Governo responsabile dei migranti morti in mare

Chi si gira dall'altra parte è solo complice

DI EMILIO SIRIANNI

Adesso è necessario parlare. Non so se ci sarà un giorno un altro processo di Norimberga per quel che oggi sta accadendo, ma è necessario parlare perché non si dica che, come ottant’anni fa, abbiamo taciuto mentre questo accadeva.
Non certo per denunciare la nemesi che colpisce i pentastellati, nutriti al pensiero corto di manette ai corrotti e giustizialismo ed ora costretti al ruolo di comparse dell’ingombrante uomo del Viminale, che ha rispolverato l’armamentario del colpo di Stato ordito dai giudici comunisti. Ci sarebbe da ridere, ma è un sorriso che si fa troppo amaro mentre lo sguardo si volge intorno.
“Chiunque priva taluno della libertà personale” commette un sequestro di persona, dice l’art.605 del codice penale. Se lo commette un “pubblico ufficiale con abuso dei poteri inerenti le sue funzioni” il delitto è aggravato. Se lo commette “in danno di un minore”, è ulteriormente aggravato.
A 177 persone tratte in salvo dal mercantile Diciotti, ormeggiato nel porto di Catania, il Ministro Salvini ha tolto la libertà di scendere dalla nave. Fra essi vi erano 27 minori. Il Ministro degli Interni è certamente un pubblico ufficiale. Ha anche abusato del suo potere?
Secondo quel Procuratore di Catania che affermava che le ONG facevano affari con i trafficanti di carne umana poi aggiungendo che non ne aveva le prove, che ne sequestrava le navi ipotizzando associazioni per delinquere e poi si scopriva che non era neppure territorialmente competente e che, infine, ha ripiegato su di una singolare ipotesi di smaltimento illecito di rifiuti, per quel Procuratore non c’era abuso, perché Salvini era mosso da un fine politico. Secondo il Tribunale dei Ministri l’abuso c’era eccome, perché la libertà personale è un diritto “inviolabile …che non può subire attenuazioni rispetto agli stranieri”. Ciascuno giudichi se siamo davanti a un golpe. Lo facciano anche i non pochi elettori provenienti dalla sinistra e passati ai cinque stelle e si preparino allo spettacolo avvilente dei loro eletti che negano l’autorizzazione a procedere.
Soprattutto, quel Tribunale ha ricordato come le politiche migratorie perseguite dagli Stati non intaccano minimamente il loro obbligo di soccorrere chi rischia di morire annegato in mare.
Proprio questa è la parte più dolorosa della riflessione. Che non è questione di obblighi internazionali e trattati, di norme costituzionali ed Europee, che pure tutte impongono di salvare le vite umane in pericolo. C’è un ragionamento che viene prima e lo ha ricordato Papa Francesco. Una legge inviolata per millenni e che gli uomini di mare e di montagna hanno ben chiara: se una barca sta affondando si soccorre chi è a bordo, se qualcuno è smarrito nella tormenta, si esce fra le gole e i crepacci a cercarlo.
Facciamo finta che Matteo Salvini abbia ragione a dire che salvando quei naufraghi si fa un favore ai trafficanti, rimane il fatto che l’altro giorno 170 persone potevano essere salvate e sono morte. Salvate non dalle navi tedesche ad Amburgo o da quelle Francesi a Marsiglia, ma da quelle della nostra Guardia Costiera a Lampedusa e lungo le coste siciliane.
Molto presto altri disperati chiederanno aiuto. Sia ben chiaro che se il Governo italiano, con tutte le sue ragioni, sceglierà di non ascoltare quelle richieste sarà responsabile delle loro morti. Come responsabili saranno tutti quegli italiani che sceglieranno di non vedere.