Il vino buono di Bivongi (che pare non dispiaccia al sindaco)

 Il caso (semiserio) del primo cittadino del paese della Locride (collaboratore del gruppo regionale del Pd) oggetto di lamentele e persino di una lettera dei concittadini che lamentano il suo (ab)uso di alcol. «Ma la colpa è del fratello medico»

 Se non fosse una storia con tutte le caratteristiche per essere seria verrebbe solo da riderci su, bevendoci peraltro su perché lo sanno tutti che il vino di Bivongi è buono quanto forte. Molto forte. Già, Bivongi. Inizia così una lettera d’altri tempi scritta da alcuni cittadini del paese della Locride, «bivongesi svegliatevi!». Dal font usato per la lettera allo stile e agli argomenti trattati sembra davvero di stare ai tempi di Peppine e don Camillo ma la netta sensazione è che in pochi abbiano voglia di scerzarci di sopra. Nella lettera, che potete “ammirare” nel pezzo e che è stata distribuita per le strade del paese, si legge «che al sindaco si può perdonare di tutto ma non la schiavitù dall’alcolismo». Qualche secondo di comprensibili occhi da stropicciare, i nostri ignari ovviamente, e si “certifica” in qualche modo la cosa. «Ultimo episodio in ordine di tempo – si legge ancora – il giorno del saggio di danza in piazza, dove ha tenuto un comportamento particolarmente sgradevole e inquietante, davanti a decine di ragazzi. Questo il loro commento: sembra un uomo ubriaco al parco». E tuttavia questa che per i cittadini di Bivongi protagonisti della lettera è «malattia del sindaco che riguarda l’intera comunità perché la chiara e certa dipendenza dall’alcol minaccia la sua autorità e affidabilità» ha (o avrebbe) un responsabile supremo. Almeno secondo gli scriventi. Il fratello medico condotto, meglio identificato nella missiva come «il “Gambazza” di Bivongi». Già, proprio così. Perché “Gambazza”? Lo scrivono, ma noi lasciamo perdere. Messa così, come metafore, non è nemmeno il caso di andare più a fondo. Sarebbe stato lui secondo gli scriventi, il fratello medico condotto, a «pretendere che il fratello “ammalato” fosse riconfermato sindaco». Chiusura più isistuzionale della lettera, prima di deporre penna e calamaio. «È inaccettabile che la magistratura non interviene così come ha fatto in tanti altri comuni a porre fine a questa disumana vicenda». Congiuntivi discutibili a parte termina più o meno così la lettera-appello alla “rivolta” civica dei bivongesi. Una missiva d’altri tempi, con “istantanee” dei piccoli borghi di provincia (dove quello che accade fa più rumore) e con un unico particolare in più rispetto al passato: in pochi hanno voglia di scerzare. La buttano sul dramma sociale e istituzionale la faccenda, gli scriventi, e così diventa seriosa. Passa persino sullo sfondo e in secondo piano che il sindaco oggetto della lettera “analcolica” sia oggi un un collaboratore del gruppo regionale del Pd in consiglio regionale e non molto tempo fa capo struttura di un importante consigliere regionale…

I.T.