Terme Luigiane: Sateca replica alle dichiarazioni dell’assessore Orsomarso

"Il (non) ruolo dell'assessore determinante nello sfacelo della stazione termale"

Replica dei legali della Sateca alle dichiarazioni dell’assessore regionale Fausto Orsomarso sulla vicenda delle Terme Luigiane. “Lo “scioglimento” del silenzio dell’assessore Orsomarso sulla vicenda delle Terme Luigiane, avvenuta nei giorni scorsi sulle colonne del  Quotidiano del Sud  – hanno scritto gli avvocati Incardona e Paolini –  non ha chiarito niente e non ha fornito alcuna risposta alle domande per le quali Sateca, lavoratori, curandi e opinione pubblica attendono risposte da mesi. Diciamolo chiaro e tondo, forse non se ne è reso conto ma ne ha fatto sorgere altre, alle quali ovviamente non sarà in grado di rispondere”.
“Noi le mettiamo lo stesso in fila – dicono –  perché sia sempre più evidente quanto il ruolo dell’assessore Orsomarso, o meglio il suo “non ruolo” sia stato determinante nello sfacelo che sta avvenendo di una fra le più grandi stazioni termali del meridione d’Italia: 1) perché dal 2016 i comuni non hanno fatto il bando cui erano tenuti? 2) perché hanno firmato e ratificato impegni in regione e prefettura e non li hanno rispettati? 3) Orsomarso non ritorna sulla solfa del “prezzo giusto” (evidentemente resosi conto della palese castroneria) ma dice che il prezzo chiesto dai comuni sarebbe il risultato di un “riferimento normativo “. Omette di dire quale sarebbe questa legge, non cita un numero un articolo, un comma, e soprattutto evita di rispondere alla semplice domanda: ma il prezzo di una subconcessione pubblica non va stabilito con gara pubblica? 4) L’assessore dice che la gara è stata rinviata per tanto tempo e ora non si possono fare più proroghe: ma chi l’ha rinviata? Quante volte? Perche’? Perché non vale la proroga firmata davanti al prefetto l’8 febbraio 2019? 5) Orsomarso dice, forse senza rendersi esattamente conto, che la regione può fare solo la parte di “spettatore attento”. Ma la regione non è proprietaria delle sorgenti? Non ha l’obbligo, secondo la legge 40/2009 e successivo regolamento attuativo, di vigilare sulla concessione e valorizzare la risorsa naturale? Orsomarso ritiene assolti questi obblighi precisi con la paternalistica – ma in realtà menefreghista – raccomandazione di “fare attenzione? 6) Orsomarso dice che il dirigente regionale avrebbe risposto alla domanda formalmente avanzata circa il pagamento del canone. E’ sicuro? Può citare una nota, un numero di protocollo una data di tale risposta? 7) Orsomarso comunque dice che i comuni avrebbero pagato il canone almeno nella quota fissa e avrebbero omesso quella variabile perché attendevano le informazioni sui bilanci di Sateca (alla quale non li avevano neanche chiesti come invece fecero invece nel dicembre 2019). Dunque conferma che erano morosi. Perché, quindi, la regione dovrebbe rimanere spettatrice di fronte ad un preciso obbligo normativo che comporta la decadenza? 8) che vuol dire che sarebbero cambiate le ”regole d’ingaggio dei comuni”? Non siamo né in guerra ne’ in una partita né in un gioco. Di quale ingaggio si parla dato che qui si tratta solo di rispettare, e di far rispettare, la legge? 9) In conclusione, invece di sostenere che la manifestazione d’interesse “realizzata “dai Comuni prevede la tutela dei lavoratori (frase che non vuol dire niente) non dovrebbe, lui che è assessore al lavoro, applicare adesso le norme che ci sono in difesa della cosiddetta parte debole senza attendere vaghe tutele che si dovrebbero realizzare in futuro?
A queste domande si aggiungono quelle fatte dal consigliere regionale della Lega Pietro Molinaro che in maniera puntuale ha evidenziato tutte le negligenze dell’assessore che in questi mesi ha fatto solo lo “spettatore attento”. Risposte ai quesiti posti ad Orsomarso non ne arriveranno – concludono i due legali della Sateca Incardona e Paolini nel loro intervento – ma le sue autoelogiative affermazioni spiegano tutto: E’ assessore da un anno e mezzo a sua insaputa , non c’è altro da dire”.

