Rianimazioni virtuali per il Covid di Calabria, anche così è stata evitata la zona arancione

Lungo il Tirreno cosentino la solita guerra di campanile tra Cetraro e Paola con l'Asp che non riesce e imporre le proprie stesse direttive.

《Non avendo ancora ricevuto la disponibilità dei medici anestesisti necessari ad integrare l’attuale organico si ritiene opportuno procrastinare la trasformazione della Rianimazione in Rianimazione Covid. Pertanto, è possibile procedere al ricovero di pazienti ordinari sino a nuova disposizione».
Firmato Guglielmo Cordasco, referente sanitario dello spoke Cetraro-Paola che 3 giorni dopo la direttiva Asp revoca l’implementazione dei posti Covid di rianimazione a Cetraro per mancanza di anestesisti. Posti Covid di rianimazione che però figurano a tutti gli effetti e che soprattutto hanno fatto gioco, una settimana fa, così da scampare la scontata zona arancione per la Calabria. Che tra decessi provenienti direttamente dalle terapie intensive e, appunto, posti di rianimazione Covid implementati a Cetraro (ma solo sulla carta) ha così visto scendere la “temperatura” del rischio.
E così l’ennesimo derby (a perdere) di campanile tra Cetraro e Paola non solo manda in scena il paradosso dell’Asp che non riesce a imporre le sue stesse direttive quanto, giusto per l’occasione, fa lievitare solo virtualmente posti Covid a Cetraro che di fatto non esistono perché Cetraro ha restituito al mittente la direttiva. Per una ragione molto semplice nella sua non edificante motivazione. Cetraro non ama per niente la prospettiva che le rianimazioni non Covid passino a Paola, e questo per svariate ragioni di campanile e di interessi spesso anche di partito o di bottega. E per “scampare” alla direttiva Asp sull’aumento delle rianimazioni Covid ha pensato bene di alzare la posta, cioè chiedendo molti più medici anestesisti. Cosa che naturalmente non è semplice e così si arriva alla revoca dei posti Covid in più firmata da Cordasco.
La questione posti letto a Cetraro non è cosa nuova, prima di Natale il commissario Asp Vincenzo La Regina aveva dato disposizioni per l’apertura di venti posti Covid nel reparto di Medicina. A guardare l’inattuato decreto 91 del 2020, Cetraro avrebbe dovuto accogliere otto posti letto in terapia sub-intensiva riconvertiti dal Pronto soccorso, e altri sei da riconvertire su quelli attivi in Terapia intensiva.
Progetti che nella relazione del commissario La Regina del 17 gennaio scorso, sono indicati ancora come piani “in itinere”.
Già, in “itinere”. Perché tra Cetraro e Paola è quasi sempre tutto in “itinere”. Proprio come se non ci fosse una Asp a sovrintendere e a fare da arbitro…

I.T.