“Solid Ale”, birra solidale dei giovani Down

 

Una birra “fatta d’amore, con amore e per amore”, una birra solidale: la “Solid Ale Beer”. Dietro questo gioco di parole c’e’ una straordinaria pagina di solidarieta’ e civilta’: a scriverla, ogni giorno, a Catanzaro, due imprenditori e sei giovani con la sindrome di Down. Luciano Ricci e Massimo Pisanelli, e poi i giovani Ester Ciacci, Valentina Teodoro, Federica Pacileo, Alessandra Aulicino, Salvatore Lombardo e Manilo Lanzo sono i protagonisti di un piccolo, grande miracolo che sta ormai valicando i confini della Calabria e che si materializza in un laboratorio artigianale nel quartiere Dulcino di Catanzaro che realizza 5 tipi di birra, ritenuti dagli addetti ai lavori di ottima qualita’.
Un ruolo fondamentale lo svolgono proprio i sei ragazzi con la sindrome di Down, tutti di Catanzaro (il piu’ grande ha 29 anni). Sono loro il cuore del progetto “Solid Ale Beer”, dove il termine “Ale” identifica le birre ad alta fermentazione, e il termine “Solid” racchiude lo spirito di questa attivita’ artigianale, che e’ quello di dare un vero e proprio lavoro a questi giovani, che dimostrano di avere abilita’, costanza, voglia di fare, impegno. Una storia esemplare, una storia che, come tutte quelle destinate a infrangere muri e barriere, e’ nata per caso e per scommessa una sera di sei anni fa, nel 2012.
Cosi’ all’Agi la racconta Ricci, avvocato e imprenditore esperto di finanza agevolata: “Un mio caro amico, Luciano Raso, mi invita a una cena organizzata dall’Aipd (Associazione italiana persone con sindrome di Down) per avviare qualche iniziativa che coinvolgesse alcuni ragazzi. Luciano mi dice: “Solo un matto come te puo’ farcela”. Proiettano anche dei video con testimonianze di particolare complessita’, come un ragazzo con sindrome Down che prende le prenotazioni all’Asp di Roma. Capisco che c’e’ la possibilita’ di fare qualcosa e che forse ero io ad avere qualche pregiudizio. Inizio a studiare qualche progetto, a esempio in tema di riciclaggio di rifiuti, ma spuntano troppe problematiche di carattere burocratico”. Ma il caso spesso s’intreccia con il destino: “Qualche tempo dopo mia cognata – spiega ancora Luciano Ricci – per il mio compleanno mi regala un libricino su come fare la birra in casa. La cosa mi appassiona. Compro un kit, inizio a fare la birra, e mi accorgo che e’ una cosa abbastanza semplice. Stendo velocemente un “business plan” con costi e ricavi e vedo che il progetto di un birrificio artigianale con ragazzi con sindrome di Down tiene. Coinvolgo il mio socio Massimo Pisanelli e gettiamo il cuore oltre l’ostacolo. A Massimo – aggiunge Luciano Ricci – dico che bisogna iniziare subito, senza perdere tempo, con i soldi nostri, senza aspettare aiuti di nessuno, men che meno di enti pubblici. Diciamo a tutti di essere pronti, ma in realta’ non avevano nulla”.

L’impresa, all’apparenza impossibile, prende corpo. Ricci e Pisanelli la cavalcano a testa bassa, sostenuti dalla voglia di fare qualcosa di eccezionale, e poco piu’ di due anni fa arriva la svolta, per i due imprenditori e i giovani, coinvolti in un corso di formazione: anche Ricci e Pisanelli, affiancati da Marina Dominijanni, socia di garanzia in rappresentanza dell’Aipd, seguiranno un corso ad hoc per capire come relazionarsi con giovani con sindrome di Down.

“La nostra – prosegue Ricci – e’ stata una corsa contro il tempo, contro qualche diffidenza esterna, contro le lungaggini burocratiche che ogni giorno bisognava superare, ma grazie alla passione e all’impegno dei ragazzi e alla nostra tenacia il 16 ottobre 2016 abbiamo tagliato il traguardo della prima cotta”. E da quel giorno “Solid Ale Beer” non si fermera’ piu’, raggiungendo numeri ragguardevoli: 5 tipi di birra prodotti (tra questi la “Sweet Life”, birra corposa di colore ambrato, la “Liberty”, dal colore dorato scuro, aromatizzata con luppoli americani, la “Amarisia”, intensamente luppolata e dal gusto forte, la “Agrotera”, una blanche ad alta fermentazione, non filtrata e non pastorizzata), una produzione di 145 cotte, 20mila bottiglie prodotte all’anno e distribuite in una novantina di punti vendita, al momento localizzati essenzialmente in provincia di Catanzaro. “Ma adesso – dichiara Ricci – il nostro obiettivo e’ quello di penetrare anche altri mercati, perche’ la nostra birra e’ apprezzata e offriamo davvero una bella gamma”.

“Solid Ale Beeer” e’ un’iniziativa di solidarieta’ ma non e’ volontariato: e’ un’attivita’ economica vera e propria e i giovani con sindrome di Down percepiscono il loro stipendio. “C’e’ da parte loro grandissima professionalita’. Dapprima – rimarca Ricci – li pagavamo con voucher, adesso hanno un regolare contratto e sono assunti. E in futuro non escludiamo di ampliare anche il numero di occupati”. Il presente, intanto, dice che “Solidal Ale Beer” e’ una realta’ ormai consolidata: “Stiamo vivendo – spiega Ricci – un’esperienza del tutto naturale, non ci si accorge per nulla di avere a che fare con giovani con sindrome di Down. L’ambiente di lavoro e’ assolutamente normale, e i ragazzi fanno gruppo anche fuori dall’orario di lavoro. Una particolare soddisfazione l’ho vissuta un giorno quando il papa’ di uno dei ragazzi mi ha confidato che il figlio manifestava con orgoglio la sua gioia di avere un lavoro tutto suo, e che questo lavoro rappresentata la sua realizzazione. Ecco: il senso di “Solid Ale Beer” e’ tutto qui”.

 

Agi