Misiti: ripartiremo dal “contratto”, ma Salvini deve spiegare alcune cose… Furgiuele: perché non Giorgetti? Savona non è sostituibile

«Io credo che Matteo Salvini debba dare diverse spiegazioni. Prima fra tutte, come mai Giorgetti no? Perché il suo vice e per giunta con tanta esperienza in materia economica non è risultato idoneo a ricoprire il ruolo di ministro dell’Economia?». Massimo Misiti, medico iconografico dalle parti conterranee e non solo, è fresco (come tanti) deputato Cinquestelle. E come tale, semmai al quadrato, non le manda a dire, non saprebbe nemmeno come poterlo fare. «Però, detto che Salvini deve dare diverse spiegazioni, ripartiremo dal contratto in vista della prossima campagna elettorale. E penso, ma qui è a titolo personale che parlo, che valuteremo anche che tipo di rapporti il nostro Paese debba definitivamente avere con Germania e Francia». Sì ma ora che succederà? «E chi può dirlo.

L’analisi del momento è difficile perché è innegabile che la decisione presa da Mattarella ha creato molto malumore in tutte le forze politiche che adesso devono ripresentarsi ai cittadini in tempi brevi dando spiegazioni che non sono facili da trovare, almeno per alcune forze politiche». E Cottarelli? «Che vuole che le dica. Dovrà svolgere i “compiti” che gli conferirà il presidente Mattarella ma certo non avrà la fiducia del Movimento, e non solo del Movimento immagino. Ma noi, ripeto, siamo pronti a ripartire dai punti del contratto…». Quello tra Salvini e Di Maio, per intenderci. Anche se, per dirla con Misiti, proprio Salvini ha da spiegare perché Giorgetti proprio no… «Ma perché Giorgetti ha già un ruolo preciso nella Lega e lo avrebbe avuto anche nel governo ma figure come Savona rappresentano altro… ». Il segretario regionale della Lega Domenico Furgiuele, suo il virgolettato, prova a spiegarci perché il prof era davvero insostitubile a quel punto. «Savona, per il suo europeismo convinto e critico allo stesso tempo, rispecchia una idea di dignità internazionale dell’Italia che abbiamo sempre portato avanti».

Una linea del fronte allora? «Una icona, sì. Una idea che diventa sentore diffuso dopo anni di battaglie. E quando si arriva a questo punto sì che diventa insostituibile un nome. Del resto noi non abbiamo scoperto Savona ieri. La sua visione era e sarà un punto di riferimento per noi». Quindi ne è valsa la pena sbattere contro il muro? «Sì. Era inevitabile. Davanti ad un veto così incomprensibile peraltro giunto dopo non poche rassicurazioni che sia il presidente del Consiglio incaricato, che lo stesso Savona, si erano premurati di dare. La Lega era pronta a servire l’Italia con competenza e passione, altro che via d’uscita dal governo per ragioni di marketing elettorale. Noi ci credevamo e avevamo lavorato seriamente con Cinquestelle al contratto». E ora? «Non basterà il continuo richiamo alla Costituzione. Tantissimi italiani, e non solo quelli che votano Lega e Cinquestelle, hanno capito il segnale inquietante e per questo ci daranno presto più forza. Molta più forza…».

                                                                                                                                         d.m.