Il no (per ora) delle cosche ad un’altra “Capaci” in Calabria

Le consorterie criminali del Sudamerica e la 'ndrangheta Oltreoceano avrebbero spinto per l'eliminazione di Gratteri in stile “Falcone” ma le “famiglie” del Reggino e del Catanzarese si sarebbero opposte temendo una insopportabile (e poco redditizia) risposta dello Stato

Un “no” che in pochi si possono permettere. Un “no” più fino e sofisticato che ostile, nella sostanza. Un “no” che fin qui avrebbe impedito che attorno a Nicola Gratteri venisse impiantato un attentato in Calabria in stile Falcone, con un’altra pirotecnica e drammatica strage di Capaci questa volta dall’altra parte dello Stretto.
Le cosche di ‘ndrangheta del Reggino e del Catanzarese si sarebbero opposte (più o meno fermamente) alla organizzazione in “franchising” del grande attentato contro il procuratore capo di Catanzaro fortemente voluto, al contrario, dalle più brillanti consorterie criminali del Sudamerica e dalla ‘ndrangheta che Oltreoceano ha sedimentato i suoi grandi affari sul traffico internazionale della droga.
Secondo quanto è nella disponibilità delle notizie raccolte da “il Fatto Quotidiano” le cosche calabresi non si sarebbero rese disponibili a fare da “logistica” ad una nuova “Capaci”, sia pure su input internazionale. E questo per evitare immediate e irreversibili attenzioni e reazioni dello Stato, inevitabilmente a più livelli, proprio nelle viscere della Calabria. Non solo in termini di “gendarmeria” nelle contrade, ma anche sottoforma di inasprimento dei rapporti da sempre confinanti proprio tra Stato e malaffare. Oltreoceano il crimine non ha reticenze a schierarsi e a fare affari contro lo Stato. La ‘ndrangheta in Calabria, invece, gli affari li costruisce proprio con lo Stato e in ogni caso senza averlo apertamente contro e sarebbe stato questo il ragionamento “fino” che avrebbe impedito fin qui che cosche conterranee fungessero da logistica al grande attentato contro Gratteri che i servizi stranieri e l’Fbi avrebbero intercettato in conversazioni dal Sudamerica.
Il rischio, però, permane anche perché non è dato sapere se il “no” delle cosche reggine e catanzaresi ad una nuova “Capaci” in Calabria è reiterato, diventato trattabile, o persino superato. L’attenzione, a livello istituzionale e di sicurezza, è massima.
Del resto il progetto di attentato “intercettato” telefonicamente all’estero non solo è credibile come ipotetico crimine, al punto che indaga la Dda di Salerno competente sui magistrati dei distretti calabresi. Vi è persino di più perché gli stessi magistrati della procura campana starebbero verificando eventuali collegamenti tra quanto segnalato dall’Fbi ai servizi italiani e una indagine ancora aperta e che ha a che fare con veri e propri preparativi di un agguato che poi è stato sventato. Siamo nel 2020, non sono passati molti giorni dal blitz di “Rinascita Scott”. Secondo quando riportato in una informativa da un ufficiale dei carabinieri un killer professionista sarebbe stato assoldato dalle cosche per fare fuori Gratteri, naturalmente utilizzando un fucile dalle potenzialità “libanesi”. Armi da guerra, insomma. Altra tecnica, e altro scenario e magari anche altra genesi, rispetto ad una nuova “Capaci” che boss Oltreoceano disegnavano (e magari disegnano ancora) per Nicola Gratteri. Fin qui incontrando l’ostilità delle cosche reggine e catanzaresi. Che evidentemente (ma chissà fino a quando) preferiscono il “doratissimo” e silente vivere quotidiano…

I.T.