Biondo (Uil): Calabria ferma al palo

La Giunta regionale della Calabria “prosegue il suo lento cammino di stasi amministrativa e, in questo percorso, finisce per trascinare anche il Consiglio regionale che, dopo una giornata estenuante e contrassegnata dalle proposte, ha partorito solo provvedimenti che non potranno cambiare le sorti di questa regione e delle tante vertenze ancora aperte sul territorio”. Lo dice Santo Biondo, segretario generale Uil Calabria, che aggiunge: “Dall’avvio della decina legislatura regionale i calabresi aspettano il tanto auspicato cambio di passo nella vita politica e nell’assetto produttivo di questo territorio. Le promesse elettorali del governatore Mario Oliverio sono rimaste tali. Il territorio è più povero sia economicamente che socialmente. Nulla è stato fatto in materia di politiche del lavoro. Relegati nel libro dei sogni stanno gli auspicati interventi di programmazione di una moderna politica industriale. Caos al caos, invece, è stato aggiunto nella già delicata vita del Sistema sanitario regionale, un settore che, sino ad oggi, ha vissuto grazie all’’mpegno di tante lavoratrici e tanti lavoratori precari che, oggi, rischiano di non vedere riconosciuti i propri sacrifici, che non accoglie le istanze di coloro che un concorso l’hanno vinto ma non hanno fatto nemmeno un giorno di lavoro. Un settore fondamentale per la Calabria le cui sorti i numerosi commissariamenti governativi non hanno risollevato”. (Ad oggi, poi, secondo il leader della Uil calabra, “si sono fatte orecchie da mercante rispetto alla non più rinviabile necessità di dare nuova vita alle società partecipate regionali. La vicenda del Corap, delicata per le sue ricadute occupazionali, è solo l’ultima fra le emergenze scoppiate durante la stagione amministrativa di Mario Oliverio”. E nessuna novità, ancora, si intravederebbe per la risoluzione della decennale vertenza dei lavoratori precari “che, con sacrifici enormi, fanno funzionare la macchina burocratica di questa regione”. La spesa del Por Calabria “è ancora troppo lenta e quella che è stata programmata non ha dispiegato gli effetti sperati su un territorio che ha ancora un alto indice di disoccupazione e occupa stabilmente gli ultimi posti nelle classifiche per la qualità della vita”. La stagione di riforme che era stata promessa “non è mai arrivata a compimento. La Calabria pare essere finita ostaggio di ripicche politiche di piccolo cabotaggio, paralizzata da un surreale dibattito tutto interno al partito di maggioranza in Consiglio regionale. Si deve prendere atto che questa legislatura è ormai finita. La Calabria non può aspettare oltre. E’ necessario avviare il parlamento regionale ad un concreto e profondo rinnovamento della sua classe dirigente. Su questa strada è di fondamentale importanza dare spazio alle forze sane di questo territorio”.