‘Ndrangheta, pentito si autoaccusa di un omicidio: condannato a 14 anni

Il pm aveva contestato anche l’aggravante delle sevizie e della crudeltà che, però, non sono state riconosciute dal Tribunale

Il collaboratore di giustizia Santo Mirarchi è stato condannato a 14 anni di reclusione per l’omicidio di Luigi Grande avvenuto il 12 agosto 2009. La sentenza è stata emessa dal gup di Catanzaro Antonio Battaglia, in sede di rito abbreviato. Mirarchi, difeso dall’avvocato Michel Gigliotti, si era autoaccusato dell’omicidio davanti all’attuale procuratore aggiunto di Catanzaro Vincenzo Capomolla nel corso dei suoi primi 180 giorni di collaborazione.
Lo scorso 21 gennaio il pm Debora Rizza aveva chiesto una condanna a 12 anni di reclusione e aveva contestato l’aggravante delle sevizie e della crudeltà. Aggravanti alle quali si era opposto il difensore di Mirarchi ritenendole non più contestabili perché formulate dopo l’ammissione del rito e inoltre perché i fatti erano già conosciuti e per questa ragione le aggravanti sarebbero dovute essere contestate prima. Il gup ha riconosciuto le ragioni della difesa e ha escluso l’aggravante.
L’omicidio di Luigi Grande si inquadra nella sanguinosa faida consumatasi, nel territorio di Borgia e Roccelletta, tra il 2005 ed il 2010. La vittima sarebbe stata uccisa perché ritenuta implicato nel sequestro e omicidio di Giuseppe Fraietta, cognato di Mirarchi. Ai familiari di Luigi Grande, costituitisi parte civile, è stato riconosciuto il risarcimento del danno ed è stata concessa una provvisionale di 100mila euro.