Solo l’economia solidale combatte la crisi

Il “Rapporto sull’economia della provincia di Cosenza” è giunto alla sua diciannovesima edizione. Iniziativa oramai consolidata della Banca di Credito Cooperativo Mediocrati, un’esperienza di monitoraggio, di studio e di analisi, realizzata con la collaborazione dell’Istituto Demoskopika, che rappresenta un importante momento di riflessione sullo stato e l’evoluzione dell’economia locale. Quest’anno l’approfondimento riguarda l’autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario, una potestà riconosciuta dall’articolo 116 della Costituzione dopo la modifica avvenuta in seguito alla riforma costituzionale del Titolo V approvata nel 2001.
Sono molte le tappe che, da più di un ventennio, hanno caratterizzato il processo di autonomia. Ma è soprattutto negli ultimi anni che ha assunto la rilevanza di un fenomeno generale, in considerazione del fatto che non si tratta essenzialmente di un processo circoscritto alle regioni del Nord Italia, ma può riguardare tutte quelle regioni italiane che, in via potenziale, intravedono nel regionalismo differenziato un possibile rilancio di un sistema autonomistico capace di innescare un superamento degli squilibri esistenti. È tuttavia nel corso dell’ultimo anno che l’autonomia differenziata è diventato un tema di grande attualità. Il 2 febbraio 2023, infatti, inizia ufficialmente il percorso di attuazione di un disegno di legge trasmesso dal Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Roberto Calderoli alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Analizzando il dibattito politico istituzionale ed economico che si è innescato a partire da questa data emergono due differenti posizioni in merito alle conseguenze che il processo di autonomia differenziata potrebbe avere sul sistema economico e produttivo del Paese. Da un lato ci sono gli ottimisti che la considerano un’opportunità per le regioni più deboli per migliorare l’efficienza nella fornitura dei servizi pubblici essenziali ai propri cittadini; dall’altro lato ci sono, invece, i pessimisti che pongono l’accento sul rischio di un ulteriore aumento degli squilibri territoriali in termini di qualità e quantità dei servizi e più in generale di equità economica e sociale.
Le differenti posizioni discusse all’interno di questo focus hanno sollecitato riflessioni in merito all’impatto che il processo di autonomia differenziata potrebbe avere sul sistema economico calabrese e, in particolare, sulle imprese presenti sul nostro territorio. L’autonomia differenziata è, infatti, parte integrante di quelle politiche nazionali che, ispirate al valore della responsabilità fra i territori, dovrebbero essere orientate alla crescita e alla competitività del sistema produttivo.
Al riguardo particolarmente significativo è il parere espresso dagli imprenditori coinvolti nell’indagine. Ben 7 su 10 conoscono il tema dell’autonomia differenziata, un dato tutt’altro che scontato, probabilmente legato ai timori di chi vede, in questo processo, un elemento di indebolimento economico del territorio in cui operano.
La maggiore parte degli imprenditori appare, infatti, preoccupata e la loro posizione prevalente è che essa andrà ad aumentare i divari già esistenti, poiché porterà più vantaggi al Nord che al Sud, impattando negativamente sul sistema economico regionale.
Favorevoli sono 2 intervistati su 10, convinti, invece, che essa produrrà benefici all’Italia intera. Fra questi la maggior parte pensa che una maggiore autonomia aumenti la responsabilità delle regioni che riuscirebbero a spendere meglio le risorse a disposizione. L’intero processo è però subordinato alla definizione dei livelli essenziali delle prestazioni, i cosiddetti LEP, i quali devono essere determinati e garantiti su tutto il territorio nazionale con l’obiettivo di tutelare l’unità economica e la coesione sociale della Repubblica. Sono ben 22 anni che la determinazione dei LEP è rimasto un processo incompiuto, nonostante costituisse un passo fondamentale per provare a sanare gli squilibri regionali attraverso il superamento del criterio della spesa storica.
Definire i LEP non significa riuscire a garantirli perché sono necessarie risorse finanziarie importanti, per cui al momento sembrerebbero configurarsi come il tallone di Achille del regionalismo differenziato.
Infine, alla definizione dei LEP è legata l’efficienza dei servizi pubblici, e ad essi sono inevitabilmente legate le performance delle imprese: maggiore sarà l’efficienza del settore pubblico, maggiore sarà la produttività delle imprese.

Di Nicola Paldino
presidente Bcc Mediocrati