La stagione della responsabilità

In questi giorni proliferano i sondaggi sui vari schieramenti politici alla vigilia del voto. Tranquilli, non vi affannate! Le previsioni sono di facile comprensione. Il vero vincitore delle prossime scadenze elettorali sarà il Partito dell’astensionismo. Il protagonista della scena politica, che si attesta – secondo i sondaggi più accreditati – sul 30/33 percento, raccoglie fette sempre più ampie di elettorato. Una verità che ci mette di fronte alla sfida di tutte le sfide: educare alla partecipazione!
Gli indifferenti alla politica sono sempre esistiti, ma oggi sono maggioranza a causa di una sfiducia radicale verso le Istituzioni e verso una politica che ha creato il proprio consenso, in ogni stagione, non educando alla partecipazione. Anzi, a volte anche scoraggiandola. Siamo stati abituati a scegliere la classe dirigente attraverso un voto basato sul “do ut des” e cioè su un rapporto eletto–elettore di reciproco scambio. Ecco, da qui bisogna partire. Prima di tutto è necessario dirci la verità, richiamando ognuno alle proprie responsabilità. Non è più tempo di ipocrisia ma è tempo della verità, anche se rischiamo di non piacere. Nel tempo dell’antipolitica, favorevole ai populismi, è molto più semplice dare la responsabilità dello sfascio alla politica – che ha le sue colpe – ma nessuno nel dibattito pubblico prova a dare una lettura più approfondita.
Senza troppi fronzoli, l’Italia e gli Italiani sono il paese che più di tutti hanno creato sugli alibi e sul vittimismo la propria prospettiva. Siamo quelli che “Il mio vicino ha la colpa di tutto, io non c’entro nulla”, oppure “non mi interesso, tanto loro faranno per me”. Fin quando non guarderemo negli occhi la realtà diventerà difficile trovare la cura al male. Oggi abbiamo un disperato bisogno di riconquistare la “stagione della responsabilità”: aprire gli occhi per guardare in prospettiva trovando il giusto equilibrio tra diritti e doveri. Solo, quindi, attraverso la consapevolezza dei nostri errori riusciremo a formare una classe dirigente che guidi i processi di “stravolgimento” in atto. Per fare ciò, c’è urgenza di elaborare una nuova visione di società che basi il suo agire sulla partecipazione attiva delle donne, degli uomini e dei giovani di buonsenso che vogliono costruire un futuro di prospettiva.
Montesquie diceva: “La tirannia di un principe in un’oligarchia non è pericolosa per il bene pubblico quanto l’apatia del cittadino in una democrazia”.

L’apatia e l’indifferentismo stanno, drammaticamente, portando al baratro il nostro paese. Tutto ciò porta – ad ogni scadenza elettorale – ad influire negativamente sulla scelta dei nostri rappresentanti, i quali saranno chiamati a programmare lo sviluppo delle nostre terre. Affidereste la cura della vostra persona ad un dottore incapace? Credo proprio di no. Nello stesso modo, non credo affidereste il futuro dei vostri figli a degli incompetenti. Per non commettere questo errore bisogna sforzarsi, ognuno per le proprie responsabilità, nel fare un lavoro pedagogico. Nelle vostre famiglie, nelle scuole siate dei portatori sani dell’interesse al bene comune. Calamandrei ai giovani diceva: “ La libertà è come l’aria. Ci si accorge dell’importanza quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia…”

Ecco. Ricordiamoci tutti che entrare nella cabina elettorale, consapevolmente, porta acqua al mulino del vento di una nuova stagione. La stagione della responsabilità.

Gianmarco Cimino – Portavoce della scuola di formazione per il bene comune