Ci saranno sindaci calabresi pronti a sfidare Salvini?

Il caso di Palermo e del decreto immigrazione che Leoluca Orlando non rispetterà. Ecco un ipotetico iter per gli "obiettori" di Calabria

La rivolta contro il decreto sicurezza è partita dal Sud ed è arrivata sino a Milano. I sindaci di Napoli e Palermo sono pronti alla disobbedienza civile. E il primo cittadino meneghino Beppe Sala invita il ministro dell’Interno Matteo Salvini a rivedere il decreto.

I sindaci disobbedienti hanno incassato il sostegno anche dell’ex M5S Pizzarotti e dal numero uno ell’Anci (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani).

LA POSIZIONE DELL’ANCI

“Da sindaco e da presidente dell’Anci, non ho alcun interesse ad alimentare una polemica con il ministro dell’Interno. Non credo sia il caso di polarizzare uno scontro tra posizioni politiche differenti. Faccio solo notare che le nuove norme mettono noi sindaci in una oggettiva difficoltà”. Lo dichiara il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, a proposito della polemica sull’applicazione della legge 113/2018 su sicurezza e immigrazione, e sulle ricadute per chi amministra le città.

“Se ai migranti presenti nelle nostre città non possiamo garantire i diritti basilari assicurati agli altri cittadini, né, ovviamente, abbiamo alcun potere di rimpatriarli, come dovremmo comportarci noi sindaci? – prosegue Decaro – Inoltre quando si è deciso di chiudere i centri Sprar, che distribuendo su tutto il territorio nazionale il flusso migratorio assicuravano un’accoglienza diffusa, anticamera di una necessaria integrazione, alcune città hanno visto un aumento considerevole di stranieri nei centri Cas e Cara, a gestione ministeriale”. “Si è interrotto, così – aggiunge – un percorso virtuoso di accoglienza e integrazione e si è favorito l’aumento di tensioni sociali nelle comunità di riferimento”.

COSA HA FATTO ORLANDO

Orlando, con un ordine rivolto al responsabile dell’anagrafe, ha chiesto di “approfondire tutti i profili giuridici anagrafici” che deriveranno dall’applicazione della norma, ma, in attesa di questo approfondimento, ha scritto il sindaco “impartisco la disposizione di sospendere, per gli stranieri eventualmente coinvolti dalla controversa applicazione della legge, qualunque procedura che possa intaccare i diritti fondamentali della persona con particolare, ma non esclusivo, riferimento alle procedure di iscrizione della residenza anagrafica”

“E’ la semplice applicazione dei diritti costituzionali che sono garantiti a tutti coloro che vivono nel nostro paese”, dice il sindaco. “Siamo davanti ad un provvedimento criminogeno – ha proseguito Orlando -. Ci sono migliaia, centinaia di migliaia di persone che oggi risiedono legalmente in Italia, pagano le tasse, versano contributi all’Inps e fra qualche settimana o mese saranno ‘senza documenti’ e quindi illegali. Questo significa incentivare la criminalità, non combatterla o prevenirla”

COME DISSOBBEDIRE

Il Sindaco può richiedere la sospensione della legge al dirigente dell’ufficio anagrafe. Il dirigente deve richiedere al giudice  ordinario la costituzionalità rispetto la mancata iscrizione per la residenza, e quindi il giudice chiede se la legge risponde alla costituzione italiana alla corte costutuzionale, non potendolo richiedere  direttamente, il sindaco.

IL PARERE DEI COSTITUZIONALISTI

Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte costituzionale, spiega che quella scelta da Orlando potrebbe essere la via più breve per portare le norme davanti alla Consulta. Ma rimane una decisione giuridica debole e pericolosa: “L’amministrazione comunale è sempre chiamata ad applicare la legge, anche quando ipoteticamente potrebbe presentare dei profili di illegittimità costituzionale. Non può disapplicarla, tranne quando si tratti di una legge palesemente liberticida, cioè che provoca la rottura dell’ordinamento democratico”.

Parere simile anche per Giovanni Maria Flick, ex presidente della Consulta,  conferma: “L’articolo del decreto Salvini che nega la possibilità di ottenere la residenza ai richiedenti asilo presenta rilevanti dubbi di costituzionalità. Ma la strada per verificare se quella norma rispetti la Costituzione non è quella intrapresa da Orlando. Il comune, così come il singolo, può rivolgersi al giudice ordinario, anche con procedura d’urgenza. Sarà il giudice che, eventualmente, solleverà la questione di legittimità davanti alla Corte se riterrà che la norma violi dei diritti fondamentali”.

COSA RISCHIANO I SINDACI

Dal Viminale, intanto, fanno sapere che i prefetti  sono tenuti a denunciare i sindaci e gli uffici dell’anagrafe nel caso in cui non rispettino la norma contenuta nel decreto sicurezza. Il reato ipotizzato è quello di abuso in atti d’ufficio, aggravato dal fatto che i sindaci sono anche ufficiali di governo quando agiscono in materia di stato civile. Inoltre,   i prefetti possono decidere di annullare l’atto dell’ufficio comunale. Un’altra possibilità, più remota, è quella che il ministro dell’Interno rimuova i sindaci: una mossa possibile solamente in caso di “gravi e persistenti violazioni delle leggi”. Un’ipotesi plausibile è quella dell’apertura di un contenzioso tra comuni e Stato. Poi, in un secondo momento, il giudice può sollevare la questione di legittimità costituzionale del decreto e portare il provvedimento davanti alla Corte costituzionale.

Chissà se anche dalla Calabria si alzerà qualche voce contraria al decreto sicurezza