“Vi presento me” , quando la scrittura (s)colpisce l’anima

Presentazione al chiostro di San Domenico del libro di Katia Filice

Sofia Vetere, Lisa Ficara, Katia Filice, Assessore Alessandra De Rose
Sofia Vetere, Lisa Ficara, Katia Filice, Assessore Alessandra De Rose

Pensieri nitidi, riflessioni sottese, la ricerca dentro sé stessa e il racconto lucido e sincero di una donna densa, “piena”, a trecento sessanta gradi: questo e molto altro dentro la penna di Katia Filice, autrice del romanzo “Vi presento me” presentato per la sua prima lunedì 14 nell’incantevole Chiostro di San Domenico a Cosenza. Ad intervenire in occasione dell’evento un’impeccabile assessore Alessandra de Rosa, entusiasta dello scritto, che ne ha dato un’interpretazione quasi “spirituale”, lasciando il segno tra i presenti. L’assessore, per onorare la bellezza del libro, ha promesso un’ulteriore presentazione nel centro cosentino.
Ad anticipare la scrittura, ha rivelato l’autrice durante la conferenza, un lungo iter emotivo: dapprima viva e determinata, l’idea di “filiazione” libresca s’era d’un tratto arrestata, perdendosi forse tra le beghe del quotidiano o nei meandri di una realtà meno artistica. Poi, improvvisamente, la geniale intuizione di ricominciare a mettere tutto nero su bianco riparte: “Vi presento me” finalmente viene alla luce ed è subito pronto per essere goduto.
Un volume “da leggere tutto d’un fiato, perché scorrevole e dotato di un pudore raffinatissimo” rivela Sofia Vetere, personalità poliedrica presente in veste di critica per l’occasione, in un’acutezza di analisi che rivela il pregio del suo argomentare e specialmente suggerisce il valore del libro. Riflessione quella di Sofia Vetere che si allarga nel corso dell’incontro ad un dibattito più ampio ma egualmente pertinente, incentrato sul valore altruistico della scrittura e che culmina con l’esito di essa come “creazione sociale”. Proprio come per un padre il figlio nel momento stesso in cui nasce smette di essere proprio e diventa essere a sé stante, donandosi al mondo, così il libro diviene tale. È così che l’individuale tentativo terapeutico della scrittura si trasforma nel dono altruista della lettura.
Ed è questo altresì il caso del romanzo di Katia Filice che con il suo raccontarsi, con la sua linearità semplice ma mai semplicistica dischiude meandri inespressi e arriva dritta, senza inutili merletti, coraggiosamente all’anima. Già, perché il volume, per la sua capacità di rivelare il privato senza strilli ma con elegante pudore, merita di essere riconosciuto come atto di coraggio dell’autrice verso il mondo intero.