Appello all’unità delle democratiche e dei democratici

 Gli accadimenti del dopo 4 marzo e ancor più le vicende delle ultime ore rappresentano una inedita insidia per la vita democratica del nostro Paese. L’importante e delicato lavoro del Presidente Mattarella in difesa delle Istituzioni nel suo ruolo di Garante delle prerogative costituzionali , ancor più evidenzia la necessità di protagonismo di una moderna forza democratica ed europeista sulla scena politica , della quale l’Italia oggi ha vitale bisogno. Se inquadrata in siffatto contesto appare ancor più opportuna la scelta di rinviare il nostro congresso regionale , collocandolo nel percorso che conduce alla celebrazione di quello nazionale . Un ancoraggio indispensabile per incidere in uno scenario che richiede da subito di un forte sostegno all’iniziativa democratica per arginare tentativi avventuristici e derive autoritarie. In questo contesto occorre ricollocare le dinamiche territoriali e le classi dirigenti, dando priorità agli interessi generali del Paese , la cui centralità sostanzia le ragioni dello stare insieme e la spinta per una generale ricollocazione di quei pezzi di società ed elettorato che si è rivolto altrove . La questione democratica è la vera spinta per una generale ricollocazione.
Una battaglia che da un senso alla esistenza stessa del partito , ne rivitalizza le ragioni costitutive e attiva la sua capacità espansiva . Questo snodo non è negoziabile , non può essere piegato ai fini della polemica interna tra gruppi dirigenti , altrimenti spenti e a rischio caricaturale . Una fase da vivere con generosità , mettendosi in gioco e soprattutto con “ entrambi i piedi” dentro il partito , con coerenza , sgombrando il campo che si possa lavorare per “il re di Prussia “ demolendo ciò che resta . Mi rivolgo con franchezza , richiamando al senso di responsabilità i tanti che ancora ci credono , che insieme si assumano atteggiamenti virtuosi , abiurando i “super io” , che mortificano soprattutto quelli che ci stanno provando. Chi proprio non ce la fa , faccia un passo di lato , sii rispettoso, almeno per i prossimi mesi . Sgombriamo il campo dalle lacerazioni , le contese ,tra persone che militano nello stesso partito , alle quali abbiamo assistito e assistiamo , a partire dalla Calabria. Siamo stati i maggiori detrattori di noi stessi , altro che i grillini o leghisti , che invece hanno fatto il loro “mestiere” di oppositori atipici , scansando il confronto e amplificando le fake news. Al nostro interno invece , vi è stato uno stillicidio , teso a delegittimare le scelte di governo , sempre votate da tutti , senza una visione realmente alternativa , un progetto politico , in grado di avviare un confronto negli organismi preposti , non escludendo l’apertura di una fase congressuale. L’evidente strumentalità viene sostanziata dal fatto che a tutt’oggi non esiste una linea realmente alternativa , in grado di aprire una nuova fase , identificata da gruppi dirigenti riconosciuti , credibili , in grado di interpretare le ragioni e i sentimenti del corpo del partito . Viviamo tempi in cui troppo spesso si identificano le difficoltà della sinistra con l’evocazione di fasi costituenti . Un riflesso condizionato che indica nella imminente catarsi il processo salvifico . Quanti nuovi inizi abbiamo verificato , con risultati modesti e contingentati , ma con con gruppi dirigenti inamovibili e spesso sopravvissuti ai propri errori politici . Una costituente di cosa ? con quale spirito da mettere a servizio della fase ? e ancora , i Padri nobili? Il processo generativo diviene fecondo se vi sono ragioni profonde alle quali dare risposte con la nuova fase , da far vivere nella quotidianità attraverso il coinvolgimento e la passione dei tanti. Altro che sterili evocazioni. La domanda inevasa , che non può trovare risposta nei populismi e nei sovranismi , è per una nuova giustizia sociale , la sola in grado di produrre un reale cambiamento fatto di una larga inclusione a partire dagli ultimi , dalle periferie , dal mezzogiorno, per produrre un più largo ed equo benessere . Per questo vale la pena di battersi. Stanno qui le ragioni per dare vita ad una unità strategica , un nuovo cemento che tiene insieme una grande comunità politica , tutti nessuno escluso , il discrimine diviene il progetto. Una unità imposta dalla fase per essere utili al progetto democratico del Paese e dell’Europa. Da qui si parte , ma è altrettanto evidente che occorre mettere in campo classi dirigenti che per qualità e spessore sappiano esercitare una reale direzione politica , la sola che può far vivere nella quotidianità i processi unitari . Una prassi necessaria per dare vita ad un partito democratico , nulla a che vedere con movimenti o pseudo tali o con organizzazioni leaderistiche con catene di comando aziendali . Abbiamo il dovere di farlo , cercando risposte nuove e moderne in un mondo che è profondamente cambiato e per questo sono necessarie nuove opzioni strategiche sia nel campo economico che in quello sociale , esorcizzando vecchi tabù e recidendo antiche certezze. Avere l’ambizione di combattere le ingiustizie , i grandi squilibri , le insopportabili diseguaglianze , non può che essere la missione , che realisticamente deve fare i conti con lo straripante potere delle forze in campo che si oppongono , anche sotto le mentite spoglie dei falsi populismi , cioè coloro che si autoproclamano dalla parte del popolo , e , dalle destre sovraniste, la cui sovranità reale appartiene ai più forti . Una utopia ? forse . Sicuramente un lungo e difficile cammino , che potrà iniziare solo se animato da coesione e unità di fondo . Senza questo , non si va da nessuna parte .

Bruno Villella Direzione Regionale PD