Adunata di popolo contro la annessione di Rende a Cosenza

Manifestazione sabato pomeriggio nel centro storico della città oltre Campagnano. Iantorno: non siamo contro la città unica, siamo contro l'imposizione per legge senza informare e consultare i cittadini

Ad ascoltar la gente, il popolo, cittadini in qualità di “azionisti unici” di una comunità, di una città.
Un sabato speciale per il centro storico di Rende, “presepe vivente” e memoria storica di un perimetro che ha inorgoglito e tirato a lucido la Calabria e il Mezzogiorno. Museo civico ore 17, recita la locandina. Adunata di popolo con le orecchie protese ad ascoltare, sedimentarie idee ma anche prospettive concrete. In mezzo alla strana contesa la proposta di legge regionale che d’imperio vuole unire Cosenza a Rende e Castrolibero, fondere le ultime due per incorporarle nella prima. A queste latitudini, tradotto in sintesi, poco meno di una vera e propria annessione con il “gioiello di casa”, Rende appunto, sotto le grinfie dissestate di Cosenza.
Ma è ad ascoltar la gente che tutte le associazioni e i movimenti rendesi si danno appuntamento nel sabato pomeriggio del centro storico di Rende.
《Stavolta il microfono è in mano innanzitutto ai cittadini – commenta Pierpaolo Iantorno, ex assessore e socio fondatore di RendeSì -. Dal momento che nessuno li informa, li consulta, a partire ovviamente dalla Regione, li ascoltiamo noi. La città unica per legge è una imposizione che non si comprende, da nessun punto di vista. È un’iniziativa da camarilla per usare una definizione di un grande della storia politica italiana. È irrazionale, antistorica, di rilevanza sociale ed economica modestissima. Tanto più se imposta e non sedimentata. Anche lo studio di fattibilità da poco spalmato sulla stampa come regalo natalizio è fuorviante, pubblicitario. Si assembla come beneficio una cifra in milioni che di fatto comprende 10 anni di unione tra città. Della serie, pochi spiccioli ogni anno contabile. E poi, ci chiediamo, quand’anche fosse vero in minima parte che si potrebbe godere di una presenza maggiore di risorse statali è per 4 soldi che si possono dissolvere nell’acido 3 città? Per 10 milioni di euro all’anno Rende dovrebbe chiamarsi Cosenza accollandosi, rendesi e castroliberesi, non meno di 300 milioni di euro di debiti che regnanza assai nota a Palazzo dei Bruzi ha maturato? Quale sarebbe il vantaggio reale dei cittadini rendesi e, aggiungo, castroliberesi? E poi, gli studi di fattibilità e le proposte di unione tra Comuni, non dovrebbero trovare genesi nei consigli comunali e tra i cittadini e non nel contrario, cioè direttamente con impulso per legge della Regione? Domandone finale: perché la Regione si fa ostinatamente promotrice di una proposta così coercitiva e irrazionale senza iniziare dal basso, iniziando cioè a unire servizi e convivenza civile? A chi interessa questa cosa? Ecco, queste domande mettiamo al centro della contesa preferendo ascoltare i cittadini liberi di pensiero e di clientela. Noi il sospetto lo nutriamo, forte, quasi confermato. E cioè che con Rende e Castrolibero qualcuno vuole ripulire i disastri contabili (e politici) di Cosenza. Ma preferiamo che stavolta siano i cittadini a manifestare il loro pensiero in merito, la partita è ancora aperta e con la discesa in campo del popolo il risultato non sarà quello da pronostico della camarilla…》.