Morte pentito di ‘Ndrangheta: indagati i medici del carcere

Il giorno prima di morire l'uomo aveva lasciato un biglietto, che il figlio consegnò poi alla Polizia, in cui chiedeva di essere sottoposto ad autopsia per accertare le cause delle sua morte ed eventuali responsabilità

Per il pm Gabriella De Lucia non avrebbero agito secondo quando raccomanda l’”ars medica”: avrebbero omesso la diagnosi e trattamenti terapeutici adeguati. Si tratta di otto medici delle carceri di Prato e Pescara, indagati per omicidio colposo in relazione alla morte di Domenico Cricelli, pentito della ‘ndrangheta che per anni ha vissuto sotto protezione in Abruzzo, prima nel Teramano, poi a Montesilvano (Pescara), dove è deceduto a 51 anni il 13 maggio 2019. A spiegare i dettagli dell’inchiesta è un articolo a firma di Maurizio Cirillo nell’edizione odierna del quotidiano “Il Centro”. Degli otto imputati, che nel febbraio 2023 dovranno presentarsi davanti al gup di Pescara, sei avevano avuto modo di rendersi conto delle condizioni di salute del detenuto nel carcere di Pescara, due lo avevano visitato quando era in Toscana. Il giorno prima di morire, si legge su “Il Centro”, Cricelli aveva lasciato un biglietto, che il figlio consegnò poi alla Polizia di Pescara. in cui chiedeva di essere sottoposto ad autopsia per accertare le cause delle sua morte ed eventuali responsabilità. «Una richiesta cui venne dato seguito dalla Procura di Pescara», con il pm Salvatore Campochiaro che dispose l’autopsia. Cricelli morì per l’aggravarsi di una malattia che lo aveva colpito molti anni prima e che, a detta dei familiari «che con la loro denuncia hanno fatto scattare l’inchiesta appena conclusa con la richiesta di processo per gli otto medici, sarebbe stata sottovalutata se non addirittura trascurata» .