Il pasticciaccio Conad di Catanzaro e il bivio di Fiorita

Il sindaco alle prese con un “carrello” spinoso nella città capoluogo, la concessione (con pratiche avviate prima del suo avvento) per un punto vendita su corso Mazzini e dopo pochi giorni l'avvio della procedura di «revoca in autotutela» per una serie di gravi criticità emerse. La memoria difensiva dell'imprenditore Mottola di Amato transita l'intera vicenda tra le “braccia” di un grande punto interrogativo: chi gli aveva garantito e perché che l'operazione sarebbe andata a buon fine?

Persone oltre le cose, sì. Ma fino ad un certo punto però perché stavolta le “persone” si interrogano in forma massiva e il punto interrogativo che ne viene fuori è grande come una casa a Catanzaro: chi ha lasciato intendere, e soprattutto perché, che si sarebbe potuto aprire un punto vendita Conad su corso Mazzini in evidente “antipatia” con le severe prescrizioni del piano regolatore, delle norme antincendio e della certificazione di agibilità? Perché l’amministrazione comunale prima concede l’autorizzazione e dopo pochi giorni va di freno a mano e avvia le procedure di «revoca in autotutela» dell’autorizzazione stessa?

Accade tutto tra l’Immacolata e Capodanno lungo il corso principale nonché salotto buono di Catanzaro. L’autorizzazione, l’inaugurazione, i carrelli a festa. Poi la “frenata”. Una commissione convocata di gran fretta, i pareri negativi e ispettivi dei vigili e degli uffici competenti. L’improvvisa rotazione dei dirigenti nonché la sostanziale defenestrazione dall’Urbanistica di quello che firma l’autorizzazione. E poi l’avvio della «procedura di revoca in autotutela» dell’autorizzazione stessa. Il grande freno a mano alzato che poi inevitabilmente provoca la corposa memoria difensiva (25 pagine più allegati) presentata dall’imprenditore Maurizio Mottola di Amato. Dove dentro c’è un po’ di tutto e anche di più (compresa la citazione, non è dato sapere a che titolo, di un pezzo de “il Fatto di Calabria”). E dove dalla prima all’ultima pagina si aggira come un “fantasma” stampato su carta il principale dei “non detti” di Maurizio Mottola di Amato, non privo di sostanziale ragionevolezza: della serie, perché mi avete fatto aprire e dopo pochi giorni mi dite di dover chiudere? Ma non era tutto chiaro sin dall’inizio che queste erano le carte, i numeri e la partita in gioco? Già, come dargli torto, dal suo punto di vista.

Occorre allora riavvolgere un attimo il “nastro” per dar maggior sostanza al “non detto” di Mottola di Amato spalmato dentro 25 pagine di memoria difensiva.

È il 7 giugno del 2022 quando l’imprenditore presenta ufficialmente all’ufficio Suap del Comune di Catanzaro il progetto per «lavori di diversa manutenzione e distribuzione degli spazi interni» relativo all’immobile su corso Mazzini così da adibirlo «ad attività commerciale in conformità alla sua storica vocazione trattandosi di immobile che, da sempre e sin dalla data di approvazione del vigente Prg è stato destinato allo svolgimento di attività commerciali». E cala le carte, tutte, Mottola di Amato. Senza nascondere nulla a cominciare dalla struttura «di medie dimensioni» trasferita da viale Pio X, alla convenzione con una ditta per i parcheggi fino ai metri quadrati autodichiarati fin dall’inizio 670 lordi, ben sopra i 400 prescritti dal piano regolatore per le zone “A” come corso Mazzini. Tutto chiaro sin dall’inizio quindi, per Mottola di Amato. Il parere dell’Asp, la domanda ai vigili del fuoco per la Scia antincendio, il sostanziale “occhio strizzato” degli uffici urbanistici. Si può fare, insomma. La partita può iniziare, lascia intendere senza ovviamente ancora poterlo sottoscrivere l’amministrazione comunale. Siamo nella stagione della “terra di mezzo” in quel giugno del 2022. Tra chi saluta, chi promette, chi progetta e chi lotta per il consenso. Già perché dopo qualche settimana si vota e a fine giugno è Fiorita, con discreta e stratificata sorpresa, a salire sul trono più alto con la fascia tricolore. Le carte però non si fermano e vanno avanti e soprattutto nessuno indica direzioni diverse e avverse a Mottola di Amato. Che a due passi dalla festa dell’Immacolata apre regolarmente così come ampiamente previsto dalle carte fino a quel momento presentate e incassate dal Comune.

Il resto è cronaca di una festa mozzata tra Natale e Capodanno per il punto Conad di corso Mazzini. Il freno a mano che si è alzato. E questo “stupore”, la tempistica stressata nonché l’interessamento di un consigliere comunale che avrebbe sollevato il caso e che vivrebbe conflitto di interessi in materia, stanno tutti nelle pagine della memoria difensiva con cui Mottola di Amato chiede di revocare l’avvio della revoca. Il “blitz” dei vigili al parcheggio di domenica, la commissione convocata il giorno dopo Santo Stefano, pareri negativi che arrivano in serie e a tappe (per Mottola di Amato) forzate. Tutto all’improvviso e in senso contrario rispetto al “vento precedente”, secondo l’imprenditore che aveva messo le carte in tavola a giugno. Tutto “troppo” e troppo in fretta, secondo la “memoria”. Perché i parcheggi, domenica a parte, ci sono e perché il resto della documentazione sarebbe in linea con la precedente attività presente nello stesso immobile lungo il corso. Ma poco o nulla in “memoria” sta scritto a proposito della certificazione antincendio (che continua a non esserci e del resto non è presente neanche nell’autorizzazione concessa dal Comune). Poco o nulla sull’unica porta che gestisce ingressi e uscite. Poco o nulla su quanto scrivono i vigili «non è stato esibito il Cpi né la certificazione di agibilità dell’immobile». E soprattutto poco o nulla sul perché dovrebbe essere consentita la vendita al dettaglio ad una struttura di «medie dimensioni» di oltre 600 metri quadrati quando il piano regolatore ne prescrive al massimo 400.

Poco o nulla perché poi di fatto, nella sua memoria, l’imprenditore ospita con agio quel “fantasma” che non privo di ragioni e ragionevolezza sempre la stessa cosa chiede: sapevate già tutto, sostanzialmente, perché mi avete fatto aprire e poi all’improvviso mi dite di chiudere?

Già, perché? Quesito dalla pregnanza notevole superato forse da un altro che in corso d’opera ha “messo la freccia” e che recita più o meno così: e ora che ha in mente di fare il sindaco Fiorita che peraltro è arrivato al comando dopo quelle “carte” di inizio giugno? Riflette? Rallenta la revoca? Ne dà seguito invece? Rispetta o no le prescrizioni del piano regolatore?
Mica male, come “carrello”, per il nuovo sindaco del capoluogo…

I.T.