«Ma siamo sicuri che al Nord conviene davvero l’autonomia differenziata?»

Pino Soriero, ex deputato ed ex sottosegretario e oggi segretario dell'associazione nazionale dei parlamentari: è un progetto anacronistico ma soprattutto inutile. In prospettiva è il Sud ad avere più benzina in corpo...

«Secessione? Lotta tra Nord e Sud? Italia spaccata in 2? Preistoria, dibattito francamente anchilosato e anacronistico. Diciamo da circo mediatico. Sa cosa le dico invece? Che l’autonomia differenziata ha un vizio persino peggiore, giusto per restare con i piedi per terra. Non serve a niente e a nessuno. Ma proprio a niente e soprattutto, cosa ancor più grave, non serve al Paese perché e nemmeno al Nord…».
Chi non ricorda il “baffo” sornione di Pino Soriero. Ex parlamentare dell’intera traslazione comunista ed ex comunista, fino ad un posto nel governo Prodi da sottosegretario. Figura di rilievo del partito regionale e nazionale (nelle sue diverse denominazioni) e oggi attento e vivo più che mai sul versante della “donazione” di conoscenza ed esperienza a chi governa e siede in Parlamento. È segretario dell’associazione nazionale degli ex parlamentari, sono più di 1400. L’associazione la presiede un’altra e griffata vecchia volpe delle conoscenze giuridiche di Palazzo, Peppino Gargani e dalle nostre parti schiera in “squadra” menti vivaci e sempre raffinate come Agazio Loiero e Mario Tassone, tanto per dirne qualcuna.

Ma davvero ora va a finire che non conviene neanche al Nord l’autonomia differenziata?
«No, non conviene neanche al Nord. Forse soprattutto al Nord. E sa perché? Perché nel Mezzogiorno c’è potenzialmente più benzina in serbatoio. La domanda una resta. Se lo sviluppo anche nel Sud ha fatto passi da gigante, grazie innanzi tutto alla rete delle eccellenze delle università, della ricerca, delle start-up e degli spin-off promossi in tanti casi da giovani. Se questo Mezzogiorno è così in evidente crescita e ancor di più lo è potenzialmente. Se è vero come è vero che chiunque, oggi come oggi, scommetterebbe di più sul Pil del Sud che su quello stereotipato del Nord, quantomeno a lungo termine. Se è fero tutto questo, ed è vero, siamo convinti che convenga davvero al “grande Nord” di calderoniana ispirazione tagliare i ponti con l’autonomia differenziata? Ci fa un affare la padania?».

Secondo lei non lo fa?
«Certo che no. A lungo termine certamente no. Il futuro dell’economia e dello sviluppo è più a sud che a nord. Non siamo solo noi a dirlo ma tutti gli analisti internazionali. Fosse anche per una dotazione originale o per rotazione sistemica delle “onde” economiche c’è da scommettere, oggi come oggi, più sullo sviluppo del Mezzogiorno che del Nord del Paese. Non è certamente il caso di ricordarle che la Germania è in recessione, il vecchio modello continentale è in grande crisi. Il mondo cambia alla svelta e tutti sono convinti che è più a sud che si accomoderà la parte giusta del futuro. Di sicuro, com questo confuso e articolato disegno di autonomia differenziata, ci rimette l’Italia. Che produrrà complessivamente meno…».

La California è qui allora?
«Non esageriamo, anche se colgo la provocazione. Però è potenzialmente un affare il Sud dell’Italia. E può dare una grossa mano al Nord e al Paese. Ma non va depresso, demotivato, disincentivato. Semmai il contrario, avrebbe bisogno di veder puntate più attenzioni e finanziamenti mirati a ricerca e sviluppo di ultima generazione. Altro che autonomia differenziata, roba vecchia che non serve a nessuno».

Ma non esiste quindi secondo lei un problema regionalismo, il suo affievolirsi progressivo?
«Certo che esiste. L’istanza di revisione è corretta, la ricetta però è sbagliata e ancor peggio inutile. C’è un problema di messa a fuoco, a punto, di un nuovo regionalismo ma non alla Calderoli. Peraltro devo aggiungere che si sta registrando una overdose di disegni di legge e proposte attuative, una diversa dall’altra. Un gran caos e una confusione totale che rischia di mettere in crisi il sistema. Le ripeto, però, che è soprattutto di inutilità che si “macchia” questa autonomia disegnata alla Calderoli. Il progetto attuativo di un’autonomia differenziata, a federalismo fiscale inattuato, è anacronistico se si considerano gli shock che hanno colpito l’economia e la società italiana negli ultimi tre anni. Ancor più anacronistica appare questa prospettiva se la confrontiamo con l’esigenza di un piano energetico nazionale volto a migliorare il mix energetico e a ridurre la nostra dipendenza da altri Paesi. Voglio dire, a volte e per certe battaglie di sopravvivenza non basta l’Italia e nemmeno l’Europa e che facciamo? Riduciamo a pezzi separati la produzione del nostro Paese? Glielo ripeto fino alla noia, è inutile e anacronistico».

Sta dicendo che giochiamo a monopoli mentre il mondo corre altrove?
«In parte è così, inutile nasconderlo. Ci sono temi come la sanità, l’ambiente, le energie, le comunicazioni e le telecomunicazioni che a stento si riescono a trattare su scala nazionale o continentale. Si immagina con un “dinosauro” in campo come l’autonomia differenziata?».

Ma allora perché il tema scalda i cuori della politica e “buca” i media?
«Perché la propaganda di questi tempi fa comodo più o meno a tutti, molto meno ai cittadini. Il centrodestra di governo nazionale, peraltro, “pareggia” i propri conti interni in vista dei manifesti per le Europee. Meloni insegue il premierato. Forza Italia la riforma della giustizia. E la Lega l’autonomia differenziata. Vessilli da esporre. Uno per uno e palla al centro. Ovviamente ognuno di questi temi è complicatissimo e la strada per le riforme vere è lontanissima…».

Sta dicendo che passate le elezioni europee non se ne parlerà più?
«Non mi meraviglierei affatto se andasse proprio così…».

d.m.