Il vento caldo della Sicilia

Come avere quasi dieci milioni di abitanti e non sentirli, o non sentirseli “accreditati”. Come fosse la gente di Roma, Milano, Torino, Napoli e Genova tutta messa assieme ma non basta, certe sere.

Come avere così tanta autonomia riconosciuta (e legalizzata) da fare statuto speciale a se stante salvo non riuscire a superare lo Stretto della comunicazione, per una notte. Benvenuti in Sicilia, terra di sbarchi e di partenze. Il primo continente che incontri dall’Italia andando verso sud.

L’unico che non ha mai avuto bisogno di nessun ponte quando ha voluto esportare il crimine organizzato in tutto il mondo. Il primo, continente, che Berlusconi ha scelto di testare e di conquistare quando ha fondato Forza Italia. Da lì in poi è stata una passeggiata.

Ed è anche l’unico, continente, che è anche sede fiscale ormai ufficiale del movimento più irriverente e dissacrante del Paese, si fanno chiamare grillini.

È la prima forza politica della regione con percentuali mai viste in giro per il Paese. Della serie, si fa tutto in casa da queste parti. Il sacro, il profano, il riverente e l’irriverente. Se l’Italia fosse costretta a farsi fotografare in un solo perimetro iconografico non potrebbe che scegliere la Sicilia, come metafora.

C’è più o meno tutto, da sempre. E più o meno tutto finisce o inizia qui.

Eppure l’altra notte a commento della tregenda del Pd, delle cifre da Democrazia cristiana dei Cinquestelle, del ritorno persino clamoroso della maschera smagrita e indebolita di Berlusconi c’è chi ha avuto il coraggio di sentenziare che infondo quello che incorona Musumeci è “solo” un voto regionale.

Che erano, quelle di domenica, urne così localistiche e localizzate che non vale neanche la pena di immaginare un seguito su scala nazionale. Sarà, ma ci viene da consigliare prudenza. Perché anche senza ponte dalla Sicilia quando soffia lo Scirocco ci mette un niente a scalare il resto del circondario…