Basta perdere tempo. Rispetto per i contribuenti cosentini

Con un suo post su Facebook finalmente il sindaco di Cosenza intende fare un po’ di chiarezza sui conti del comune e l’ipotesi del dissesto.
Reclama con una lunga introduzione le responsabilità dei suoi predecessori per l’attuale condizione di crisi finanziaria del comune.
Ricorda che il suo piano di rientro fu, prima, bocciato nel 2013 e, poi, promosso nel 2014 dalla Corte dei Conti. Gli si potrebbe dire che, in fondo, era stato già avvisato allora della debolezza del suo piano. Ma non é questo il punto, come sostiene lui, quando dice che il punto fondamentale affermato nell’ultimo provvedimento della Corte dei Conti é che, nonostante i miglioramenti da lui realizzati, le difficoltà di riscossione hanno compromesso la realizzabilità del piano di rientro. Affermando ciò, purtroppo, il sindaco dimostra di aver letto troppo velocemente, il provvedimento della Corte dei Conti. Ciò che ha segnato la sorte della sua amministrazione non é il ritardo sulle previsioni, ma le gravi irregolarità riscontrate dalla Corte. Irregolarità che privano di ogni valore le affermazioni del Sindaco. Facciamo qualche esempio. L’affermazione secondo cui “la sua spesa corrente é passata da 79 a 73 milioni” é priva di fondamento. Lo dice la Corte dei Conti che, esponendo i suoi rilievi sui debiti fuori bilancio della gestione Occhiuto, parla a pag. 115 di “grave irregolarità contabile per violazione manifesta del principio di competenza”. La stessa Corte dice che, se si considerassero i dati relativi alle poste non inserite in bilancio (dolosamente o colposamente lo accerterà il Procuratore Generale e lo deciderà la Corte in altri procedimenti che certamente saranno aperti) la media di spesa corrente dell’amministrazione Occhiuto sarebbe notevolmente più alta e, forse, anche più alta del dato storico del 2012, che il sindaco assume come parametro di confronto.
E sicuramente tradisce lo spirito di fare chiarezza il riferimento che Occhiuto fa alla misura dell’indebitamento. Due gli argomenti del sindaco al proposito: l’ammontare dei residui e il confronto degli Stati patrimoniali.
Andiamo al primo. Il sindaco confronta i residui 2011 con quelli 2018. Ebbene, nonostante i tanti professionisti chiamati al suo fianco, compreso l’ultimo luminare campano, il sindaco commette l’incredibile errore di confrontare le mele con le pere. E vediamo perché.
Il decreto legislativo n. 118 del 2011 ha introdotto il principio dell’armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro organismi. Dopo tre anni di sperimentazione in circa 400 municipi, il decreto legislativo n. 126 del 2014 ha integrato e regolamentato la riforma, estendendo dal 2015 la nuova disciplina a tutte le amministrazioni locali italiane. Punto centrale della riforma è stata l’introduzione del principio della competenza finanziaria potenziata: ogni entrata e ogni spesa deve essere registrata dal comune nell’esercizio in cui scade, quando cioè effettivamente l’entrata deve essere riscossa e la spesa pagata.
Questa innovazione ha comportato una riduzione di circa il 50% dei residui passivi su base nazionale, grazie ad una serie di provvedimenti normativi finalizzati allo stralcio dei residui ancora iscritti in bilancio e non più rispondenti al nuovo principio della competenza finanziaria potenziata. Il sindaco tutto questo lo sa bene, perché la sua stessa amministrazione ha operato una operazione straordinaria di revisione dei residui, di cui la Corte si é pure occupata con vari rilievi. Dunque il sindaco confronta impropriamente i residui 2011 con quelli 2018.
Il secondo argomento che il sindaco usa per dimostrare l’infondatezza dell’accusa d’aver aumentato il debito è davvero curioso. Infatti Occhiuto confronta l’importo del debito al 2018 di 305 milioni con un importo di 365 ottenuto “adeguando l’indebitamento del 2011 con i nuovi criteri con cui é stato redatto il rendiconto 2018”. Orbene, non conosciamo quali siano le elaborazioni condotte per trasformare il dato 2011. Di sicuro, però, l’indebitamento nel 2012, quando si era ormai ripulito il bilancio per adeguarlo alla nuova normativa, era di 199 milioni. Si badi bene che tutti i rendiconti dal 2012 al 2018, presenti sul portale trasparenza del comune, mostrano le medesime tabelle di redazione dello stato patrimoniale e non richiederebbero, dunque, alcuna fantomatica (e forse ingegnosa) rielaborazione per come fa il sindaco con lo stato patrimoniale 2011 (che guarda caso non é di pubblica disponibilità). Ma, come se non bastasse, non si può non notare che l’importo di 305 milioni di euro, utilizzato da Occhiuto per indicare l’ammontare di debito corrente della sua amministrazione, non é un importo dal valore attendibile. Nei 305 milioni, infatti, mancano i debiti accumulati dal 31/12/2018 ad oggi ma, soprattutto, mancano i 24 milioni di debito fuori bilancio “scoperti” dalla Corte dei Conti. Quindi, anche sul l’indebitamento, il sindaco non fa la chiarezza che promette.
