Bevacqua: Lsu-Lpu: non sono assistiti, sono lavoratori

“Le rassicurazioni verbali del ministro Lezzi non possono bastare: il percorso di stabilizzazione per gli Lsu e gli Lpu calabresi tracciato negli ultimi quattro anni necessita di continuità che deve essere sancita in una norma chiara all’interno della manovra finanziaria attualmente in discussione in Parlamento”. È quanto dichiara il consigliere regionale Mimmo Bevacqua, il quale così prosegue: “Il mancato inserimento alla Camera della norma specifica non è certo un buon segno: adesso bisogna rimediare, provvedendo a ripristinare nel passaggio in Senato il fondo di 50 milioni del cofinanziamento statale. La situazione di precarietà non è ulteriormente accettabile, sia dal punto di vista sociale, sia dal punto di vista umano. C’è da considerare, inoltre, il ruolo prettamente amministrativo svolto da questi lavoratori in centinaia di Comuni, tale da risultare indispensabili per garantire tutta una serie di servizi in essere. Il che vale soprattutto nei piccoli Comuni, messi in ginocchio dalla drastica riduzione dei trasferimenti erariali e quindi dal blocco del turn over: a questi enti locali, attraverso le opportune deroghe, deve essere consentito di stabilizzare i lavoratori attraverso piani pluriennali”. “Come ha ribadito il presidente Oliverio – continua Bevacqua – la Regione è pronta a fare la sua parte: la legge è pronta e tutto il Consiglio attende soltanto l’intervento nazionale per provvedere all’approvazione di quanto di competenza. Approvando la legge di stabilità regionale, abbiamo storicizzato i 39 milioni a carico del bilancio della Calabria: adesso tocca a Roma. Ci sono 4.500 lavoratori, e sottolineo lavoratori, che chiedono il riconoscimento del loro ruolo; ci sono 4.500 famiglie che chiedono dignità e possibilità reale di stabilizzare le proprie esistenze”. “Il governo nazionale – conclude Bevacqua – non deve fare altro che portare a compimento il processo già presente con i finanziamenti erogati dall’esecutivo precedente: non si può né restare in mezzo al guado, né tornare indietro. La responsabilità istituzionale impone una soluzione congrua che è già perfettamente tracciata. È soltanto una questione di volontà politica”.