L’arresto respinto, l’interdizione sospesa, le accuse di Manna a Petrini (e al pm)

La Dda di Salerno a maggio chiede la custodia in carcere per il sindaco di Rende (corruzione in atti giudiziari aggravata dal metodo mafioso) che il gip respinge e il Riesame accoglie (sub judice la Cassazione) solo in parte e derubricandola. Sullo sfondo però non solo riflessi sul piano professionale, a rischio forse anche il municipio. L'avvocato e presidente Anci: fango contro di me e convenienza reciproca da parte del magistrato della Corte d'Appello di Catanzaro e degli inquirenti campani

Le notizie sono almeno 3, nel tardo pomeriggio tendenti a 4 sia pure mascherate nella contingenza della velina giudiziaria che ne impone una.
A maggio la Dda di Salerno chiede l’arresto per Marcello Manna, avvocato e sindaco di Rende e presidente dell’Anci, l’assemblea dei sindaci calabresi. La vicenda è quella della presunta corruzione in atti giudiziari a proposito della “busta” (una, o più) in dote al giudice presso la Corte d’Appello di Catanzaro Marco Petrini. Secondo l’accusa, e non solo a fronte delle immagini a circuito chiuso rintracciate dalla Dda di Catanzaro, Marcello Manna avrebbe consegnato a Petrini denaro finalizzato a incanalare sul binario giusto il ricorso in Appello avverso la condanna in primo grado a 30 anni di carcere per Patitucci, assistito di Manna e soprattutto leader in pectore del decapitato clan Lanzino. Patitucci è accusato d’aver ucciso Bruni, altra storica griffe concorrente. Si becca 30 anni in primo grado ma in Appello arriva l’assoluzione (confermata in Cassazione che però, come è noto, non strapazza gli Appelli nei contenuti e nella sostanza ma esamina se le carte sono state messe nel posto giusto e nel modo giusto). Manna intercettato per più di un anno finisce, assieme a Petrini, in un complesso e viscido fascicolo a Salerno competente sulle indagini riguardanti magistrati calabresi. Ad un certo punto, e ben prima l’incidente probatorio, Petrini conferma la tesi dell’accusa riguardo la “busta” di Manna al punto che la Dda di Salerno chiede l’arresto per il sindaco di Rende. Siamo a maggio ed è questa la prima notizia non da poco.
La seconda è che il gip di Salerno non ritiene sussistenti le prerogative necessarie alla custodia cautelare in carcere. Non è dato sapere se la richiesta è priva di tutte e 3 le condizioni (reiterazione del reato, inquinamento delle prove e pericolo di fuga) ma fatto sta che mancano le esigenze cautelari, l’arresto non è possibile. La Dda di Salerno ricorre al Riesame e qui arriva la terza notizia, non priva di supplementi. Il Tribunale della libertà accoglie in parte le esigenze cautelari per Manna ma intanto scala in rubrica l’accusa togliendo di mezzo l’aggravante della corruzione in atti giudiziari con il metodo mafioso. E poi, a proposito di misure cautelari, si “limita” all’interdizione dall’esercizio della professione di avvocato per Manna per la durarta di un anno ma fatto salvo il pronunciamento della Cassazione presso cui ricorre certamente Manna (e, forse, anche la stessa Dda che insegue il progetto originario d’accusa). Quindi interdizione per un anno sia (da avvocato) ma c’è da attendere la Cassazione e chissà che non debba pronunciarsi pure sulla reiterazione d’accusa della Dda.
Fin qui le 3 notizie giudiziarie fresche di giornata, sia pure mascherate dietro la velina d’avanguardia. Una più importante dell’altra a partire dalla richiesta d’arresto (respinta), fino all’interdittiva (sospesa, ma chi l’ha detto che poi sarà solo per Manna avvocato e non già, di lì appresso, per Manna sindaco e pubblico ufficiale?). Da qui alle “sottonotizie” è tutto un fiorire ed un unico programma, intricato più che mai perché questo, a Salerno, è fascicolo viscido che più non si potrebbe.
Nell’ipotesi d’accusa che disegna scenari corruttivi si fa esplicito riferimento al “pagamento” di Manna, nei confronti di Petrini, anche per tramite di una “spinta” che Manna stesso avrebbe promesso e poi effettuato nei confronti della regnanza regionale affinché la Film commission elargisse un contributo (175mila euro) a beneficio di un regista di Lamezia, cugino della moglie di Petrini. Agli atti non risulta che Manna avesse incarichi o prepotenze a livello di Cittadella e quindi di prerogative sulla delega alla Film commission, nell’ottobre del 2019. A chi si è rivolto, se si è rivolto a qualcuno, Manna? Direttamente al presidente di Film commission? O per tramite di livelli regionali del potere? Oppure ancora direttamente ai piani più alti della Cittadella? O magari non è vero niente, nel senso che il contributo c’è stato (perché c’è effettivamente stato) ma solo frutto delle libere e concorrenziali indagini di mercato da parte di Film commission stagione ottobre del 2019?
Ci sono poi tutti gli inquietanti misteri che stanno dietro la durissima reazione di Marcello Manna, anche questa fresca di giornata come la velina giudiziaria. Nella quale, reazione, Manna offre altri spunti e quindi, inevitabilmente, altre notizie.
La prima, «il magistrato che mi accusa (unica fonte di prova a mio carico) è stato letteralmente indotto e costretto a fare il mio nome, accusandomi di averlo corrotto, dopo che per ben sette volte, nel corso dell’interrogatorio del 31 gennaio 2020, aveva espressamente negato ogni mio coinvolgimento nella vicenda, e solo dietro espressa dettatura del Pubblico Ministero che lo interrogava, capendo che la relativa ammissione poteva giovargli per fargli “guadagnare” gli arresti domiciliari, ha poi cambiato versione, pure incorrendo, ovviamente, in plurime imprecisioni, falsità ed inverosimiglianze, dando luogo sia il dichiarante, che chi lo interrogava a gravi irregolarità anche di rilevanza penale che non potranno restare impunite». Quindi, secondo Manna, Petrini parla a “gettoni” contro di lui cambiando versione facendo felice il pm di Salerno guadagnando in cambio i suoi domiciliari. La seconda notizia, concessa da Manna, è che «la stessa Procura della Repubblica di Salerno ha richiesto l’archiviazione degli atti relativi a false accuse formulate dal Petrini nei confronti di oltre 30 persone, tra i quali magistrati ed avvocati – che contrariamente alla campagna mediatica da taluno faziosamente introdotta, dalla ripresa video dell’incontro tra me ed il Petrini, non si evince affatto la consegna di denaro, ma tutt’altro».
Quindi Petrini a “comando” e per di più già delegittimato, secondo Manna. Che attende però la Cassazione (e forse l’attende anche la Dda) che è chiamata a decidere se può scattare o meno l’interdizione da avvocato per un anno. Poi toccherà capire se uno può non fare l’avvocato per un anno ma può fare il sindaco nel frattempo. Questo però è un altro discorso…

P.W.