Riecco il “porto delle nebbie” . «Subito gli ispettori al tribunale di Cosenza»

Nove deputati Cinquestelle interrogano il ministro della Giustizia, Bonafede, circa le voci strane di inchieste affossate o ostacolate in procura. Una stagione non nuova in termini di sospetti. E chiedono l'invio immediato di uomini del ministero

  La stagione (mai terminata del tutto) dei sospetti e dei veleni dentro la procura di Cosenza. Del “porto delle nebbie”. Delle inchieste contro i colletti bianchi annunciate e mai portate avanti. Delle tante (troppe) segnalazioni a mezzo stampa di fascicoli che dovrebbero produrre chissà che (sempre contro i colletti bianchi e contro gli esponenti della pubblica amministrazione) e che poi non producono nulla. Fino a ieri chiacchiere da bar, anche se da “bar” altolocati. Fino a ieri, appunto. Perché sempre da ieri il tutto, il grande sospetto, finisce in un documento firmato da nove deputati Cinquestelle e inviato direttamente al ministro della Giustizia Bonafede. Con una doppia esortazione. Che lo analizzi, il documento. E che invii al più prsto gli ispettori dentro la procura di Cosenza.

«Da troppi anni, ormai, numerosi articoli di stampa descrivono un ambiente conflittuale all’interno della procura del Tribunale di Cosenza a causa di inchieste boicottate e fughe di notizie. Abbiamo deciso di interrogare il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede per chiedere se intenda valutare la sussistenza dei presupposti per l’avvio di iniziative ispettive presso il Tribunale di Cosenza, e ciò anche al fine di fugare tutti i dubbi che emergono dalle notizie diffuse a tutela stessa dell’immagine della procura del Tribunale di Cosenza». Lo scrivono i deputati del M5S Melicchio,D’Ippolito, Orrico, Misiti, Tucci, Forciniti, Scutellà, Sapia e Parentela.
«Nelle idee del Movimento 5 Stelle – si legge nel documento – la giustizia è al servizio dei cittadini e tutti gli interventi del futuro governo non saranno più finalizzati a tagliare e spuntare le armi, ma a migliorare l’efficienza e la qualità della giustizia. – continuano i parlamentari pentastellati – L’allerta però deve essere costante, soprattutto a riguardo dei reati contro la pubblica amministrazione. Il rapporto di Transparency del 2017 sulla corruzione ha lanciato l’allarme sulla situazione in Italia. Siamo in pratica un Paese ostaggio della corruzione, terz’ultimo in Europa, dietro solo a Grecia e Bulgaria, per il livello di malaffare esistente. E il problema non sembra essere affatto l’apparato normativo bensì l’applicazione pratica e la capacità sanzionatoria e repressiva delle istituzioni che, quando si parla di reati commessi dai cosiddetti “colletti bianchi”, diventa drammaticamente poco incisiva ed efficace».
I deputati Cinquestelle precisano quindi «di aver segnalato al ministro le informazioni diffuse, che trovano però riscontro su alcuni dati oggettivi, in merito a quanto successo all’interno della procura cosentina su inchieste che coinvolgono la pubblica amministrazione, insieme ad alcune indagini finite nel nulla. Queste notizie, oramai di dominio pubblico, gettano discredito – continuano i Cinquestelle – sul funzionamento della procura del Tribunale di Cosenza che, per la sua autonomia e dovere di riservatezza, non può né deve replicare a “voci” sull’adeguatezza del suo operato. Abbiamo pertanto ritenuto opportuno – concludono i parlamentari pentastellati – utilizzare le nostre prerogative, nel tentativo di spazzare via ombre e sospetti alimentati in questi anni. A beneficio di tutti».