Estorsione a imprenditori, operazione “Pensierino”: quattro condanne in abbreviato

A finire sotto processo anche le vittime dell’estorsione, ossia i titolari della ditta interessata a Reggio Calabria

Nella giornata di ieri il Gup di Reggio Calabria, Francesco Campagna, ha definito in primo grado il troncone in abbreviato del processo scaturente dall’operazione “Pensierino”, che aveva portato poco meno di un anno fa all’arresto di tre persone ritenute affiliate alle cosche Libri e Morabito, per due tentate estorsioni nella zona di Mosorrofa e Terreti. Il giudice ha condannato i quattro imputati.
A finire sotto processo erano state anche le vittime dell’estorsione, ossia i titolari della ditta interessata, Francesco Benedetto e Caterina Tripodo. Quest’ultima – difesa dall’avvocato Luca Cianferoni del Foro di Roma – era accusata di favoreggiamento personale aggravato, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti, nonché per aver richiesto ad un finanziere di verificare i precedenti penali di un altro individuo accedendo allo Sdi. Pertanto, la pubblica accusa aveva chiesto la condanna della stessa a 8 anni di reclusione. Il Tribunale di Reggio Calabria, pur ritenendo provate talune delle condotte contestate, ha escluso l’aggravante mafiosa ed assolto l’imprenditrice dai reati relativi alle fatture per operazioni inesistenti.
Sono quindi stati condannati:
Riccardo Artuso a 8 di reclusione e 5.333 euro di multa;
Bruno Scordo a 6 anni e 8 mesi di reclusione, 5.333 euro di multa;
Francesco Benedetto a 3 anni e 4 mesi di reclusione;
Caterina Tripodo a 2 anni e 8 mesi di reclusione.