Centrosinistra, non è sempre Natale..

Pippo Callipo alza il naso “schizzinoso” e il Santo Stefano è turbolento e nervoso perché in serata si deve mettere mano alle liste, prima del vertice definitivo. Veti non ce ne sono ma il “tonno” non vuole equivoci e in campo non vuol pagare la pace forzata e a tutti i costi

Si faranno le 21 stasera, deve rientrare Graziano dalla Campania e non è manco detto che ce la farà, potrebbe arrivare in corso d’opera. Ma la riunione preparatoria alla scazzottata finale per le liste è in programma e non si può rinviare. Ultime fette di panettone e ultimi calici di spumante e via dentro il cuore del problema con nomi da scrivere solo a matita e gomma per cancellare a portata di mano. A sentire umori della regnanza del Pd e del centrosinistra veti veri e propri non ce ne sono, non ce ne sarebbero, almeno intesi nominalmente e con formulazione identitaria. Per intenderci, nessuno ha fin qui evocato il codice penale. Però forse c’è persino di più in mezzo, come nodo da sciogliere. C’è un atteggiamento (privato e mediatico, pubblico) di Pippo Callipo che non sta cambiando di un centimetro con il passare delle ore, con l’avvicinarsi della scadenza per la presentazione delle liste. Come dire, se qualcuno immaginava o si augurava di fregarlo alla “napoletana” è costretto a ricredersi, Callipo non ritratta sulla linea. Vuol conoscere in anticipo tutti i nomi dei candidati che lo sosterranno e non solo, ovviamente, quelli della lista del Pd. Se vogliamo è questo un equivoco che dura poco se lo si prende dal versante essenziale. Callipo è candidato civico alla presidenza della Regione e solo successivamente con il sostegno del Pd. Tradotto, non c’è nessun medico che ha ordinato di stare insieme e se c’è condivisione su tutto si procede altrimenti ognuno per la propria strada e amici come prima. È evidente tuttavia che non si arriverà a tanto, la sintonia tra Callipo e Zingaretti, sulla linea da seguire, è tracciata e forzature adolescienziali non sono in programma, a meno di colpi isterici di testa. Questo non vuol dire però che Callipo non abbia intenzione di controllare uno ad uno i nomi che verranno infilati nelle liste. A partire dalla sua, quella del presidente, passando per quella del Pd e planando poi per quella di Mario Oliverio, che con ogni probabilità ci sarà. E se è vero che veti identitari fin qui non ne sono emersi è pur vero che alcuni nomi caldi al tavolo ci sono. Eccome se ci sono. A partire, manco a dirlo, dalla lista del governatore Oliverio. Siglata la tregua e scambiate le letterine di Natale con Zingaretti restano i nodi da sciogliere. E si chiamano Orlandino Greco, Luigi Guglielmelli, Giuseppe Aieta, Nino De Gaetano, Sebi Romeo. Ve ne sono anche altri ma è chiaro che è su questi che si gioca la partita. Per la verità Aieta e Guglielmelli, sulla carta, potrebbero anche ambire a correre nel Pd ma non solo potrebbe convenirgli poco quanto è questo uno scoglio politico per niente semplice da superare. Aieta, nei momenti peggiori del braccio di ferro tra Oliverio e il commissario Graziano, è stato sempre dalla parte del governatore fino a disertare le adunate del Pd frequentando lealmente quelle del presidente della Regione. Non ha mai strappato la tessera di partito ma talvolta la ha dimenticata in un’altra giacca. Guglielmelli come sopra più doppio carico da 11. Ha testardamente e altrettanto lealmente (nei confronti di Oliverio) condotto la segreteria provinciale di Cosenza verso il commissariamento, pur di non seguire l’ordine di scuderia nazionale e commissariale. E se non è ufficialmente fuori dal Pd è solo perché non s’è fatto in tempo a ratificarne il provvedimento, è arrivato lo scambio di lettere tra Oliverio e Zingaretti. Per non dire poi, tralasciando gli aspetti notarili interni al Pd, dei momenti difficili che si sono vissuti tra gli oliveriani e Callipo, con i primi (capeggiati a tratti proprio da Guglielmelli ma anche da Oliverio stesso) a rievocare vecchie dichiarazione di pentiti del Vibonese che immortalano il “re del tonno” in presunte coperture “industriali” da parte del principale clan di mafia della zona. Aieta e Guglielmelli, quindi, evidentemente più nella lista di Oliverio che in quella del Pd ma il “ripiegamento” potrebbe non bastare al naso “schizzinoso” di Pippo Callipo. C’è un trascorso “nervoso” alle spalle. Per gli altri nomi intrecciati come nodi il discorso poi si complica del tutto per una particolare concezione “giudiziaria” di Pippo Callipo, confessata ai più. Il quale avrebbe in mente di farsi sostenere nelle liste solo da chi non ha del tutto chiarito i suoi conti con procure e tribunali. Risolvendo a prescindere e a modo suo l’annoso dibattto sul garantismo.
Ancora poche ore e si capirà come andrà a finire, che piega prenderà la strada elettorale del centrosinistra trainato da Pippo Callipo. Che ha fretta di chiudere la parte burocratica così da gettarsi in campagna elettorale senza fianchi scoperti e attaccabili. Il solo pensiero di potersi trovare di fronte, tra gli altri, Pino Gentile, lo incoraggia ben oltre i sondaggi che ancora sorridono poco a questa parte di campo…
I.T.