Maleducazione alimentare nella mensa scolastica

Otto Torri: senza trasparenza stop erogazione pasti

Continua la grave ed irresponsabile diseducazione alimentare quotidiana perpetrata col silenzio assenso dell’Amministrazione Comunale nelle mense scolastiche della terza Città della Calabria; la stessa grande Città che vanta d’esser terra di clementine e pure aderente all’associazione nazionale delle Città dell’Olio, anzi di esserne addirittura coordinatrice per tutta la Calabria, ma che nei menù delle alunne e degli alunni di questa terra non riesce a far proporre né clementine come frutta fresca e di questa stagione per più giorni a settimana, né di base l’extravergine di qualità prodotto in questo autunno nei frantoi dei nostri territori.
Oltre al solito finto formaggio spalmabile della grande distribuzione organizzata, imposto ai più piccoli in sostituzione ad esempio delle nostre ricotte e dei tanti formaggi di qualità dei nostri produttori locali e regionali certificati, nella giornata di ieri (lunedì 14 novembre) alla frutta fresca e di stagione di questa terra è stata preferita addirittura una inutile, anzi dannosa merendina confezionata, per l’esattezza una presunta crostatina industriale con qualcosa che assomigliava forse ad albicocche, sicuramente frutta estiva qualora fosse stata frutta vera ed a filiera corta. Ma non era e non è così.
Siamo – dichiara Lenin Montesanto, direttore dell’associazione europea Otto Torri sullo Jonio – di fronte ad una vergogna pubblica di cui si sta continuando a rendere direttamente responsabile l’Amministrazione Comunale, in particolare l’assessore al ramo Alessia Alboresi, umanamente ed istituzionalmente indifferente rispetto all’esigenza di dover garantire alle comunità scolastiche di questa Città il sacrosanto diritto a nutrirsi con prodotti di qualità dei propri territori, quegli stessi prodotti definiti d’eccellenza nei convegni e dei quali le stesse istituzioni locali a parole propinano la difesa e la promozione.
Ma dove e ma come? – si chiede – se sui banchi di scuola delle nostre figlie e dei nostri figli, dove si si forma il cittadino ed il consumatore consapevole, va di scena la plateale maleducazione alimentare del cibo industriale o spazzatura promossa dall’ente pubblico e pagata con le risorse di tutti? La stessa maleducazione alimentare che del resto inchioda la Calabria tra le prime regioni d’Europa per obesità infantile.
È dallo scorso 2 novembre, giorno di avvio di questo pessimo servizio mensa del quale gli amministratori, senza attenersi a nessuno dei precisi controlli prescritti da parte di tutti i soggetti coinvolti, hanno però subito voluto tessere pubblicamente le lodi definendolo storico, di qualità e senza precedenti, che – ribadisce il direttore di Otto Torri – alle famiglie non viene trasmessa alcuna reale, completa informazione sulla origine e sulla eventuale filiera territoriale delle materie prime utilizzate; né sulla stagionalità delle stesse, a partire dalla frutta, quando questa non viene addirittura sostituita da finti succhi con scarsissime percentuali di frutta vera o peggio da merendine che rappresentano l’immagine globalizzata per definizione del cibo spazzatura. Siamo al ribaltamento della sovranità e dell’educazione alimentare e di ciò l’assessore Alboresi dovrebbe assumersi tutta la responsabilità.
Ma Corigliano-Rossano fa parte oppure no dell’associazione nazionale Città dell’Olio? E come si promuove l’extravergine di qualità dei nostri territori se l’amministrazione comunale non è capace di obbligare la società affidataria del servizio, attraverso il capitolato d’appalto approvato, a rifornirsi preferenzialmente se non esclusivamente dell’extravergine di questa terra?
Sono state mai coinvolte le associazioni dei produttori di extravergine, da Asprol ad Assoproli?
Sono state interessate le associazioni di categoria, da Coldiretti a Confagricoltura alla Cia?
Sono stati sentiti i consorzi, da quello del pecorino crotonese Dop, quello della Cipolla Rossa di Tropea Calabria Ipg o quello della patata della Sila Igp?
Da dove viene, ad esempio, la patata indicata nel menu di stamani (martedì 15 novembre), ancora una volta senza alcuna trasparenza? Quale tracciabilità della filiera e quindi della sua qualità si pensa di garantire nei dati secchi ed inutili forniti attraverso l’app alle famiglie degli alunni e delle alunne?
Nessuna. E se queste omissioni, che non hanno nulla a che vedere con la sicurezza alimentare, sono assurde ma tollerabili nella ristorazione commerciale e privata dove si sceglie o meno di andare, sono invece inaccettabili nelle mense pubbliche pagate con i soldi di tutti.
Ecco perché – conclude Montesanto – in attesa della necessaria e obbligatoria trasparenza oggi omessa alle famiglie è opportuno che venga sospesa ogni erogazione di pasti in un servizio mensa che, così come si sta palesando in queste prime settimane, non soltanto è gravemente diseducativo e poco salutare ma è dannoso per la stessa economia del territorio e della regione. – (Fonte: Otto Torri sullo Jonio)