Voti di mafia, meglio non chiederli

Sindaci che consegnano le fasce tricolore a Marco Minniti, delusi e colpiti nell’orgoglio dopo lo sciogli- mento dei loro municipi per presunte in ltrazioni delle cosche. Cosa può esserci dietro questo gesto più simbo- lico delle catene minacciate da Mario Oliverio se entro il 30 la sanità non gli verrà “consegnata”? C’è la non condivisione di un provvedimento del governo, certo. Che ha in Marco Minniti non solo uno degli esponen- ti di rilievo ma anche un calabrese e persino il dicastero dell’Interno che è quello poi che mette il timbro nale quando accade una cosa del gene- re. Ma c’è anche dell’altro, dietro un gesto del genere. Quasi una linea del fronte. Come se fosse una delle ulti- me battaglie anche inconsapevoli di frontiera che si gioca questa terra. Della serie, sembra di leggere tra le righe, guardate (pensano i sindaci) che dalle nostre parti si fa presto a parlare di in ltrazioni perché non ci vuole niente a scambiare uno per un altro visto che tutti insieme si prende il caffè al bar la mattina.

Non è detto che una presa di posi- zione del genere abbia solo elementi interni di errore d’analisi. Il con ne è stretto, strettissimo. In alcuni centri in zone pericolose persino invisibi- le, trasparente. Ecco perché Minniti non è poi troppo retorico né scontato quando lancia la proposta ai futuri candidandi della politica. Dichiarate in anticipo che non volete i voti dei ma osi dietro le urne. Il rischio del- la banalità è altissimo e non aiuta in questo senso la dichiarazione entu- siasta della segreteria regionale del Pd che dichiara di appoggiare total- mente una proposta del genere. Per renderla un po’ più originale ed ef ca- ce, la proposta, occorre capovolgere il teorema. Anzicché dichiarare di non volere i voti dei ma osi si potrebbe non cercarli del tutto. Si fa prima e non si corrono rischi.