“Abusi del potere” in un supermercato, la saracinesca inizia ad abbassarsi…

Affari & politica a Catanzaro, il Comune dà avvio alle procedure «per l'annullamento in autututela» dell'autorizzazione appena concessa a dicembre per l'apertura di un punto Conad nel cuore del centro storico, su corso Mazzini. E nel giorno di San Silvestro rotazione generale di dirigenti con “spostamento” ad altra mansione per chi ha firmato la concessione... Basterà tutto questo per mettere la “polvere sotto il tappeto”?

“Persone oltre le cose”. Poi però accade anche che ci sono “persone” che si incazzano, o più verosimilmente si spaventano, e non ci vanno più “oltre le cose”. Anzi, vanno di retromarcia e iniziano ad abbassare la saracinesca.

È il caso del punto Conad nel cuore del centro storico di Catanzaro, siamo su corso Mazzini.

Il giorno che precede San Silvestro “il Fatto di Calabria” descrive un (poco) singolare e sempre presunto “abuso del potere” andato in scena nel capoluogo, un supermercato nel salotto buono della città con più metri quadrati in dote che regole e vincoli rispettati, a partire dalla “bibbia” del Piano regolatore. Un supermercato peraltro con retroscena tipico e iconografico per la città, a partire dalla griffe di partenza e cioè dall’imprenditore protagonista passando per la moglie in consolidata toga planando poi piuttosto dolcemente sulle entrature politiche “docenti” che non sarebbero mancate di certo in consiglio comunale.

Un “dipinto” tipico, quello rappresentato il giorno prima di San Silvestro, con tratti di probabile e densa illegalità che solo “casualmente” conosce tra i primissimi atti 2023 del Comune di Catanzaro una specie di svolta. O di conferma. O di coda di paglia. Un gigantesco freno a mano alzato «in autotutela» da parte dell’amministrazione che avvia «il procedimento per l’annullamento d’ufficio in autotutela del provvedimento amministrativo». Siamo all’alba del nuovo anno. Dove il «provvedimento amministrativo» su cui fiondare di corsa il freno a mano è l’autorizzazione concessa invece i primi di dicembre dal dirigente AA.EE. e Suap Antonino Ferraiolo. È lui che dà il via libera al carrello della spesa sui marciapedi di corso Mazzini altrimenti definiti “zona A” nel piano regolatore comunale (zona nella quale è inibito il grande commercio alimentare su superfici superiori ai 400 metri quadrati, il “nostro” ne ha documentalmente di più). È sempre il dirigente Ferraiolo che nell’autorizzazione “dimentica” di citare ispezione e parere eventualmente favorevole del vigili del fuoco, non ve ne è traccia anche perché il punto vendita ha una sola porta per ingresso, uscite e se capita pure fiamme appresso. È ancora lui, il dirigente Ferraiolo, che in delibera acquisisce come favorevoli pareri che non lo sono, o che rimandano, oppure che “incassa” come certa una semplice promessa, un “pagherò”. È il caso dell’area parcheggio che è uno dei prerequisiti per l’apertura del carrello della spesa nel salotto buono della città. Ferraiolo dà per cosa fatta e operante una convenzione con un parcheggio in galleria Mancuso, ovviamente “dimenticando” che poi lì ci debbono andare per forza i vigili urbani a ispezionare la faccenda ed è appena il caso di leggere cosa annotano, una volta sul posto…«Nella data del 18/12/2022, alle ore 12,15 circa, è stato espletato sopralluogo accertando contestualmente che l’autorimessa Parking Service, indicata nella “relazione tecnica” quale area asservita all’attività, tale da consentire l’apertura, risultava chiusa».

Già, chiusa. Una convenzione parcheggi con il “palo morto”, verrebbe da dire. Eppure questa convenzione era e rimane necessaria per l’autorizzazione all’avvio dell’attività di esercizio che pure, pre mortem, era stata già concessa. «Pertanto si esprime parere negativo» autografano i vigili e non è l’unica delle sigle griffate. Perché in altro ambito, oltre alla «inesistenza di un piano parcheggi» ecco piombare un carico da 11 sul tavolo, «non è stato esibito il Cpi né la certificazione di agibilità dell’immobile». Sicché, inevitabilmente, «la pratica ha esito negativo».

“Persone oltre le cose”. Anche oltre i marciapiedi perché sono sempre i vigili poi ad annotare che la concessione dovrebbe tenere conto «del carico e scarico delle merci a pochi metri dall’esercizio» ma tutto ciò è possibile «senza impedirne l’uscita da Via Nuova o da Scesa Porta di Mare/Via Cilea secondo l’attuale senso di marcia». Alla semplice interpretazione della foto allegata in apertura le controdeduzioni. Quello “scarico e carico” merci con tanto di furgone sul marciapiede quanto rende agibile il transito dei mezzi o non piuttosto un vero e proprio “blocco” alle persone che camminano a piedi?