E, per concludere, ancora l’affermazione che nulla cambia tra predissesto e dissesto. É consigliabile che il sindaco si faccia redigere un breve resoconto di cosa é successo negli altri capoluoghi colpiti dal dissesto. Quando dice che per i cittadini non cambierà nulla mostra di non avere la consapevolezza minima di una procedura di dissesto (a volere accreditare la sua buona fede). Ma soprattutto sbaglia quando dice che non aumenteranno le tasse. É stato proprio lui ad illustrare alla Corte dei Conti l’aumento di entrate per circa 10 milioni l’anno “grazie alla rielaborazione del piano finanziario Tari, e alla maggiorazione delle aliquote IMU/TASI”. Delle due l’una: o il sindaco ha mentito alla Corte dei Conti con le sue controdeduzioni, oppure mente oggi via Facebook ai suoi concittadini.
E per finire la storiella del ricorso alle Sezioni Riunite. Ebbene, in linea generale il sindaco potrebbe pure avere ragione a nutrire qualche speranza nel ricorso alla bocciatura del procedimento di ricognizione degli obiettivi intermedi di rientro.
Nel caso dell’amministrazione Occhiuto, però, gli obiettivi intermedi perdono ogni valore segnaletico per i giudici contabili e il vero problema diventa la regolarità dei bilanci comunali. Si può forse pensare che le Sezioni Riunite possano ignorare le 12 gravi irregolarità registrate dalla sezione Regionale della Corte dei Conti? Basta richiamarle:
Pag. 37 – Grave irregolarità nella gestione Debiti Fuori Bilancio 2015
Pag. 50 – Grave irregolarità nella gestione Debiti Fuori bilancio 2016
Pag. 64 – Grave irregolarità nella gestione Debiti Fuori Bilancio 2017
Pag. 83 – Osservazioni conclusive. Grave irregolarità nella gestione Debiti Fuori Bilancio
Pag. 103 – Macro-irregolarità nel computo dei Risultati di amministrazione 2015-2018
Pag. 105 – Mancanza degli stanziamenti di competenza per il rimborso delle anticipazioni di liquidità
Pag. 106 – Mancata indicazione delle anticipazioni di liquidità tra gli accantonamenti di bilancio
Pag. 115 – Grave irregolarità contabile per violazione manifesta del principio di competenza
Pag. 119 – Illegittima adozione del metodo di calcolo del Fondo Crediti Inesigibili
Pag. 122 – Prassi irregolare nella gestione delle spese, che altera la trasparenza dei documenti contabili
Pag. 124 – Violazione dell’art. 14, comma 5 , d. lgs. 175/2016 con la sottostima del fondo perdite partecipate
Pag. 136 – Violazione degli obiettivi intermedi del piano di risanamento
Di fatto si pone oggi il problema se il Bilancio del Comune di Cosenza dal 2015 in poi possa considerarsi validamente approvato. E questo riduce ad una stima prossima allo zero la probabilità di un successo del ricorso annunciato dal sindaco.
Allora, piuttosto che perdere tempo, ed altri soldi nostri, nell’inutile tentativo di replicare il successo del 2014, il sindaco dovrebbe preoccuparsi di aprire la fase di dissesto per un vero risanamento dei conti comunali. Ma questo, lui lo sa, comporterà lacrime e sangue con la riduzione della spesa corrente di oltre 14 milioni di euro.
Nonostante ai cittadini il sindaco dica il contrario, tutto questo lui lo sa bene. Per questo dal 2011 ad oggi ha evitato il dissesto come la peste. Ma così facendo non ha fatto altro che spendere colpevolmente i soldi dei suoi concittadini oltre la misura che sarebbe stata congrua in base alle reali condizioni finanziarie del comune.
Basta quindi perdere tempo. Per rispetto dei contribuenti cosentini) sia avvii subito la fase di dissesto e si smetta di perdere ulteriore tempo.

Saverio Carlo Greco