Ex chiesa di Cleto, ha ragione l’olandese

Il Consiglio di Stato respinge l’appello del Comune che aveva provato ad espropriare la struttura. L’imprenditore Van Hoolwerff aveva acquistato i ruderi dalla parrocchia di Santa Maria dell’Assunta

Le questioni vagliate esauriscono la vicenda sottoposta alla Sezione, essendo stati toccati tutti gli aspetti rilevanti a norma dell’art. 112 c.p.c.. Gli argomenti di doglianza non espressamente esaminati sono stati, infatti, dal Collegio ritenuti non rilevanti ai fini della decisione e comunque inidonei a supportare una conclusione di segno diverso”. Parole chiare che chiudono il contenzioso più singolare degli ultimi tempi in Calabria tra il Comune di Cleto e un imprenditore olandese sulla ex chiesa del S.S. Rosario. Ieri la parola fine è stata scritta dai giudici del Consiglio di Stato che hanno respinto l’appello del Comune dando ragione all’imprenditore olandese definitivamente. Si legge infatti in sentenza: “Il Consiglio di Stato  in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)  ha pronunciato la presente Sentenza  sul ricorso in appello numero di registro generale 8807 del 2016, proposto da:  Comune di Cleto, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Achille Morcavallo, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Arno, 6;  contro Roelof Gezienus Van Hoolwerff, rappresentato e difeso dall’avvocato Francesco Bevilacqua, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Francesco Lilli in Roma, via di Val Fiorita, 90;  nei confronti di Regione Calabria, in persona del Presidente pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Annapaola De Masi, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Graziano Pungì in Roma, via Sabotino, 12;  Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;  per la riforma della sentenza del T.a.r. per la Calabria, sede di Catanzaro, sezione seconda n.1914 del 2016, resa tra le parti, concernente la riapprovazione del progetto con dichiarazione di pubblica utilità – decreto di esproprio. Dagli atti di causa emerge però che i procedimenti espropriativi precedenti alla delibera impugnata sono stati attivati sull’erroneo presupposto della proprietà comunale del bene nel frattempo passata al signor Van Hoolwerff con gli atti di compravendita richiamati in premessa (segnatamente i ruderi della ex chiesa del SS. Rosario venduta allo stesso dall’ente proprietario, cioè la Parrocchia Santa Maria Assunta di Cleto). Tale cessione, in quanto relativa ad un bene vincolato, è stata poi autorizzata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali con provvedimento prot. 3672 del 25 giugno 2015, comunicato con atto prot. 9853 del 17 settembre 2015 al comune di Cleto che non ha esercitato il diritto di prelazione. In ogni caso, i provvedimenti del 2014 non sono mai stati comunicati all’appellato. La delibera impugnata del 2016 non è stata dunque un atto meramente ricognitivo, giacché si è resa necessaria, come evidenzia lo stesso Comune, per le “varie esigenze contrapposte pervenendo alla conclusione della necessità dell’esproprio del bene”, con una nuova valutazione dei fatti. Tale delibera, con cui in sostanza si è approvato il progetto, si è dichiarata la pubblica utilità, si è adottato il decreto di esproprio e stabilita l’immissione nel possesso, ha superato, incorporandola e sostituendola, la precedente delibera consiliare risalente all’anno 2014, è stata poi impugnata nei termini dall’appellato. In sostanza, in forza di quanto previsto dagli artt. 11 e 16 del D.P.R. n. 327/2001, all’appellato andava inviato l’avviso di avvio del procedimento e del deposito degli atti volti a promuovere l’adozione dell’atto dichiarativo di pubblica utilità, con l’indicazione del nominativo del responsabile del procedimento. Il mancato assolvimento del duplice obbligo di comunicazione ha quindi implicato l’illegittimità dell’atto dichiarativo della pubblica utilità e degli altri atti successivi, a nulla rilevando che l’interessato abbia avuto comunque conoscenza del procedimento”.