In nome di Cecchino, tra presenze e assenze di peso

All'hotel San Francesco di Rende la celebrazione del centenario dalla nascita dello storico socialista riformista, Francesco Principe. Suo l'urbanesimo rendese e per certi aspetti meridionale. Tra chi c'è e chi non c'è, all'adunata, un confine importante...

Emozionante e molto partecipata è stata la manifestazione “Una vita per il socialismo” per celebrare il centenario dalla nascita dell’onorevole Francesco Principe, semplicemente “Cecchino” per i più, che si è svolta presso l’hotel San Francesco di Rende. Un breve e commovente filmato ha fatto da preludio agli interventi che si sono susseguiti, nel quale è stato ricordato anche il padre di Francesco Principe, Domenico, sindaco di Rende che nel 1903 portò l’acqua nel suo paese. Del resto la storia di Rende e la storia politica della famiglia Principe sono un connubio inscindibile.

Il figlio Sandro, emozionato, ha presieduto i lavori: “In questa terra l’anima e passione socialista è ancora viva. Il ricordo di mio padre, un grande socialista umanitario per l’intero Mezzogiorno, è vivo in tutti i nostri cuori”.

Ha chiosato. Libertà ed equità sociale, ha rimarcato, i cardini del riformismo alla base dell’agire politico del padre. Ed ecco “che la visione riformista ha preso vita ponendo al centro della città l’edilizia popolare, tenendo presente che l’urbanesimo di Rende è avvenuto attraendo la piccola e media borghesia da tutto l’hinterland, grazie anche e soprattutto alla alta qualità dei servizi erogati ai cittadini”.

“Il riformismo ha insegnato a leggere nella società i suoi mutamenti per comprenderne i bisogni delle parti più deboli, sempre da tutelare”.

Moltissimi i socialisti presenti in sala, tra gli altri: Pino Gentile, Giacomo Mancini, Domenico Pappaterra, Cesare Marini, Salvatore Magarò, Giuseppe Aieta, Leopoldo Chieffallo, Roberto Perrotta, Diego Tommasi, Saverio Zavettieri, Gianni Papasso, Franz Caruso e Gigino Incarnato (ai quali Sandro Principe ha rivolto l’invito “a volerci più bene”).

Un pensiero Principe lo ha rivolto anche ai cattolici popolari, presenti in sala tra gli altri, il “rendese de facto” monsignor Salvatore Nunnari, Pierino Rende, Ernesto Funaro, Antonio Scalzo, Franco Petramala, Franco Pichierri.

Presente anche il vice-sindaco di Cosenza Jole Santelli in rappresentanza di Mario Occhiuto, invitato personalmente da Sandro. Il sindaco di Rende, Marcello Manna, nel suo intervento ha detto: “una manifestazione che mancava, il ricordo di una delle personalità politiche più importanti non solo della nostra città ma dell’intero Mezzogiorno. Un artefice della ‘politica del fare’.

Dopo Pietro Nenni e Fausto Gullo non si può non ricordare la figura di Cecchino e le sue leggendarie battaglie di riformismo umanitario. Non solo ha costruito la nostra comunità ma le ha dato una ‘identità’. Ci faremo carico di ricordare Francesco Principe presso l’Unical” (stranamente non c’era nessun rappresentante ufficiale dell’Università della Calabria in sala n.d.i.).

“Cecchino ha dato lustro a tutte le Istituzioni alle quali ha partecipato” ha concluso il sindaco di Rende. Poi è stata la volta del presidente della Provincia, Franco Iacucci, il quale ha ricordato le “perle di saggezza, non solo politiche” che Cecchino dispensava ai suoi interlocutori.

Il giovane presidente del consiglio regionale Nicola Irto: “per fermare il qualunquismo e la demagogia di questi tempi si dovrebbero ricordare le storie come quella di Cecchino nelle scuole affinché possano essere conosciute dalle nuove generazioni”, poi ha ricordato “il modello Rende”, conosciuto in tutto il Mezzogiorno, lavoro continuato dal figlio Sandro”.

A seguire il senatore Gianni Pittella, già autorevole europarlamentare e leader di Labdem: “Cecchino pensatore di un meridionalismo del fare”, nel suo intervento il parlamentare lucano ha stimolato gli uditori su quali soluzioni si sarebbe orientato il gigante socialista rendese per fronteggiare la crisi del socialismo internazionale e l’attuale crisi della democrazia italiana. La questione dei migranti e la scomparsa del Mezzogiorno dall’agenda del nuovo governo su tutte: “dobbiamo seguire le sue orme, tutelare gli ultimi della globalizzazione, probabilmente ci avrebbe suggerito di abbracciare i flussi migratori e di aprire le porte ai ‘movimenti anti tutto”.

Non un messaggio di nostalgia ma un messaggio di futuro è quello che oggi Cecchino ci lascia in preziosa dote”.

Il giornalista Gennaro Cosentino, che da giovane fu uno stretto collaboratore di Francesco Principe, con il consueto affetto che riserba nelle commemorazioni al grande maestro ha esordito: “Avrebbe gradito molto questa manifestazione, salutandoci uno per volta come amava fare in vita”.

“Un romantico della politica, in lui idealità e ideologia camminavo insieme”, “Riformista con il fuoco del fare”, “Maestro del socialismo”, poi ha ricordato il controverso ma stretto ed affettuoso rapporto con Giacomo Mancini ed ha concluso rammentando che i suoi comizi erano delle “prediche laiche”, nelle quali formava i cittadini e di come fosse orgoglioso delle “capacità amministrative del figlio Sandro”.

Poi la volta di Bobo Craxi: “è stato un bel regalo tornare nella meravigliosa Rende. Sono figlio del ‘riformismo del fare’ milanese che come Cecchino ha perseguito emancipare il merito dal bisogno”. Craxi ha citato Riccardo Lombardi, storico leader socialista della corrente di sinistra interna dell’allora Psi, “noi socialisti abbiamo fatto tanti sbagli, ma nessuno dei quali vergognarci”. “L’Italia ha bisogno di noi socialisti” ha concluso. Lungo l’applauso che Sandro Principe ha scaturito ricordando “lo Statista e grande compagno Bettino”.

Infine Salvo Andò, già ministro della Difesa ed autorevole politico socialista come da tradizione familiare (analogamente alla famiglia Principe, alla quale è legato da una amicizia che nasce lontano nel tempo).

“Questa città è stata il destino della Calabria con la sua Università” ha rimarcato nel suo ricordo, “Cecchino amico della gente ma capace di mettere in discussione tutto per un principio. Il Paese ha bisogno di uomini come Cecchino”. Eh bè, la distanza fa più cara l’amicizia e l’assenza la rende più dolce ma le idee, le battaglie, e gli insegnamenti di Francesco Principe, “Cecchino”, sono ancora vivi e fervidi nella sua amata comunità.

Marco Testadura