Se il rischio alla fine è che (altri) pagano per Pagano…

Ancora una volta il ministero "costretto" a rivedere alcune pratiche della Soprintendenza di Catanzaro, Cosenza e Crotone. Non senza il rischio di "costi" aggiuntivi...

“Mannaggia la rima con gringo”, veniva detto in un noto Carosello e così abbiamo dovuto usare il vocabolo “pagano” invece di “paghino” per rendere l’idea di quello che andremo a spiegare (siamo nel “regno” della Soprintendenza di Catanzaro, Cosenza e Crotone). Per come dovrebbe essere noto gli interventi edilizi ricadenti in zone sottoposte a tutela dall’art. 142 del d.lgs n.42/2004 devono essere dotati del parere di compatibilità paesaggistica. In termini spiccioli se uno vuole installare pale eoliche, se vuole realizzare un albergo o una qualsiasi struttura che abbia le caratteristiche del manufatto edilizio entro o 300 metri dal mare o 150 metri dai torrenti o dai laghi, sulle montagne per le parti eccedenti i 1600,00 metri di altezza nei parchi o riserve naturali nelle zone di interesse archeologico nei territori coperti da foreste e boschi ancorché percorsi o danneggiati dal fuoco, deve ottener il preventivo parere di compatibilità paesaggistica. Per gli interventi da realizzare nei comuni che hanno adeguato i piani regolatori (Par – Psc – Psa etc) alle disposizioni contenute nel codice dei beni culturali, nella legge Urbanistica regionale n.19/2002 e nel Q.T.R.P -Quadro Regionale paesaggistico, l’iter di approvazione è agevole. Per quelli che non hanno adeguato gli strumenti urbanistici alle disposizioni sopra elencate, e sono parecchi, l’iter è più travagliato e, naturalmente, fatta la legge, trovato l’inganno. L’ostacolo, per così dire, veniva superato inserendo nella pratica ambientale un parere o una attestazione rilasciata dallo stesso ente comunale nella quale era dichiarata la ammissibilità o coerenza dell’intervento. La pratica veniva quindi assegnata a quei solerti funzionari che avevano contribuito, ai quali va riconosciuto il merito del recupero dei centri storici di Altomonte, di Fiumefreddo, di Gerace, di Santa Severina o del recupero di palazzo Arnone e via discorrendo. Era prevedibile il diniego della autorizzazione perché la c.d. valutazione di coerenza doveva essere rilasciata dalla Regione e non dal Comune e, guarda caso, interveniva il soprintendente Pagano il quale avocava la pratica e rilasciava il parere. Fin qua nulla di strano, anzi il soprintendente, quale figura apicale, sicuramente possiede conoscenze giuridiche e un bagaglio culturale maggiore rispetto agli ingegneri e architetti suoi subordinati. Senonché, ancora una volta, il superiore ministero ha bollato questa prassi affermando che il 《parere di compatibilità paesaggistica è rilasciato dalla Regione (non dai Comuni!) di concerto con i competenti organi del Mibacm secondo procedure opportunamente condivise》ed aggiungendo che questa attività di valutazione di coerenza è fondamentale e propedeutica e deve essere distinta dal procedimento di adeguamento vero e proprio definito dall’art.145 del codice dell’Ambiente. Questi in sintesi sono i chiarimenti sollecitati dallo stesso Pagano il 12.10.2018 e contenuti nella nota del direttore generale de ministero datata 13.11.2018. Nella nota è precisato che i temi in questione erano stati affrontati in termini operativi con la circolare esplicativa prot. n 2222149 del 26.6.2018 tenendo conto di quanto comunicato dalla Soprintendenza di Cosenza con la nota del 17.4.2018 prot. n.4593, ciò sarebbe a significare che già a giugno 2018 Pagano non poteva non sapere della invalidità dell’attestazione rilascita dai Comuni ed inserita nella pratica paesaggistica. A questo punto è letto chiedersi: -i funzionari hanno ricevuto tempestiva informazione dei chiarimenti per valutare le pratiche in corso? – la magistratura penale e contabile provvederà ad acquisire le note esplicative del superiore ministero per accertare l’imponessi di reato e danno erariale? – nel caso in cui il Tar annulli un atto viziato da tale illegittimità il riconoscimento dei danno sarà posto a carico del ministero e, quindi, dei cittadini, oppure a carico del soprintendente Pagano che ha avocato la pratica autorizzando l’intervento?