Emergenza coronavirus, voglia di lasciare di un sindaco mortificato dal Prefetto

Con il solo fine di tutelare la comunità di cui mi onoro di essere Sindaco sin dall’anno 2012, nella serata di domenica 23 febbraio u.s., appena giuntemi notizie del pericolo della diffusione del coronavirus in altre Regioni, e colta la comprensibile preoccupazione di molti miei cittadini che sui social chiedevano informazioni ed iniziative da parte del Sindaco, quale Autorità Sanitaria sul territorio, nonché l’invito rivolto dalla Regione Calabria a tutti coloro che provenivano dalla Lombardia e dal Veneto “di valutare misure di quarantena attiva volontaria presso il proprio domicilio”, ho deciso di difendere la mia comunità con un’ordinanza forte, efficace e soprattutto legittima in forza delle disposizioni di cui al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 23.2.2020 al cui articolo 1,comma 1,lett.a) così dispone: “divieto di allontanamento dai Comuni di cui all’allegato 1,da parte di tutti gli individui comunque presenti negli stessi”.
Il mio provvedimento n.5 del 23.2.2020,limitato a soli dieci comuni lombardi ed un comune veneto, con decreto del Sig. Prefetto del 26.2.2020 è stato annullato perché ritenuto “ultroneo ed ingiustificatamente restrittivo nei confronti di una vasta fascia della popolazione nazionale, ponendo, arbitrariamente, limiti alla circolazione delle persone sul territorio nazionale”, quindi, sproporzionato !
Prendendo atto rispettosamente della decisione del Sig. Prefetto, con riserva di impugnativa davanti al giudice amministrativo, continuo a sostenere e rivendicare la legittimità del provvedimento, avendo vietato, nell’esclusivo interesse dei miei cittadini, il solo ingresso nel territorio comunale di individui provenienti dai Comuni indicati nel citato D.P.C.M. (“c.d. zona rossa”), per i quali il Presidente del Consiglio dei Ministri ha disposto il divieto di allontanamento, per come sopra riportato.
Come può il Sig. Prefetto di Cosenza aver scritto nel provvedimento di annullamento che avrei posto arbitrariamente limiti alla circolazione di una popolazione, alla quale il Presidente del Consiglio dei Ministri, di cui il Prefetto è diretta espressione, ha imposto il divieto di non allontanarsi da quei paesi ? La mia ordinanza non è andata oltre dei limiti fissati dal Presidente del Consiglio dei Ministri.
Purtroppo,la mia ordinanza è stata coinvolta nella querelle mediatica di Malvito, dove da tempo è in atto una faida familiare tra zio-Sindaco e nipote- consigliere comunale, non colta da certi media, che ha fatto sì che la vicenda assumesse toni grotteschi ed offensivi per la stessa nobile comunità malvitana, il cui Sindaco aveva originariamente adottato un’ordinanza ben diversa dalla mia.
Non nascondo la mia delusione per l’accaduto. E’ notorio che i Sindaci siano diventati dei “parafulmini”, che puntualmente vengono chiamati alle loro responsabilità, e spesso incriminati (vedi vicenda “gole del Raganello”), ma quando qualcuno di loro tenti di tutelare le proprie comunità, rischia di essere messo alla “berlina” dai media, sovente facendo di tutta “l’erba un fascio”.
Un Sindaco, che si pone il problema di tutelare la salute pubblica, anche in considerazione del fatto che il sistema sanitario calabrese è concordemente ritenuto inefficiente per carenza di medici ed infermieri (ad aprile del 2018 aveva un debito di 160 milioni di euro ed ancora si muore di parto), ma che poi debba subire la mortificazione di vedere annullata una propria ordinanza a tutela della salute della propria popolazione in un momento molto delicato per l’intera Nazione, credo debba seriamente meditare di dimettersi a tutela della dignità del ruolo e della funzione dei tanti Sindaci calabresi, che ogni giorno lottano per la salvaguardia degli interessi delle proprie comunità e sovente lasciati soli.

Il Sindaco
Avv.Giulio Tarsitano