Punto nascita di Cetraro,《prima i diritti e la tutela dei cittadini e poi le poltrone》

Il primario (scelto in una triade) in pectore (ma senza decreto) Raffaele Misasi: inapplicato il Dca di Scura e cioè le urgenze solo a Paola

Il dibattito acceso di questi giorni sulla sanità della costa tirrenica che vede la mia persona, il mio nome, del tutto inconsapevolmente, tra le questioni aperte per via della nomina del primario di ginecologia ed ostetricia dell’ospedale di Cetraro, ora posta come questione centrale e dirimente, mi desta non poche perplessità e riflessioni. Durante tutto questo lungo tempo di attesa, oltre due anni, da vincitore di concorso, la mia vita professionale ha continuato a svolgersi senza interruzione o perdita di entusiasmo. Voglio dirlo e chiarirlo pubblicamente, la mia, non è una nomina politica, probabilmente sarei già investito dell’incarico se così fosse, quello a cui ambivo quando ho partecipato al concorso che ho vinto per titoli, era di avere la possibilità, peccando di eccessivo entusiasmo e forse anche un po’ di ingenuità, di rivoluzionare il reparto, rivedere protocolli, seguire le ultime linee guida, procurare le più moderne attrezzature, circondarmi di colleghi giovani o comunque motivati, collaborativi e preparati per costruire la squadra e ripartire. Ma non è andata così. È bastato un ricorso con cui si è impugnato il concorso per differire la nomina all’esito del giudizio. Ora la nomina diventa questione centrale ed il mio nome fuoriesce dai sipari calati in attesa degli eventi. E la gente di Cetraro, dei paesi limitrofi intanto che fa? Ha smesso forse di mettere al mondo figli o di star male (ahimè!) nell’attesa che la burocrazia che è lenta, faccia il suo corso o peggio che la politica decida le sorti di una struttura e con essa del personale che vi opera e della comunità locale che aspetta soluzioni? Ringrazio di cuore per le attestazioni di stima e di fiducia di questi giorni, che gratificano il mio impegno quotidiano verso le persone, verso chi ripone in me fiducia e aspettativa, ma voglio impegnarmi ed impegnare tutta la mia esperienza sul campo per tentare di creare percorsi operativi corretti, avere l’opportunità di fare gruppo con personale medico e paramedico, per creare le giuste sinergie e sintonie e ottenere così risultati anche nei casi più difficili, arrivare a riconoscere immediatamente variazioni acute di un quadro clinico in modo da fornire subito tutti i dati necessari. In verità, un parto, che è la cosa più naturale al mondo, può diventare emergenza che deve poter essere gestita; ma per farlo occorrono strutture adeguate e personale adatto e competente. Occorre la squadra. Questo cerco di farlo al meglio e con passione presso la casa di cura S.Cuore di Cosenza, dove attualmente svolgo la mia attività professionale ovvero nelle strutture che mi saranno proposte, purché si garantisca serietà, competenza e libertà operativa. Un uomo solo al comando di una nave colpita da fulmini e tempeste, che ancora galleggia e vede il porto di approdo molto distante anche se non irraggiungibile, rischia comunque di naufragare, anche se il comandante con il suo equipaggio, non abbandonerà mai la nave. L’obiettivo deve essere quello di portare in salvo i naviganti, non altro. Questo chiedo. Vorrei, cioè, che una volta per tutte si valutasse seriamente la questione delle emergenze e si dessero risposte concrete al perché, a distanza di oltre tre anni, resta ancora disapplicato il DCA 64/2016 che ha stabilito lo spostamento dei reparti chirurgici (urgenze/emergenze) dall’ospedale di Cetraro a quello di Paola. Queste sono le mie perplessità di oggi, oggetto delle mie riflessioni; occorrerebbe razionalità nella riorganizzazione delle strutture sanitarie della costa tirrenica e buon senso oltre ogni logica campanilistica e di potere.
A rischio sono vite umane. Sono scoraggiato dalla burocrazia e dalla politica sanitaria che continua a  darsi spintoni a discapito di medici, infermieri e soprattutto dei pazienti. Pertanto, mi corre l’obbligo morale di rompere il silenzio perché il mio riserbo  non possa essere oggetto di strumentali letture o di risibili interpretazioni,  fosse anche solo sul timore di reggere la sfida di una struttura  oggettivamente difficile; in effetti, parlano i numeri, che purtroppo ben  conosco e che registrano una costante migrazione sanitaria da quel che resta  dei nosocomi locali, ma non vorrei aggiungere al danno, all’amarezza di  questi ultimi due anni, la beffa! Sono del tutto estraneo a certe logiche politiche, sono medico  nell’animo e per scelta libera sostengo il diritto alla salute ed al  benessere della comunità che per me viene prima di tutto. Sostengo il sacrosanto diritto ad avere strutture funzionanti e gestibili da  parte di chi arriva a condurre la macchina, non ambisco e gradirei sottolinearlo, non ho bisogno di una poltrona, che di fatto mi è stata negata ben due anni fa dalla dirigenza ASP, trincerandosi dietro ad un ricorso con  cui si impugnava una graduatoria e che oggi non ha più appeal neppure per  chi ha impugnato, visti i recenti e ben noti (ahimè!) fatti di cronaca ed i numeri  in ribasso delle presenze e di donne che scelgono altri nosocomi per  partorire, mettendo a repentaglio la propria vita e quella del proprio bambino  in caso di emergenza a causa delle distanze chilometriche dagli altri punti  nascita. Occorre mettere chiunque arriverà nella posizione apicale, e non solo il  sottoscritto (laddove ci fosse un decreto di nomina che allo stato non  sussiste), nelle condizioni di poter gestire bene il reparto: nessun primario  può avere la bacchetta magica, e dico no a soluzioni che siano finalizzate a  trovare un capro espiatorio in caso di fallimento. Quella del medico è una missione, forse non avrei saputo fare altro nella vita, ma ne vado fiero e voglio continuare ad esserlo. Fare il medico è un lavoro bellissimo perché hai nelle tue mani la possibilità  di cambiare il destino di un altro essere umano. Le pazienti che si affidano a me devono continuare a pensare come al  medico con la voglia di far bene per il prossimo, con la passione che gli fa  dimenticare l’orario, la famiglia e il tempo libero. Non ho timore di nuove sfide da affrontare, non ho timore di nuovi progetti  professionali o personali da adattare alle esigenze delle pazienti. Ma vorrei dire a chi oggi ha il potere di decidere della questione, di ricordarsi  sempre che quando un medico ha in cura un essere umano deve poterlo fare  in serenità e sicurezza, perché sta già mettendo da parte i suoi piccoli e  grandi problemi per dedicarsi a quelli dell’umanità che ha scelto di sollevare  dalla sofferenza. Nel mio caso per contribuire umilmente a quel miracolo della vita che è  racchiuso in una nascita.

Raffaele Misasi Ginecologo