Quei milioni “nascosti” tra i conti della sanità

La struttura commissariale si imbatte di anno in anno in numeri e soprattutto euro che non tornano.

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Milioni “nascosti”. Decine di milioni che come il giochetto della carta che vince e che perde spuntano all’improvviso nel bilancio sanguinante della sanità di Calabria. Amare e sconcertanti sorprese che si trova davanti di anno in anno l’ufficio del commissario al piano di rientro dal debito sanitario.

Poste in bilancio “nascoste”, o vecchi contenziosi che rispuntano con transazioni e parcelle da capogiro, che giocano un ruolo molto più pesante in termini di negatività rispetto al deficit. Già, il deficit.

Se confermato entro la fine dell’anno quello che è venuto fuori dall’ultimo Tavolo Adduce con il governo la Calabria pagherà un salasso in termini di pressione fiscale ma l’ottimismo del commissario Scura, quello cioè di consegnarlo ridotto alla prossima riunione, deve poi fare i conti appunto con i milioni “nascosti” che Scura trova come funghi nei bilanci già in rosso.

Vere e proprie “sorprese” che ogni anno vengono fuori per debiti nascosti o per contenziosi finanziari che risalgono a 10 anni fa. Oppure recupero di tariffe mai ritoccate che sono “esplose” in questi ultimi anni per sentenze. Solo nel 2016 sono stati “scoperti” debiti nascosti per 34 milioni di euro. Quest’anno 36,6 milioni per saldo mobilità passiva del 2013 (20) e del 2013-4-5 (17 milioni).

La metafora della sanità spolpata come in nessun’altra regione del Paese rischia di essere persino riduttiva. Negli ultimi 20 anni da nessun’altra parte si sono registrati numeri (anche nascosti) del genere. Un vero e proprio controbilancio che poi “emerge” e che pesa con gli interesis sul bilancio corrente effettivo, che va in qualche modo poi consegnato al Tavolo Adduce in condizioni di sostenibilità. Negli ultimi giorni ha fatto in qualche modo notizia la performance del Lazio che risale la china, in materia di deficit e di commissariamento.

Ma nel Lazio, solo a titolo di cronaca, insistono e con successo numerose e pregevoli facoltà di Medicina mentre dalle nostre parti la Magna Graecia che opera in Mater Domini perde 20 milioni di euro all’anno.

Anche l’Abruzzo è uscito dal commissariamento alcuni mesi fa (non dal piano di rientro) ma, sussurrano i più maligni che conoscono come ne è uscito, grazie anche a un assessore alla Sanità con esperienza alla Bocconi e un governatore che non ha mai impugnato le “armi” contro il commissario.

E la strada s’è poi rivelata in discesa. In Calabria, giova ricordarlo, la materia è diventata anche inevitabile teatrino di scontro per interessi “altri” rispetto alla salute dei conterranei e il braccio di ferro incancrenito non ha giovato a nessuno. Proprio a nessuno. Meno che meno i milioni “nascosti” che spuntano di anno in anno e che ormai soprendono sempre meno l’ufficio del commissario.

Chissà se nel corso della prossima riunione con il governo verrà anche affrontato, con tutte le conseguenze del caso, il tema. Milioni di euro di debiti che riemergono nei bilanci grazie alle spese “nascoste” dalle Asp e quindi dalla Regione stessa. E in un piatto che piange così le lacrime non finiranno mai…