento vero e nessun pretesto per polemiche in aiuto agli avversari. E devo dire che le cose sono andate più semplicemente di quella che poi è stata la narrazione della vicenda. Un caso su tutti, Brunello Censore. Ad un certo punto ha capito e lui stesso ha rinunciato. Dopo due legislature in consiglio regionale e una in Parlamento ha indicato un profilo e su questo si è lavorato ma è stato lui stesso a dare un contributo in modo diverso. Un buon esempio». Ma poi tutto sommato far star dentro gli oliveriani, in partita, non era più necessario ormai…«Niente affatto. Io sono stato un protagonista attivo del tentativo di unire quanto più possibile tutte le forze all’interno del Pd. Anche quelle forze di governo regionale, che non sempre sono andate nella direzione giusta. Ma un lavoro c’è stato e non bisogna disperderlo. Va innovato questo lavoro, portato avanti, introdurre elementi di novità. Ma a consuntivo debbo dire che le due liste, Pd e Dp, racchiudono il raggiungimento di questo sforzo e cioè non disperdere niente di quello che gira attorno e dentro al Pd». Però una verità la possiamo rivelare, a consuntivo. Fatali le vicende giudiziarie, su tutto e su tutti…«No, le vicende giudiziarie non hanno avuto un peso decisivo. Le vicende giudiziarie hanno un peso in relazione in particolare alle persone che ne sono coinvolte. Zingaretti del resto ha manifestato sempre stima nei confronti del profilo personale e politico di Mario Oliverio, tanto per dire. Quello che ha avuto un peso è stata la necessità di aprire una fase nuova, costruire uno schieramento che se fosse stato troppo chiuso in se stesso non avrebbe avuto alcuna speranza di essere competitivo. La nostra è stata una scelta politica. Ovviamente, quando noi parliamo di rinnovamento, dobbiamo intenderlo a 360 gradi. In questi anni ci sono stati elementi di forte contrasto, infuocate polemiche che derivano da vicende giudiziarie. In questo senso sì, hanno inciso le vicende giudiziarie ma non per se stesse quanto perché hanno contribuito a dividere e lacerare dall’interno il Pd». Mario e Roberto Occhiuto in un faccia a faccia con lei qualche giorno fa. Chissà se è vero…«Sì, effettivamente ho incontrato Mario e Roberto Occhiuto. Ma giusto per capire come stava evolvendo la situazione, noi non avevamo alcuna possibilità di influenzare alcunché, del resto. Sono quelle situazioni in cui, diciamo anche per ragioni diplomatiche, si cerca di capire cosa fosse successo. È stata una chiacchierata piuttosto cordiale. Loro hanno riferito di essere molto indecisi se andare avanti oppure no e noi ne abbiamo preso atto. Niente di più. Poi hanno fatto una scelta legata più naturale alla loro storia politica…». Ma ha avuto sentore in quel momento che le cose sarebbero potute andare diversamente? «Sì. C’era la possibilità, c’era una indecisione di fondo se andare avanti o meno. Però è anche normale che in situazioni come queste sia difficile andare avanti sapendo che ci sono due schieramenti oggettivamente più forti». Ma una lista civica con loro dentro e di appoggio a Callipo? «No, non c’erano queste condizioni…». E però dall’altra parte, ora è ufficiale, hanno il doppio delle liste, sei contro tre… «Il numero delle liste e dei candidati è importante ma non è decisivo. Secondo me conterà molto in questa competizione sia la forza e l’unità organizzativa del Pd ma anche la personalità di Callipo». A proposito. È il miglior candidato possibile al momento giusto e al posto giusto? «Noi pensiamo assolutamente di sì. D’altra parte abbiamo lavorato molto perché accettasse questa sfida. Pensiamo che sia il nome giusto per tante ragioni. La prima, la più importante, è un calabrese di successo che è rimasto in Calabria. E in Calabria ha determinato ricchezza per sé e per gli altri nel mentre porta il buon nome della regione in giro per il mondo, attraverso il suo lavoro, le cose che produce. In secondo luogo Callipo rappresenta da sempre un baluardo contro la criminalità organizzata, la ‘ndrangheta. Per noi il sostegno a chi combatte la criminalità è sacro. Come per Gratteri. Sono punti insormontabili di partenza perché la Calabria possa ritornare a crescere. La terza ragione per cui Callipo è il miglior candidato possibile è perché può favorire una penetrazione elettorale in ambienti, in mondi diversi rispetto a quelli tipici del nostro elettorato. E se noi vogliamo vincere dobbiamo ambire a parlare alle “sardine” ma anche ai ceti più moderati, al mondo delle professioni, dell’impresa. Mondi che hanno bisogno di una persona affidabile e capace come riferimento». Magari uno che in passato ha “amoreggiato” col centrodestra…«Da come lo sento parlare non mi pare un uomo vicino al centrodestra dal punto di vista culturale. Mi pare una persona che ha molta autonomia di giudizio e che non si è mossa sulla base di presupposti ideologici, ma sulla base di presupposti molto più concreti…». Senta ma l’uomo furbo e di strada e di sinistra sa che si chiede in queste ore? Ma non è che si è lavorato per togliere di mezzo gli Oliverio e gli Adamo per ritrovarsi poi i Gentile e in qualche misura persino Scopelliti al comando? «Intanto noi non volevamo cacciare nessuno e non abbiamo cacciato nessuno, tanto per capirci. Volevamo unità nel segno del rinnovamento e nella capacità di andare oltre. Riguardo al “pericolo” cui lei faceva cenno le dico che dipende molto dalla società calabrese. Molto dai cittadini. Loro hanno davanti due proposte radicalmente alternative. Una ha due elementi all’interno di grande negatività. Il sovranismo e il populismo più becero saldati al ritorno di vecchie forze che in passato hanno dimostrato quanto sono in grado di sfasciare una regione come la Calabria. Questa saldatura tra populismo becero e il vecchio notabilato, se va bene, perché se va male si affondano le mani direttamente tra le pieghe del malaffare e della corruzione, sarebbe devastante per la Calabria. L’altra proposta, la nostra, racconta di un radicale rinnovamento. Speriamo che i cittadini calabresi la sappiano cogliere e raccogliere perché hanno una grande opportunità. Quella di cambiare la storia della Calabria. Quella rivoluzione “dolce” con Callipo di cui parla Zingaretti…».
d.m.