《Caro Agazio, anche tu sei stato indagato e nessuno ti ha chiesto di metterti da parte》

Felice Caristo, membro dell'assemblea provinciale del Pd di Catanzaro, critico con l'ultima sortita dell'ex governatore che ha auspicato un passo indietro di Oliverio

《L’ex presidente della Regione Agazio Loiero in una intervista annuncia la discesa in campo di una propria lista alle prossime competizioni regionali. Lo farebbe perché preoccupato di vedere morire il centrosinistra, ma solo a condizione che ci sia un candidato autorevole a presidente, magari scelto da lui, altrimenti resterebbe in disparte. E per portare avanti questo suo assunto pone sullo stesso piano le candidature a governatore di Mario Oliverio e di Mario Occhiuto, che, alla luce delle rispettive posizioni giudiziarie, dovrebbero entrambi fare un passo indietro, senza minimamente prendere in considerazione che essere sottoposti ad una indagine non significa essere già colpevoli e quindi condannati》. Così, in una nota, Felice Caristo, membro dell’assemblea provinciale del Pd di Catanzaro. 《Soprattutto – continua – se si assume a riferimento quel garantismo, al quale lo stesso Loiero si è richiamato più volte, che non può essere praticato a giorni alterni. E questo, guardando al centrosinistra, vale sopratutto nel caso del presidente Oliverio, per il quale sulla indagine a suo carico è già intervenuta una sentenza della Corte di Cassazione che ha smontato, clamorosamente e senza rinvio, non solo la misura cautelare, ma anche il merito delle ipotesi di reato avanzate dalla Procura. Dispiace davvero che Loiero non tenga conto di tutto questo, alla luce anche della circostanza che egli stesso ha sperimentato sulla sua pelle, la condizione di indagato, per la quale, a suo tempo, nessuno gli ha chiesto di mettersi da parte. Nel corso dell’intervista, poi, Loiero evidenzia “un certo narcisismo che dovrebbe venire meno” e rivolge l’invito “ad evitare di anteporre a tutti i costi il proprio io rispetto ad una situazione economica e sociale della Calabria drammatica”. E lo fa senza neanche spendere una parola sulla opportunità di poter valutare il lavoro imponente e dettagliato svolto da Oliverio in questi anni, ampiamente riconosciuto dagli amministratori locali, dalle università, dalle organizzazioni sociali imprenditoriali, dagli istituti e dalle agenzie specializzate nella valutazione dei dati economici e sui loro effetti. Ma a tutto questo Loiero non è interessato, poiché preferisce privilegiare il terreno delle dissertazioni nominalistiche a prescindere, piuttosto che tentare di valutare il lavoro svolto e i risultati prodotti. In quanto al “narcisismo” e “al proprio io” riferito agli altri, basterebbe riavvolgere il nastro del recente passato per dimostrare come queste peculiarità sono state una prerogativa propria di Loiero, quando ha ritenuto di fondare un partito tutto suo, il Pdm, stravolgendo gli equilibri politici che avevano portato alla vittoria elettorale del 2005 e quando ha voluto a tutti i costi imporre la sua ricandidatura a presidente, mandando in scena la farsa di Caposuvero, con i risultati bene noti a tutti. Le lezioni e i richiami, pertanto, dovrebbero venire da un pulpito più credibile politicamente e non da chi, dopo essere transitato dal centro alla destra e poi alla sinistra, entra ed esce, rientra e riesce, a proprio piacimento, dal Pd. E se il pulpito è quello di chi ha accumulato una certa esperienza, per via dell’età, dovrebbe sempre più caratterizzarsi per equilibrio, saggezza e disponibilità, per costruire e non per demolire》.