«Basta “sceicchi” della sanità, io non mi presto…»

Jole Santelli e la salute di Calabria. Nomine comprese... «Simonetta Bettelini al vertice dell'Asp di Cosenza? Un nome indicato da Cotticelli, che ho condiviso per profilo e perché inserito nell'elenco nazionale dei manager». «Il grande Nord alla conquista delle nostre corsie? Il tema è un altro, restituire il principale dei diritti negati ai calabresi...»

Presidente Santelli oggi è il giorno di Simonetta Bettelini al vertice commissariale dell’Asp di Cosenza. Immaginiamo che abbia condiviso la scelta con Cotticelli. È una nomina che resta poi in attesa del “timbro” del governo oppure è una nomina già di fatto?

«È una nomina già di fatto. Che spetta al commissario su cui la Regione può dare intesa, o non darla. Nel caso in cui non dovesse darla, l’intesa, interviene il ministro con nomina propria. La dottoressa Bettelini è un nome proposto dal generale Cotticelli. Nell’ambito di una leale collaborazione con l’istituto del commissario e in base alla stima professionale che Bettelini ha conquistato sul campo ho ritenuto doveroso accompagnare l’intesa della Regione. Ma è una nomina di fatto la sua».

Però interpretando gli umori trasversali dei consiglieri regionali si apprezzano musi lunghi a tal proposito. Nulla da dire sul curriculum aziendale della “nostra” ma filtrano un paio di domande. Perché proprio lei, Bettelini, che tra l’altro non è presente nell’elenco delle manifestazioni d’interesse e perché, ancora una volta, il grande Nord al comando della sanità di Calabria?

«La Bettelini è nell’elenco nazionale dei manager, tanto per cominciare. Non ho ritenuto corretto interpretare anche nelle esagerazioni lessicali il “Decreto Calabria”, che come è noto consente di non tenere conto di questo elenco. A mio parere invece è l’elenco nazionale dei manager a far fede… ».

È sicura che Bettelini è inserita nell’elenco nazionale dei manager?

«Siamo sicuri in due, io e Cotticelli. E lui prima e più di me. Quanto al “grande Nord” che occuperebbe la sanità di Calabria, seguendo lo schema del malcontento che lei s’è sforzato di interpretare, il tema non è questo. Non più, ormai. Il tema è la professionalità, la correttezza dei comportamenti. La competenza. E non credo che Bettelini possa temere sfide insidiose in tal senso…».

Senta l’impressione è che lei voglia mandare segnali precisi in giro, in materia di sanità ovviamente. Condivisione con Cotticelli ma spazio al pragmatismo, pochi fronzoli. Il resto, tutto il resto, viene dopo o non viene del tutto. È così? C’è anche altro in termini di messaggi?

«La sanità non è traducibile in potere politico. Non deve diventare potere politico sennò è la fine. La sanità è un diritto, il primo diritto dei cittadini che poi sono utenti. Loro devono essere soddisfatti, i loro bisogni. È questione di civiltà questa, la prima questione che segna il volto della civiltà. Basta con la logica degli amici degli amici, una logica che ha mortificato le professionalità calabresi ed ha creato sfiducia nei confronti del sistema sanitario regionale. Dobbiamo invertire il metodo. I cittadini devono essere al centro dell’attenzione politica che governa la sanità. La sanità non è politica. La politica deve mettersi al servizio della sanità».

Uscire dal commissariamento può essere una buona strada?

«Certo che può esserlo, sposta il baricentro delle responsabilità. Ma non è la sola, di strada. E non è la prima. Uscire o non uscire dal commissariamento non può diventare una guerra di religione. Finché c’è meglio lavorare insieme, li conflitti solo morti sul campo lasciano».

È vero che sempre e solo sulla sanità si gioca il futuro di questa terra e di chi la governa?

«Il futuro si gioca sulla restituzione dei diritti negati. Di tutti i diritti negati. Più se ne redistribuiscono, meglio stanno i calabresi e più vicina è la rivincita della nostra società. E la sanità è il primo dei diritti che fin qui è stato negato… ».

Il Covid ha sorriso, però. Pare si sia girato dall’altra parte. Un migliaio i casi, parametrati nella sua tabella iniziale, e più o meno lì siamo rimasti. Sente di aver vinto sfide o di aver guidato una terra fortunata in questo caso?

«Abbiamo vinto sfide molto difficili ma è anche vero che ci è andata bene fin qui. Il peggio non è arrivato. Negarlo che senso avrebbe. Però mi piace soffermarmi sulle sfide vinte. Non ci credevano in molti, ma ce l’abbiamo fatta. Catanzaro, Reggio e Cosenza come hub non sono mai andati in affanno. Mai. E abbiamo pure guarito nel capoluogo due pazienti trasportati dalla Lombardia e la cosa non è stata molto pubblicizzata… ».

Però nelle rsa è apparso “l’incontrollabile”. A proposito, Villa Torano e Domus Aurea: due coronavirus diversi o due Regioni “diverse” che hanno segnato differentemente i destini delle strutture?

«Le rsa hanno sofferto ovunque, pure negli Stati Uniti. Quanto a Villa Torano e Domus Aurea diciamo due gestioni diverse…».

In che senso?

«Nel senso che in quella di Torano qualcuno ha cercato di giocare una partita tutta politica, ovviamente contro… ».

Però non l’avete chiusa mentre Domus Aurea…

«Le condizioni erano radicalmente diverse. Radicalmente. Poi si può anche far finta di non capire ma la sostanza questa è».

Qualcuno fa finta di non capire secondo lei?

«Se c’è, fa parte di quelli che non hanno capito con chi hanno a che fare. Io non mi presto. Basta “sceicchi” della sanità…».

Domenico Martelli