Estorsione con metodo mafioso (e non solo) a imprenditore edile: 5 arresti

Indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Emersa la condizione di assoggettamento della vittima ormai rassegnata all’agire degli indagati

Nelle prime ore di oggi, 4 novembre, la Squadra Mobile della Questura di Catanzaro ha dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misure cautelari, emessa dal Gip presso il Tribunale di Catanzaro su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, nei confronti di 5 soggetti gravemente indiziati a vario titolo dei reati di estorsione, continuata e aggravata dal metodo mafioso, tentata estorsione, plurimi episodi di furto con violenza e travisamenti, tentato furto in abitazione, perpetrati ai danni di un imprenditore di Catanzaro e della sua impresa edile. Uno dei cinque indagati è destinatario della misura della custodia cautelare in carcere mentre gli altri 4 sono stati sottoposti alla misura degli arresti domiciliari.
Il provvedimento cautelare scaturisce dagli approfondimenti investigativi svolti dalla Squadra Mobile, con il coordinamento della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale di Catanzaro, a seguito di una lunga serie di episodi delittuosi commessi ai danni di un imprenditore di Catanzaro e della sua impresa operante nel commercio di materiali edili e specializzata nella costruzione di edifici e ristrutturazione di immobili di medie e grandi dimensioni. L’attività investigativa, svolta mediante attività di osservazione e pedinamenti di tipo tradizionale e supportata da attività tecniche, ha permesso di ricostruire, uno scenario più ampio rispetto a quella che appariva dai singoli reati contro il patrimonio. Sarebbe emersa, infatti, la condizione di assoggettamento della vittima, vissuta con una sorta di rassegnazione naturale rispetto all’agire degli indagati che nel tempo erano riusciti ad imporre all’impresa una sorta di guardiania al cessare della quale ha avuto inizio tutta una serie di furti e condotte vessatorie nei confronti dell’imprenditore, secondo le classiche logiche e dinamiche delinquenziali e estorsive di stampo mafioso cui, nel tempo, il predetto imprenditore è stato obbligato a sottostare.
In particolare, in un’occasione avveniva l’asportazione di materiale edile di proprietà dell’azienda, poi ritrovato da personale della Squadra Mobile in una zona di folta boscaglia, e nel periodo successivo, tra maggio e luglio del 2020, si sono verificati ben tre episodi di tentativo di furto, anche con danneggiamento, sia presso l’azienda che presso l’abitazione dell’imprenditore e, in quest’ultimo caso, l’attività di indagine ha consentito di ricostruire le fasi prodromiche e organizzative dell’evento programmato e ciò ha permesso di evitare che il reato venisse consumato grazie ad interventi mirati della Squadra Mobile. Gli atti delittuosi ricostruiti dalla Squadra Mobile, e preceduti da uno o più sopralluoghi degli indagati, rappresentano solo l’epilogo di un’ampia vicenda estorsiva subita passivamente dalla vittima, per un lungo periodo, in cambio della cosiddetta “tranquillità ambientale”.