«A Rende il voto non deve essere condizionato da offerte di lavoro»

Il sindaco uscente Manna a poche ore dalla chiusura della campagna elettorale: «Non è etico, e forse si tratta di vero e proprio voto di scambio». Promette continuità di gestione e non infierisce sul caso Principe, «gli auguro di uscirne, chi non ha argomenti si appella ai processi. Altro è la sensibilità del candidato se scendere in campo o meno». L'ospedale privato? «Non appena ci siamo liberati della forza che lo bloccava siamo andati avanti spediti»

Facciamo così sindaco Manna, uscente ma lei si augura non uscito. Campagna elettorale così così, freddina e sottotraccia. Piazze vuote, idee in saccoccia. Ma Rende si gioca l’ira di Dio domenica dietro le urne e allora c’è lo stesso un’attenzione al limite…

«Non sono d’accordo sul 50% della sua domanda. È stata una campagna elettorale che s’è giocata su temi importanti invece. Non è vero che ha scaldato poco. È chiaro che poi dipende dai contenuti, chi ha più filo da tessere tesse. Se è stata freddina, come dice lei, è per la pochezza degli argomenti degli altri candidati. Noi la nostra ce la siamo giocata alla grande…».

E l’altra metà di domanda che le va a genio invece?

«Ha pienamente ragione. C’è grande attenzione attorno a questo voto e la cosa mi inorgoglisce. Il voto però non deve essere condizionato da offerte di lavoro di uno o due mesi…».

Ha ben chiaro il peso di quello che dice?

«Certo. Si tratta di offerte che configurano un vero e proprio voto di scambio. Offerte mortificanti perché si edificano sul bisogno della gente. Non deve esserci spazio per queste cose contrarie non solo alla legge ma anche, se non soprattutto, all’etica».

Cosa non rifarebbe di quanto fatto se guarda in controluce questi 5 anni?

«Rifarei tutto, è chiaro. Qualcosa però mi aspettavo che andasse diversamente. Non dico che mi pento, ma è stata dura. Mi riferisco alla scelta di mantenere il predissesto che poi si è rivelata complessa e difficile ma ne stiamo venendo a capo. Non senza fatica. Ci aspettavamo altro anche dal governo centrale».

Quello che non ha ancora fatto in tempo a realizzare invece?

«Una cabina di regia tra la zona industriale, l’Università e il Comune. Ci vuole un ufficio solo per questo. Così come ci vuole per l’Europa, per intercettare nuovi fondi».

Senta però la sua amministrazione 5 anni fa è nata in un modo, con dei protagonisti, e poi ha chiuso in altro modo ancora e con altri protagonisti ancora…

«Non è così. Dipende da quale è il baricentro, da cosa e chi si individua come punto fermo. Per noi è sempre stato il Laboratorio civico. Una esperienza importante. Un progetto per le città con traguardi da raggiungere. Su questo progetto si è avviato un percorso e abbiamo accolto adesioni trasversali all’inizio. Vincenti. Non siamo stati noi poi a cambiare rotta. Semmai si è verificato un importante “contrattempo”, è diventato impossibile governare con una forza politica che pensava solo e soltanto alle poltrone. Mi riferisco a Ncd. E ce ne siamo liberati. Dopo di che altre forze si sono aggiunte a noi e siamo andati avanti. Fino alla fine. Ma quella che è uscita come maggioranza dal municipio si è presentata in toto alle elezioni comunali di domenica, segno che le cose fatte ci convincono e le rivendichiamo».

Secondo Miceli lei però altro non è che la reincarnazione della continuità con il modello del “principato”, quello che ha ereditato…

«Miceli dice tante cose. E non è mai puntualmente preciso. Solo Miceli e solo i Cinquestelle possono accostarmi ai miei predecessori. Solo lui non ha visto l’apertura della città ai professionisti, a nuove forze sociali. Solo Miceli parla di continuità quando invece abbiamo cambiato tutto il modo di gestire il Comune. Forse lui voleva che noi lasciassimo il parco acquatico deserto come era, così come il palasport. Purtoppo per lui noi abbiamo un altro modo di amministrare. Il loro modello è Roma, guardate come l’hanno ridotta. Noi lavoriamo invece davvero per la gente e in modo produttivo, loro fanno solo propaganda».

Chi vorrebbe trovare in “finale” tra Principe e Talarico?

«Non saprei proprio chi scegliere. Mi creda. Appartengono allo stesso percorso amministrativo. Peraltro sono stati amministrartori di estremo rilievo e abbiamo visto poi in che disastro hanno lasciato Rende. Non riesco a trovare differenze. Poteri forti che si uniscono, con tecniche diverse, per andare al potere. Semmai a Talarico contesto in più la sua alleanza, il suo allearsi con alcune forze. Le avevo anche io nel mio organico, non appena ho capito chi avevo di fronte me ne sono liberato. Ma quello che non capisco è come ha fatto lui ad allearsi con loro. Li troverà sempre distanti su temi come il bene comune o la sanità, non fosse altro che per un conflitto d’interessi che esiste in loro su questi temi».

E il rischio della “tagliola” Severino per Principe?

«Sul processo nei confronti di Principe non ho nulla da dire. Mai avuto nulla da dire. I processi sono altra cosa rispetto alla politica. Qualcuno dice che forse Principe non si doveva candidare ma questo attiene alla sensibilità di chi poi sceglie di candidarsi. Ma in genere quando si arriva ad usare questi argomenti in campagna elettorale vuol dire che non si ha null’altro da dire. Auguro a Principe di uscirne indenne, la politica non c’entra. Altro è poi la sensibilità nel candidarsi…».

Nuova Annunziata e metropolitana leggera: siete fuori dai giochi decisionali?

«Niente affatto. Per quanto riguarda la nuova Annunziata vorremmo che sorgesse nei pressi dell’Università, così come vorremmo la facoltà di Medicina. Deve servire tutta l’area urbana. Sulla metro siamo in attesa di conoscere bene i costi, oltre a quelli già previsti e alla possibilità di realizzare l’opera da parte dell’impresa vincitrice l’appalto».

E l’ospedale cosiddetto privato?

«Ha subìto tre anni di rallentamento. Scientifico. Quando ci siamo liberati della forza politica che voleva bloccarlo siamo andati spediti verso la realizzazione. Ora manca solo l’ok dell’amministrazione regionale per l’apertura del cantiere. L’opera è importante per Rende, da tutti i punti di vista».

I.T.