O la va o la spacca di Oliverio. «Fuori Scura o mi incateno»

Il governatore da Praia a Mare azzarda il tutto per tutto contro il commissario alla sanità e si appella a Gentiloni: lo voglio fuori dai piedi entro fine mese. Da politico navigato come pochi deve avere carte nascoste per mettere così sotto pressione il governo del suo partito con tre calabresi dentro

Chi conosce Mario Oliverio sa bene che non è tipo da vampate di calore al tavolo da poker. Non è detto che il gioco gli piaccia ma se lo pratica non è tipo da “all in”, tutte le fiches in una mano sola.

Nel senso che il viso può anche diventare altopressorio ma non si “naviga” dagli anni Settanta ad oggi nel “lago” della politica a spasso tra Parlamento, Regione, Provincia e poi ancora Regione senza aver maturato lo “stare a galla” comunque come prima disciplina.

E però stavolta, complice l’aria frizzantina del Tirreno cosentino, ha giocato pesante al “tavolo” della comunicazione mediatica.

Che è più delicata e attenzionata di sempre compressa com’è a due passi dalla campagna elettorale per le Politiche e nel pieno degli equilibri anche socioeconomici che si stanno ridisegnando nella regione e nel Paese.

Ha giocato pesante, Oliverio, con i decibel e con la sostanza perché nel mentre si tagliava con la regnanza il nastro dell’ospedale “conteso” di Praia a Mare (e che altri pezzi del governo nazionale si erano già intestati come codice fiscale) ecco la sparata: o Gentiloni caccia Scura entro novembre o mi incateno davanti a Palazzo Chigi. Oliverio sa benissimo che una “sberla” del genere avrebbe impiegato meno di un ultrasuono per arrivare ovunque e su tutti i tavoli e tanto più perché dice di aver parlato a nome dei calabresi che non ne possono più di una sanità (commissariata) che va male in tutti i settori (parole sue). Ora il punto è capire in anticipo come la prenderà Gentiloni, una volta che gli avranno spiegato con nettezza che trattasi per davvero di frasi del governatore della Calabria.

Con tutto quello che ne consegue. Della serie, se mai aveva in mente di operare un cambio al vertice della sanità calabrese potrà farlo ora, il premier, sotto minaccia delle catene? Dopotutto Gentiloni penserà che la Calabria è ben rappresentata di suo nel governo. C’è Minniti, c’è Gentile, c’è Bianchi. Se proprio non dovesse cacciare Scura entro fine mese almeno non si sentirà accusato di essere a capo di un governo con pulsioni antiregionali. Ma siamo certi che Oliverio ha l’uscita di sicurezza nel taschino. È nelle sue corde. Non avrebbe messo sotto scopa il governo del suo stesso partito e con uomini conterranei dentro se non fosse così…

Ma ecco quanto ha dichiarato Oliverio a Praia a Mare a proposito di Scura

«Siamo in una regione la cui sanità è commissariata dal 2010; piuttosto che mettere in atto una strategia volta a tagliare sprechi, a razionalizzare l’uso delle risorse, a migliorare i servizi si è pensato a fare tagli lineari, come quello che ha riguardato l’ospedale di Praia e non solo. È aumentato il numero dei calabresi che si curano fuori, oggi abbiamo superato i 300 milioni di unità, registrando il 30% di aumento; le liste di attesa sono cresciute, come i costi. La qualità delle prestazioni – ha fatto rilevare Oliverio – si è indebolita, per via dei vincoli scattati, come quello del blocco del turnover, con 4000 unità in meno rispetto al 2010. Il risultato di questa gestione è drammaticamente pagato dai calabresi. Mi rivolgo – ha aggiunto il presidente della Regione – all’onorevole Gentiloni: non è possibile più mantenere la Calabria in questa condizione. Chiedo anche al ministro della Sanità Lorenzin di adottare un provvedimento che rimuova immediatamente questa situazione intollerabile. Ora basta. Se entro fine novembre non si porrà fine a questa grave situazione – ha detto – sarò costretto ad incatenarmi davanti a Palazzo Chigi per chiedere giustizia per la mia regione. L’Italia intera deve conoscere la condizione vergognosa, di disparità dei diritti, nella quale viene costretta la mia regione».