Aggiunti un posto a tavola e poi scappa, i misteri dell’appalto mensa all’Asp di Cosenza

Gli ultimi “disordini” al Giannettasio di Rossano (con affidamento in prorogatio revocato alla Siarc) ripongono al centro la questione della gara unica bandita da quasi 2 anni ma la commissione non esamina le offerte, si dimettono uno dopo l'altro tutti i membri (compreso il direttore amministrativo). Perché? Cosa c'è in “tavola” e cosa deve arrivare?

Troppi margini di insicurezza sul posto di lavoro. Di varia natura e di vario genere. E poi, che non è un dettaglio ma che arriva persino dopo come rimostranza, mancano delle mensilità da liquidare ai dipendenti. E così il commissario dell’Asp di Cosenza, La Regina, non ha perso altro tempo e ha revocato l’affidamento in prorogatio alla Siarc per quanto riguarda la fornitura di pasti all’interno dell’ospedale Giannettasio di Rossano. Fatale l’ultima manifestazione dei dipendenti di appena qualche giorno fa. Un tema vecchio e spinoso, questo dell’appalto mensa negli ospedali dell’Asp di Cosenza. Stavolta “penetrato” di vertenze tutte nuove come livelli di sicurezza “latitanti” sul posto di lavoro. La sensazione però, nonostante la consolidata tempestività di La Regina, è che la partita difficilmente sia giocabile a pezzi. La “tavola” una è, ma non si imbandisce mai definitivamente. E la “tavola”, tanto per capirci, è la gara unica per il territorio Asp di Cosenza che è stata (finalmente) deliberata niente di m eno nel maggio del 2020. A sua volta dopo 13 anni di continui e apparentemente irrazionali affidamenti in prorogatio. Della serie, un anno ha sempre tirato quello appresso e per ben 13 lunghissimi anni (spendendo tra l’altro di più negli ospedali con prezz i fuori mercato, con soldi ovviamente rigorosamente pubblici). Nel maggio del 2020 arriva finalmente la delibera per la gara unica e l’appalto da assegnare ad un unico e legittimo contraente ma chissà perché, o forse più d’uno lo sa benissimo, questa gara non si fa mai per davvero nel senso che le offerte ci sono (sono 6) ma la commissione non le esamina. Restano lì, lettera morta. E restano nella commissione che deve in teoria esaminarle ma chissà perché, o forse più d’uno lo sa benissimo, cadono come bir illi e si dimettono uno alla volta quasi tutti i componenti. Cordasco, Marano, Figlino, Pagliuso. Senza contare delle dimissioni “misteriose” del direttore amministrativo dell’Asp, il pugliese Friolo. Dietro e dentro le sue valigie con cui ha detto addio a via Alimena ci sarebbe, secondo fonti maliziose, proprio la “tavola” della gara per la mensa che non si apparecchia mai. O non come lui avrebbe voluto. Già, ma perché non si “apparecchia” mai a dovere questa benedetta (o maledetta gara) attesa da 13 anni e finalmente deliberata nel maggio del 2020? È credibile con singole vicissitudini personali la fuga di massa dei commissari giudicanti che uno alla volta se la danno a gambe? Le sei offerte pervenute non “piacciono” a qualcuno? Fonti non prive di dense d osi di malizia sussurrano che i partecipanti alla gara siano partite Iva di tutto rispetto. Qualcuna delle quali dalle configurazioni di vero e proprio colosso. Ma perché si dimettono uno dopo l’altro i membri di questa benedetta commissione? Forse che la gara, ad esaminar le offerte, offrirebbe esiti inattesi o in ogni caso non graditi e qualcuno ci potrebbe persino rimanere male? Oppure adesso sono arrivati i “commissari” giusti nel momento giusto e si potrà “procedere”? Chissà. Per ora tutto resta inspie gabilmente fermo. A meno che a mettersi di traverso non arrivi come al solito qualche indesirata lente “inquirente” che negli ultimi tempi “bussa” senza troppi inviti alla porta di via Alimena…

I.T.