Principe in campo «per spirito di servizio» (e per evitare altri accordi dei Gentile… )

Come era ampiamente prevedibile Rende diventa perimetro griffato per l'ennesima scazzottata politica senza barriere di protezione. E il cognome più illustre in partita vale come una miccia sopra una tanica di benzina...

«Non potevo più sottrarmi, non potevo farne a meno» va ripetendo Sandro Principe ai suoi. Ma lo ripete a voce discretamente alta e così lo sentono un po’ tutti e forse è proprio quello che vuole lui. Del resto c’è un’area, tinteggiata col colore del Garofano e della storia riformista di Rende (sia pure in fase di “asilo politico” nel Pd) che un posto al tavolo da poker lo ha prenotato d’ufficio. Fosse anche per storia e prestigio alla mano del 26 maggio, con carte coperte e ci si augura non truccate, deve sedersi qualcuno a Rende ispirato dal cognome del Principato. E così, non decollata a sufficienza (se mai è stata “lanciata” per davvero) l’ipotesi Alessandro De Rango quale intestatario di questo retaggio, ecco che il “popolo” del Garofano chiama Sandro e Sandro non può che rispondere. «Altrimenti rischiavo di farmi dare del codardo. Servizio, solo spirito di servizio. Certo non sono alla ricerca di poltrone…». E qui si infila il concetto del sacrificio, del “non potevo”, della partita difficile da giocare e che però va giocata perché sennò ti diranno, e passerai alla storia anche per questo, «che ti è piaciuto vincere facile con percentuali bulgare negli anni d’oro». E invece no, Sandro il riformista ci prova anche ora. Lui va ripetendo che ci deve provare per forza ma facendo un giro malizioso tra i suoi “gendarmi” di fiducia la media delle trascrizioni grammaticali che ne viene fuori è questa, «Sandro non ha mai amato il gioco, tantomeno d’azzardo. E se ci prova lo fa perché pensa di vincere». E già, è proprio questo il secondo “pilastro” che sta dietro la scelta, al netto del «non potevo sottrarmi» che l’ex sottosegretario va ripetendo a voce non tanto bassa. La sensazione che Rende, a partire dalla sua pancia, voglia dire ancora qualcosa al presente che non piace se decodificato con la lente del ventennio riformista. Da qui, solo da qui, Sandro si gioca la partita. La sua partita, che non è poco. Che poi farà di tutto per trasformare e trasferire nel rettangolo della partita di tutti i rendesi. Da un lato il presente che scontenta, sogna Sandro. Dall’altro la suggestione dell’illustre passato, al netto dei conti che solo post mortem si sono scoperti sotto effetto di doping. Se passa la linea del remake, ovviamente ammantato da nidiata di giovani da allevare e lasciare ai posteri, Sandro se la gioca, o pensa di poterlo fare. Se l’eterno presente ha invece nel frattempo divorato tutto c’è sempre Manna ad attenderlo dall’altra parte del fiume. Ed è proprio questa la sfida finale che immagina (e desidera) Principe. Senza contorni di disturbo. Polarizzare su di lui una specie di referendum su Manna anche se deve sbrigare pratiche non da poco nel frattempo come l’intifada del Pd rendese nonché rendersi appetibile per davvero nei confronti di tutti i nemici giurati del sindaco uscente. A cominciare, manco a dirlo, dai fratelli Gentile. Principe e i Gentile. Chi l’avrebbe mai detto. Ancora rimbombano i decidel dei comizi dell’ex sottosegretario ripetere che «mi chiamo Gentile io…?» a proposito della politica che coltiva riforme e non solo restituzione di promesse. Ma i tempi sono cambiati e oggi è il nemico comune che fa la forza. E il nemico comune, oggi, si chiama Marcello Manna. Tanto per Principe, quanto (persino soprattutto) per i Gentile. «E alla fine poi Sandro per questo s’è candidato» dispiega un principiano di ferro così consolidato d’aver vinto pure la ruggine. «S’è candidato perché i Gentile stavano per stringere un accordo con Mimmo Talarico, pur di creare problemi a Manna. Solo che Talarico gioca notoriamente per sé, ovviamente senza nessuna possibilità di vincere. E a Principe non sono mai interessati i propositi di vittoria ma solo la vittoria in quanto tale. Ed è per questo che allora ha deciso di candidarsi. Per non perdere o “disperdere” alleati potenziali importanti come i Gentile con una differenza però. Che con lui ora si può davvero mandare a casa Marcello Manna… ».

I.T.