Ospedale Mariano Santo, manca praticamente tutto: per il resto è “pronto” per l’inaugurazione…

Per la specie di “casa cantoniera” che fa parte dell'Annunziata drammatica riunione tra dirigenti medici che “partorisce” un verbale choc. Impossibile praticare cardiologia se non a distanza, non ci sono strumentazioni. Oncologia solo saltuariamente e su appuntamento. E nonostante questo il commissario Mastrobuono è pronto alla “locandina” con Speranza per il taglio del nastro previsto per il 6 dicembre...

L’esterno è una specie di “casa cantoniera”, cemento cadente dappertutto. L’interno ne è la risultanza inevitabile, si entra praticamente solo con il casco protettore. Non c’è strumentazione, accessi adeguati per pazienti in carrozzella. Non ci sono medici di notte, cardiologi in grado di garantire almeno la copertura di mezza settimana e per mezza giornata. Manca praticamente tutto per potersi (auto)definire presidio ospedaliero per il resto però è quasi tutto pronto per la paradossale inaugurazione del nuovo Mariano Santo di Cosenza che ha in mente di stampare in locandina il commissario dell’azienda ospedaliera Mastrobuono. Fosse anche per una locandina, una foto, un taglio del nastro da giocarsi assieme a Speranza (magari sognando una riconferma) il commissario dell’Annunziata è convinto di poter trasformare una “grotta” in hotel a cinquestelle. Il tutto per tirarsi a lucido, tra muri che cadono a pezzi, per il 6 dicembre giorno in cui Mastrobuono “sogna” il poster e il taglio della torta.
Come un specie di racconto dal fronte, dall’Iraq bombardato, il Mariano Santo vive la surreale parvenza di dover essere inaugurato come nuovo non avendo però mai toccato una “vecchiaia” simile. Solo per restare al “cemento” mancano accessi per pazienti oncologici, dove dovrebbe esserci la rampa posteriore c’è attualmente un cantiere aperto. Se muore qualcuno, e muore purtroppo, manca il box per l’osservazione delle salme. Manca il cosiddetto “corpo” che dovrebbe contenere ascensori e montalettighe per non dire dei pazienti in carrozzella che scale, come è noto, non ne possono salire a meno di “miracoli”. Il tutto, tra calce e ferri scoperti, con il rischio microbiologico da aspergillus, i pazienti immunodepressi sanno di che si parla quando si transita allegramente sulla ruggine. E questo solo per rimanere nel perimetro “infrastrutturale”. Perché dentro, poi, dove dovrebbero coabitare camici bianchi in carriera, se è possibile va persino peggio.
C’è un verbale choc che testimonia la tragicomicità della situazione attuale che si vive al Mariano Santo. Una seconda riunione messa su carta tra i dirigenti medici di cardiologia. Nella prima si chiedeva conto, giusto perché si vuole far chiamare ospedale, almeno della presenza di un cardiologo in pianta stabile così da far transitare di tanto in tanto un primario ma ecco cosa ne viene fuori nel corso della seconda di riunione. «Si può consentire il trasferimento di un cardiologo – si legge nel verbale – presso il Mariano Santo solo se si ha la sicurezza di avere in presenza un cardiologo per un minimo di 3 ore per 3 gorni a settimana, giorni alterni, oltre all’anestesista dedicato e disponibile, su chiamata, h24, con turno di guardia attiva 8/20 e reperibilità 20/8 nonché un servizio di Radiologia convenzionale e Tac disponibili sul posto da poter utilizzare nelle 24 ore…». Ovviamente, allo stato, non c’è nulla di tutto questo. Leggere bene per credere, magari al contrario. Scrivono i dirigenti medici, utilizzando la dialettica negativa, che mancano sostanzialmente tutti i presupposti minimi perché possa fiorire una qualche minima cardiologia dalle parti del Mariano Santo. Dal cardiologo stesso alla radiologia convenzionale.
Andrà meglio in oncologia? Leggere anche qui per credere…«Anche per le esigenze Uoc di Oncologia sono necessarie minimo 3 presenze a settimana di un dirigente medico cardiologo per almeno 3 ore nella giornata e ciò in ragione dell’incidenza della cardiotossicità dei pazienti trattati».
Non resta che riepilogare, allora. Non si può fare cardiologia perché manca il cardiologo, e gli strumenti. E non si può fare oncologia perché se qualche radioterapia dovesse tossicizzare eccessivamente un paziente chi lo controlla poi il suo cuore? La “foto” drammatica, e inevitabile, sta nelle conclusioni del verbale. Prende la parola chi deve decidere se spedire o non spedire primari dentro il Mariano Santo ma, anche qui, leggere per credere…«L’assenza di risorse umane e strumentali in sede (ecografo) non consente di destinare un dirigente medico cardiologo per come richiesto. Si possono destinare dei giorni per controlli ambulatoriali con agenda riservata, per come avviene già con Oncologia…». Controlli su appuntamento di tanto in tanto allora, naturalmente stando bene attenti a non prendersi qualche pezzo di cemento in testa. Così sì, si può continuare. Primari da inviare dentro, invece, manco a parlarne dal momento che manca praticamente tutto in termini di risorse umane e materiali.
A parte questo, però, è quasi tutto pronto per “l’inaugurazione” del nuovo presidio a ridosso dell’Immacolata. Gli inviati speciali del ministro lo hanno già avvertito, però. Se dovesse presenziare arriverà con l’elmetto…

                                                                              I.T.