Sindacati militari, Di Tillo (Siulm) contro la rappresentanza: è ora di mollare le poltrone

Dura presa di posizione del segretario regionale del sindacato: la rappresentanza ha fatto il suo tempo, si approvi la legge in Parlamento e si cambi rotta

Il mondo delle Forze armate sta attraversando un momento importante della sua storia poiché siamo in una fase di passaggio dall’approvazione in Parlamento di una legge sulla rappresentanza nel mondo militare. A prescindere dai contenuti della legge – che non è il momento di mettere in discussione anche se ci sarebbe parecchio da dire – vogliamo porre l’accento sulla posizione della rappresentanza militare che vorrebbe bloccare il meccanismo che si è messo in moto per dare anche ai militari la possibilità di aderire a vere e proprie organizzazioni sindacali per difendere i propri diritti ed essere assistito nelle giuste lotte per guadagnare migliori condizioni di lavoro.
E veniamo al motivo per cui i rappresentanti militari attualmente in carica e i delegati Cocer sembrano avere una smodata preoccupazione per una legge che tutela i diritti e la dignità di tutti i militari. La ragione è semplice: perché vogliono restare in vita e perciò le stanno tentando tutte affinché questa legge non veda la luce.
Partiamo da un dato: ogni mese si spendono 320mila euro, quasi 4 milioni di euro ogni anno, per le convocazioni della rappresentanza militare che, invece, una volta approvata la legge, si potrebbero risparmiare dato che dei temi riguardanti la tutela dei militari, si occuperebbero i sindacati riconosciuti.
E visto e considerato che i sindacati militari sono stati riconosciuti da una sentenza della Corte costituzionale, non si capisce il motivo per cui dovrebbe continuare ad esistere una sovrapposizione speculare con un sistema come la rappresentanza che continua a sprecare 320mila euro ogni mese senza portare risultati nell’attività propria dei sindacati come la contrattazione e il benessere del personale.
Un ultimo riferimento a coloro i quali hanno mantenuto fino ad ora il classico piede in due scarpe: i “doppiocappellisti”. Mi riferisco a tutti i soggetti che fanno parte della rappresentanza militare (pagata dall’Amministrazione) e contemporaneamente sindacalismo, a volte incontrando i militari pur essendo tale pratica esplicitamente vietata dalla legge. Fortunatamente, quando passerà la legge in corso di approvazione proprio in questi giorni in Senato, anche questa vergognosa prassi cesserà di esistere.
Voglio concludere con un auspicio: mi auguro che quando parliamo di tutela del lavoro, salute, famiglia e stato sociale dei militari, stiamo tutti dalla stessa parte ma in qualità di dirigente sindacale del SIULM confido che la brutta pagina legata al tentativo della rappresentanza di fare abortire una legge che, pur con tutti i suoi difetti, porterà nelle caserme più democrazia, libertà, dignità e sicurezza, venga presto definitivamente superata magari anche con il contributo di quegli stessi vertici militari che con la rappresentanza hanno inteso stabilire negli anni un rapporto privilegiato.

Amedeo Di Tillo
Segretario regionale SIULM Calabria