《L’antimafia non c’entra, Losardo era un eroe del quotidiano》

Giuseppe Aieta e il ricordo della storica vittima delle cosche del Tirreno. 《Cetraro ha imparato la lezione, per davvero》

Giuseppe Aieta, chi era Giannino Losardo?

Era un vero uomo delle istituzioni, rigoroso, intransigente, colto. La sua statura, oggi, nell’era dell’apparenza, non sarebbe capita.

Perché ricordarlo ancora?

Perché il suo efferato assassinio, rimasto impunito, ha segnato una città intera che ha perso uno dei suoi figli migliori. Non era un professionista dell’antimafia ma un vero eroe del quotidiano, un uomo delle istituzioni con la schiena diritta che amava profondamente la legge e che voleva difenderla attraverso la sua funzione di amministratore e politico. Ricordarlo significa alimentare il suo esempio ed esaltare le sue virtù indicandole soprattutto agli studenti che da quell’esperienza possono trarre utili insegnamenti.

Quanta ipocrisia c’è nella ritualità di oggi e nelle cerimonie con dentro anche l’anti Losardo?

Ogni celebrazione porta con sé l’insidia dell’ipocrisia. Ma nel caso di Losardo credo sia residuale perché seppellita dal suo fulgido esempio. Il suo barbaro assassinio ha scatenato la reazione della società civile e della politica che in quegli anni decise di istituire un premio che ancora oggi si celebra grazie al laboratorio Losardo. Ogni anno si ricorda l’uomo ma anche la sua esperienza pubblica. E già solo questo è sufficiente a rendere preziosa ogni celebrazione.

Ha mai percepito il “pericolo” che la Calabria non avesse più memoria di Losardo?

L’amnesia collettiva è un rischio strisciante di questo Paese. Tutto è ridotto a un tweet o a superficiali analisi sui fenomeni che ci pervadono. In questo caso penso che il dovere della memoria tocchi soprattutto a chi avverte l’onore e l’orgoglio di aver avuto Losardo come rappresentante delle proprie istituzioni. E devo dire che, in questi anni, Cetraro ha saputo custodire e alimentare il suo ricordo.

Oggi qual è il confine tra mafia e antimafia?

Il confine è solo nella legge e nella responsabilità. Quando si amministra si deve avere chiaro questo confine e chi sta dentro il perimetro della legge è anche dentro il consorzio sociale. Esistono strumenti efficaci per far fronte alla forza pervasiva della mafia a cominciare dai protocolli d’intesa contro le infiltrazioni mafiose. A Cetraro, il primo protocollo lo abbiamo preteso per la realizzazione del porto. E dopo 53 anni di lavori interrotti e mai conclusi finalmente quel luogo è rientrato nella sovranità dello Stato. Oggi al Comune di Cetraro ogni appalto di lavori, servizi e forniture è sostenuto dai protocolli. Rimane il mercato ittico realizzato dopo la sentenza Azimut e per il quale il Sindaco ha indetto già tre gare andate deserte. Credo che la definitiva risoluzione di questo problema sia la vera emergenza in questo momento e la migliore forma per onorare la memoria di Giannino Losardo.