“Pandemia in Calabria: servono misure urgenti per far fronte alla gravità della situazione”

L'ex presidente della Regione, Oliverio, interviene sule misure di contrasto alla pandemia

Pochi giorni fa è morto, a causa del COVID, un mio caro amico e compagno. Aveva 86 anni.
Oltre un mese fa aveva chiesto di essere vaccinato.
Probabilmente se fosse stato vaccinato non sarebbe morto.
Rimane atroce il dubbio.
Quanti ce ne sono di casi simili?
I reparti degli ospedali della nostra regione, come l’Annunziata di Cosenza, sono saturi. I Pronto Soccorso registrano decine di persone che non trovano posto nei reparti.
Le ambulanze con dentro gli ammalati, costrette a ore di attesa, sono dirottate fuori regione, mentre dei 18 ospedali chiusi sui nostri territori non ne è stato riattivato nemmeno uno, malgrado gli annunci dei mesi scorsi. Sono di questi giorni le notizie drammatiche di persone morte prima ancora di poter trovare un posto nei reparti. Anche Mike, noto a Cosenza e non solo, per la sua rinomata sartoria, ha visto così la sua voglia di vivere spezzata anzitempo. La moglie, a cui riconfermo il mio profondo cordoglio, quel giorno, ancora incredula, mi ha raccontato di come improvvisamente Mike non ci fosse più, di come la sua fine, assolutamente inattesa, si fosse consumata in solitudine su una barella in Pronto Soccorso, lontano dagli affetti. I medici, il personale sanitario, in prima linea combattono senza tregua, con generosità e con spirito di abnegazione. A loro deve andare la gratitudine di tutti noi.
Non nego che ho esitato prima di intervenire, per il timore di apparire strumentale in una situazione drammatica come quella che stiamo vivendo a causa del dilagare della pandemia e delle crescenti preoccupazioni che si stanno determinando nella popolazione. Intervengo perché, come ci spiegano tutti i giorni gli scienziati, la via d’uscita principale e speriamo risolutiva da questa grave situazione, é la vaccinazione.
Non abbiamo tempo da perdere.
Il tempo in cui si realizza la vaccinazione in molti casi può essere decisivo per vivere o morire.
Solo dalla scorsa settimana ad esempio in provincia di Cosenza i vaccini somministrati sarebbero 3000 al giorno e questo è già qualcosa, se si considera quanto è avvenuto nei mesi precedenti. Tuttavia di questo passo, con oltre 700 mila abitanti, quanto tempo ci vorrà per concludere la campagna vaccinale? E nelle altre provincie? Ritengo che la situazione sia pressappoco la stessa considerato che la Calabria risulta ultima regione d’Italia nella somministrazione dei vaccini. È un problema di approvvigionamento dei vaccini o di inefficienza nelle somministrazioni?
Se è un problema di approvvigionamento allora evidentemente la Calabria deve avere più forza nel reclamare rispetto nella distribuzione delle quote sul piano nazionale attraverso equità nei criteri. Non sono ammissibili lassismo, superficialità o peggio ancora menefreghismo.
In circostanze estreme come quella che stiamo vivendo si rischia che emerga la parte peggiore della natura umana con la prevaricazione dei più deboli, degli inermi da parte dei forti, dei privilegiati e dei protetti.
Stop a furbizie, egoismi e alla violazione dei criteri di priorità nella somministrazione del vaccino.
Non si può lasciare in angosciosa attesa persone anziane per favorire non aventi diritto.
Rispettare le regole, aspettare il proprio turno: è un problema etico, ma, in questo caso, anche di rispetto per la vita come recentemente hanno richiamato sia il premier Mario Draghi che il Capo dello Stato Sergio Mattarella.
Scavalcare il turno significa sottrarre il vaccino ad una persona fragile e più esposta. Significa sporcarsi la coscienza di una macchia indelebile per una meschina furberia.
Questa responsabilità però è ancora più grande per quanti devono dirigere ed organizzare, garantire il rispetto delle regole e tutelare i diritti delle persone, con trasparenza, rigore morale e amministrativo. Purtroppo sino ad ora abbiamo assistito ad una impostazione confusa, poco trasparente, infettata da un virus peggiore del COVID che è quello della furbizia e del piacere, tanto da far nascere il sospetto che si voglia fare anche del vaccino oggetto di clientela elettorale. Una pratica velenosa e corrosiva per la vita democratica e per la coesione sociale, indegna di un Paese civile! Ma si può fare bene anche in Calabria. Ci sono comuni che costituiscono un esempio positivo di come si può, con efficienza e rispetto delle regole, realizzare in tempi rapidi la campagna di vaccinazione, per tutti. Di questi esempi bisognerebbe far tesoro per impostare un modello organizzativo efficace e creare così le condizioni per una ripresa certa delle attività economiche e sociali, che la pandemia ha messo in ginocchio, con gravissime implicazioni per il lavoro, per le imprese e con seri rischi per la stessa tenuta sociale.
Un modello organizzativo con lo sguardo proiettato al futuro, considerato che il ricorso alla vaccinazione, come ci dicono gli scienziati, non sarà una tantum, ma si dovrà ripetere anche nei prossimi anni.
Bisogna quindi istituire subito un sistema capillare per la vaccinazione sui territori, attraverso una rete di prossimità, vicina alle persone, che possa avvalersi dei medici di base, dei tanti medici ed operatori sanitari in pensione, disponibili ad impegnarsi H24 in questa missione essenziale, mobilitando anche i farmacisti, attivando in ogni Comune spazi pubblici (palestre, palazzetti dello sport, spazi comunali vari etc.) È paradossale che persone fragili, per cui è prevista la priorità vaccinale, affidate all’algoritmo di una piattaforma valida per le grandi metropoli, siano costrette ad affrontare ore di viaggio dal Pollino allo Stretto. Emblematico è il caso di una ultraottantenne di Rende assegnata nella bella città siciliana di Ragusa.
Sono necessari un forte coordinamento ed un costante monitoraggio affinché siano rispettati obiettivi e tempi stabiliti e nessuna realtà rimanga indietro.
Un programma che possa avvalersi di una piattaforma trasparente alla quale ogni cittadino possa accedere per conoscere lo stato di avanzamento della campagna di vaccinazione e, qualora possibile, anche nomi e cognomi dei beneficiari. Sarebbe un modo per consentire quel controllo sociale necessario a dare giusta consapevolezza e fiducia ai cittadini, unico antidoto alle vecchie, logore e odiose pratiche clientelari. Vizi difficili a morire…Anche quando in gioco c’è la vita delle persone.

*Mario Oliverio