Il piombo per Cannizzaro, è allarme rosso

La Dda di Reggio non esclude nessuna traccia ma è evidente che si indaga soprattutto nel retaggio dei "messaggi" delle cosche

Nel 2004 del piombo feroce penetra ad altezza d’uomo dalla finestra di Saverio Zavettieri a Bova Marina. Resta illeso e più o meno “vivo” per miracolo. In molti preferiscono non dare molto peso alla faccenda, soprattutto sul versante mediatico che sconfina agevolmente poi con quello politico e giudiziario. Poco più di un anno dopo, siamo nell’ottobre del 2005, il “conto” lo paga per tutti Franco Fortugno steso per terra.
Cosa c’è davvero allora dietro spari ad altezza d’uomo che inevitabilmente le cosche destinano “ove necessario” alla regnanza politica di turno? L’ammaccamento di un profilo politico esageratamente impegnato sul versante pratico dell’antimafia? Un “promemoria” da inviare con gli spari a chi troppo disinvoltamente si muove provando a dimenticare passato e impegni presi? Oppure vero e proprio regolamento intraneo di conti, dove per “intraneo” si intende lotta stratificata tra bande contrapposte a più livelli?
Ve ne è una quarta di ipotesi, di pura scuola e cioè l’autoproduzione del gesto che è sostanzialmente da escludere in considerazione della serietà degli eventi e dei protagonisti.
In ogni caso la Dda di Reggio sotto la guida di uno dei magistrati più intraprendenti e intuitivi del Paese in materia lotta vera alle cosche, Bombardieri, al momento non esclude nessuna di queste “vie” che potrebbero condurre alla genesi del piombo contro la segreteria di Ciccio Cannizzaro. Tutto aperto, sul versante investigativo. E già questa è una notizia. E massima attenzione, a differenza degli spari del 2004 a casa di Zavettieri…

I.T.