“Persone oltre le cose”. Ma non sempre oltre le regole. Il dirigente del settore Urbanistica, gettonatissimo in materia ed ad un certo punto interpellato formalmente per un parere con l’inchiostro, “sentenzia” che «le attività commerciali all’ingrosso e al dettaglio urbanisticamente compatibili in zone omogenee di tipo “A” abbiamo superfici lorde minori di mq 400 così da ottenere autorizzazioni amministrative per l’apertura, il trasferimento di sede e l’ampliamento delle medie strutture».

Difficile essere più chiari di così nel verbo grigio del “burocratese”. Il “nostro”, il punto Conad nel salotto buono e riservato della città capoluogo e in zona “A”, di metri quadrati lordi complessivi ne ha invece 650 ed è lo stesso dirigente Ferraiolo che non può “dimenticare” il dato in delibera di autorizzazione al trasferimento della sede del supermercato su corso Mazzini (che poi di questo si tratta, proviene da altra via della città).

E allora? Perché concedere l’autorizzazione all’esercizio se i metri quadrati non lo consentono, del parere dei vigili del fuoco non v’è traccia mentre invece, vi è traccia, di esiti negativi dei vigili urbani post mortem per quanto riguarda area parcheggio e certificazione di agibilità dell’immobile? Già, chissà perché.

Non ha più tempo però per chiederselo, nel senso che se risponde a se stesso Ferraiolo non vale più. Il giorno di San Silvestro, del tutto “casualmente” il giorno dopo la prima “puntata” de “il Fatto di Calabria”, è stato fatto transitare ad altra mansione all’interno di una generale rotazione dei quadri dirigenti. E questo è niente perché il primo giorno utile e lavorativo del nuovo anno ecco arrivare il pulsante che inizia ad abbassare la “saracinesca”. L’amministrazione comunale in modalità “retromarcia”. L’avvio del procedimento «per l’annullamento d’ufficio in autotutela del provvedimento amministrativo».

Un po’ come dire che a film appena iniziato, ma molto ben delineato, si aprono le luci in sala, si spegne il proiettore e si riavvolge il nastro. Chissà se per farlo sparire del tutto. Basterà?

“Persone oltre le cose”. Poi però a volte ci sono anche “persone” che vengono prima delle “cose”. O che vedono prima le “cose”.

È il 18 ottobre quando i due consiglieri comunali di “Rinascita”, Valerio Donato e Gianni Parisi, presentano una proposta di deliberazione del consiglio per la «presa d’atto della nullità, in via di autotutela, del “Provvedimento” sui criteri per il rilascio delle autorizzazioni amministrative per l’apertura, il trasferimento di sede e l’ampliamento delle medie strutture di vendita e norme sul procedimento concernente le domande relative alle stesse». Che poi significa, rivediamo tutti quanti i criteri e in gran parte i vincoli che inibiscono iniziative commerciali importanti nelle aree cosiddette “A”, come corso Mazzini. La proposta non semina molto interesse in aula, almeno all’inizio e all’apparenza. Sicché i due lamentano il silenzio e ci ritornano attorno al 24 novembre. E caricano sui contenuti eccependo su un vizio d’origine del provvedimento, assunto con delibera di giunta del 10 luglio 2008, «in virtù di uno studio dello sviluppo della rete commerciale, allo stato sussistente» e incidente, tra l’altro, sul regolamento edilizio laddove prevede «la richiesta di elementi costitutivi del diritto alla apertura o modificazioni di autorizzazioni, provvedendo alla qualificazione delle strutture di vendita ed alla relativa disciplina». Ebbene, dicono Donato e Parisi, la disciplina delle attività commerciali e soprattutto la disciplina urbanistica ed edilizia per la apertura di attività commerciali costituisce materia riservata alla competenza del consiglio comunale. «Un vulnus che i proponenti chiedono di sanare reinvestendo il consiglio della materia con le modifiche che ritengono necessarie, riguardanti una disposizione che inficerebbe qualsiasi iniziativa commerciale di medie e grandi dimensioni che volesse impiantarsi nel centro e anche fuori di esso. È il caso, per esempio, di catene commerciali che necessitino di locali uguali o superiori a 250 metri quadrati interni».

Più metri quadrati per catene commerciali anche nelle vie del centro storico e del corso. Rivediamo i criteri. Questo il senso della reiterata proposta di Donato e Parisi. Che tutto potevano immaginare, ma proprio tutto, tranne che 15 giorni dopo avrebbe aperto proprio un punto Conad da 650 metri quadrati su corso Mazzini. Quando si dice il caso. E soprattutto all’improvviso…

I.T.