E così scopriamo che la commissione antimafia serve a qualcosa…

 Apprendiamo dalla stessa stampa che un anno fa tratteggiava Bova come personaggio bordeline che un caso amministrativo di un altro ente può finire in procura per mano della commissione stessa. E c'è chi rimpiange i cartelli sulla porta di Magarò...

Apprendiamo dai media che la commissione regionale antimafia finalmente s’è data un ruolo. Un tono. Quasi una dignità al punto che se non fosse necessario di tanto in tanto aggiungere la connotazione “regionale” la si potrebbe spacciare per quella nazionale. Almeno questo farebbe piacere ai componenti dell’organismo regionale che ha come mission forme di contrasto (?) niente di meno che alla ‘ndrangheta. E apprendiamo pure che di recente e nel corso di un’audizione sarebbe venuto fuori un caso strano, descritto come anomalo, certamente da approfondire e che riguarda un altro ente regionale che con la commisisone non c’entra nulla. L’anomalia descritta avrebbe a che fare con una presunta estromissione da Calabria Lavoro di un concorrente per titoli che invece i titoli li avrebbe avuti tutti, presunta estromissione a vantaggio di qualcun altro evidentemente. È solo dopo aver appreso questo “caso” che l’integerrimo e solerte Bova ha racchiuso tutto in una cartella promettendo di informare tutte le procure di questo mondo, comprese le Dda ovviamente. Ora tralasciando il fatto che la testata che ha rivelato questo spirito civico di Bova è la stessa che un anno fa lo tratteggiava come soggetto bordeline (alla testa di alcune società della zona di Amaroni non certo dedite alla raccolta fondi per le carmelitane scalze) il dato che emerge è un altro. Che ci fa un caso amministrativo, irregolare, forse persino penale di un altro ente in una audizione della commissione antimafia regionale? E perché quest’ultimo organismo non informa quello preposto o la presidenza della Regione stessa e del consiglio prima di avanzare iniziative giudiziarie che non si capisce cosa c’entrino con la sua mission? Virtù e mutevolezze della commissione regionale antimafia. Che di tanto in tanto, in mancanza della ‘ndrangheta (vera) in Calabria da contrastare, deve trovare una ragione per esistere. E dire che c’è qualcuno che rimpiange la stagione di Magarò che aveva fatto appiccicare alle porte dei Comuni la frase “qui la ‘ndrangheta non entra”… Non si sa se dopo di allora è entrata, o se non è mai uscita. Certo è che oggi di ‘ndrangheta non si parla del tutto…

 

Lettera firmata