Il Sant’Anna salva (per ora) l’accreditamento ma restano i guai finanziari

Il Consiglio di Stato respinge il ricorso dell'Asp di Catanzaro (gestione commissariale precedente) e certifica come valido il contratto 2020. Restano però sullo sfondo le pesanti incognite gestionali e pignoramenti milionari che solo temporaneamente (e sorprendentemente) sono stati parcheggiati...

Il contratto di accreditamento 2020 del Sant’Anna Hospital è salvo, almeno per ora. Anche il Consiglio di Stato certifica la sussistente liceità dell’accordo a prescindere, ovviamente, dagli esiti anche problematici della pesante inchiesta penale che ha travolto il management e la famiglia proprietaria (denominata “Cuore Matto”). Proprio per declinare ogni scelta di carattere finanziario alla “schiarita” di provenienza giudiziaria l’Asp, gestione commissariale precedente, ad un certo punto di tenere “congelato” l’accreditamento del 2020 ma giudizio di primo grado e Consiglio di Stato hanno sentenziato però il contrario con il Tar che ha proprio rimandato al giudizio di merito ogni determinazione. L’Asp, nelle more, ha poi deciso di contrattualizzare l’anno 2020 ma appunto proponendo ricorso. Con questa decisione arriva la parola finale. Secondo il Consiglio di Stato, valorizzando la difesa della clinica rappresentata da Alfredo Gualtieri, l’Asp mettendo in dubbio l’accreditamento nell’anno 2020 della struttura sarebbe andata contro se stessa. In realtà, la richiesta era stata formulata dalla clinica già nel 2015 e poi reiterata successivamente. «Dunque l’Asp – si legge – che fino al 2019 ha considerato valido l’accreditamento della struttura (nelle more del procedimento di rinnovo), per il 2020 smentisce l’idoneità di tale titolo, così concretando un venire contra factum proprium che indebolisce
irrimediabilmente l’argomentazione (peraltro senza offrire validi elementi per superare tale rilievo da parte del primo giudice)».

Fin qui le “vittorie” processuali in sede amministrativa ma persistono, e a tratti si intensificano, le nubi nere che in ogni caso si ergono nitide sullo sfondo economico-finanziario del Sant’Anna di Catanzaro. Il “salotto buono”, forse ex, della sanità privata accreditata di Calabria. Con uno storico di prestigio e un parterre di potenziale peculiarità interventistica in materia cardiologica da far tutt’ora gola. E non poco. Ma pesano, pesantemente, le incognite di carattere finanziario. I “giochi di prestigio” della famiglia proprietaria, uniti alla spregidicatezza dello studio legale che ne ha curato la cessione disinvolta della fatture, hanno partorito il “mostro” di ben 17 milioni di euro di debiti già in fase pignorabile da parte della stessa Asp che solo “miracolosamente” sono stati parcheggiati. E non solo l’Asp ad un certo punto ha sospeso il pignoramento milionario ma ha persino liquidato 3 milioni di euro per acconti di accreditamento. La classica (e inattesa e forse irrituale) boccata d’ossigeno che ha consentito almeno per ora al Sant’Anna di posticipare l’inevitabile vendita. Nel teatrino delle carte bollate di Calabria, e dei pignoramenti “miracolosamente” sospesi, a perdere per primo la pazienza è il potente gruppo che controlla il San Raffaele di Milano. Si è chiamato fuori e non intende più acquistare la prestigiosa clinica di Catanzaro. Ma la partita resta comunque aperta, e complicata. Perché prima o poi l’Asp dovrà tornare, gioco o forza, a vestirsi da principale ente creditore dopo il perverso gioco delle fatture allegre cedute e incassate due volte. Si sveglierà e busserà a soldi, l’Asp. La procura di Gratteri è inevitabilmente dietro l’angolo se non dovesse farlo ma lo è (probabilmente) ancora di più se la vendita prende invece contorni e colori strani. Dal cattivo odore. Catanzaro, del resto, è da un po’ che concede un’aria più frizzantina del solito a chi la respira. Non sarebbe del resto andato via dalla sera alla mattina il super vescovo con accettazione immediata da parte del Vaticano se fosse tutto nella norma da quelle parti…

I.T.