A far discutere i lavoratori e non solo in questi giorni è la pubblicazione di una intervista del sindaco di Acquappesa, Francesco Tripicchio, nel giornale online  I calabresi, curata da Francesco Pellegrini, con la quale in 32 domande fa emergere un quadro così complesso e contraddittorio del suo pensiero sull’attuale situazione delle Terme Luigiane da mettere realmente paura e creare una condizione di forte pessimismo sulla immediata soluzione del problema.
Il sindaco Tripicchio con il suo dire appare non tanto come titolare supremo al momento della concessione  delle sorgenti termali (tre calde e una fredda), ma quasi da proprietario, dando spiegazioni che cozzano con le reali posizioni e disposizioni passate della Regione Calabria essendone proprietaria, con la quale non ha avviato preventivamente alcun accordo d’informazione ed approvazione,  come ad esempio sul regolamento di distribuzione delle acque sulfuree termali, nel quale si prevede una distribuzione delle stesse acque parcellizzata in percentuale differente tra lo stabilimento privato della Sateca (Therme Novae e Parco Acquatico) con quello comunale (San Francesco). Al primo viene riconosciuta una fornitura di 18/20 litri di acqua al secondo; mentre al secondo se ne attribuiscono 40 litri a secondo (come indicato dell’avviso di ricerca delle manifestazioni d’interesse) non tenendo conto che nella realtà, per sua stessa ammissione, fuoriescono dalle tre sorgenti di acqua calda solo 40 litri a secondo e 60 litri dall’unica sorgente di acqua fredda. Con questo quantitativo di acque calda e fredda disponibile non ci sono le condizioni in pratica per realizzare il piano concorrenziale tra più soggetti di gestione delle acque e superare così la situazione di monopolio detenuto in questi anni dalla Sateca, che utilizzando i due stabilimenti e tutta l’acqua disponibile, con apposite campagne di marketing, è riuscita nell’arco di otto mesi di attività (da maggio a dicembre) a garantire circa 500 mila prestazioni curative a 22/25 mila curanti, dei quali il 40% proveniente da altre regioni italiane e dall’estero.
Da proprietario e non concessionario, senza alcuna autorizzazione della stessa Regione, si è assunto la responsabilità insieme al sindaco di Guardia Piemontese di interrompere, in un periodo di chiusura degli stabilimenti termali, la funzionalità della condotta di collegamento agli stabilimenti della Sateca deviando l’acqua sulfurea nel torrente “Bagni”, creando dei presupposti di pesanti danni allo stesso impianto, per la quale azione la società proprietaria ha presentato regolare denuncia e adeguata comunicazione alla Regione; come di rallentamento per una possibile funzionalità delle Terme per una nuova stagione termale.
Altro argomento conflittuale trattato riguarda il “giusto canone” stabilito dai due sindaci senza tenere in considerazione che spetta alla Regione fissarne le tariffe come stabilito dalle stesse leggi regionale in materia, facendo riferimenti al contrario a un documento della Conferenza Stato-Regioni senza saper distinguere la differente valutazione tra acque minerali ed acque termali, che sono considerate, queste ultime, un bene pubblico da tutelare nell’erogazione di servizi socio-sanitari fuori dalle logiche delle speculazioni finanziarie. Non è corretto nell’intervista – dicono i lavoratori ed alcuni curanti –  giustificare il canone stabilito di 93 mila euro chiesto alla Sateca in funzione del fatto che buona parte di questo importo è legato alla copertura delle spese dovute per la manutenzione delle strade e dei consumi elettrici per l’illuminazione dell’area del compendio termale, se questi servizi fino all’interruzione del rapporto sono state a carico della società sub concessionaria. Tanto è vero che oltre alla deviazione dell’acqua nel torrente “Bagni” si è intervenuti ad oscurare l’area di accesso al compendio termale, dove sono ubicate strutture alberghiere e una sala cinematografica e una pizzeria di proprietà della stessa Sateca.
C’è poi la giustificazione della pubblicazione dell’avviso destinato alla ricerca di manifestazioni d’interesse per l’acquisizione della sub concessione nella gestione dello stabilimento San Francesco rispetto ad un regolare bando di gara, che si è concluso con la presentazione di sei domande, da parte di soggetti impegnati in lavori edilizi-stradali in Campania e di progettazione (Piemonte) insieme alla stessa Sateca, senza alcuna esperienza in materia di termalismo ed assistenza sanitaria. “Un avviso – dicono ancora i lavoratori con alcuni curanti – che ha mostrato tutta la sua fragilità”. Non può essere considerata legale e corretta la posizione del sindaco Tripicchio quando nell’intervista si appella all’istituto “dell’avvalimento”, che consente a chi ha presentato l’istanza d’interesse di individuare e proporre, dopo la ricezione della lettera d’invito, come soggetto esperto una società specifica di propria fiducia. “Io partecipo a una manifestazione d’interesse – dice il sindaco – poi nella fase successiva posso dire con chi faccio l’avvalimento”. Tutto questo è legale si chiedono i lavoratori?
Si era partiti con un bando pubblico europeo e si è arrivati a questo grande pasticcio, che a seguito del ricorso presentato dalla Sateca bisogna attendere la sentenza degli organi giudiziari per dare seguito a qualsiasi procedura amministrativa, finalizzata a cercare il sub concessionario delle Terme Luigiane. Addirittura nell’intervista il Sindaco Tripicchio afferma pure che non è da escludere che “ad offrire cure termali possano essere i Comuni stessi, magari in società con qualche privato, con benefici per la comunità”. Una posizione a dir poco stravolgente con il Comune di Acquappesa attualmente in “dissesto finanziario”; mentre per il Comune di Guardia Piemontese la comunità residente è chiamata ad eleggere tra un mese il nuovo sindaco ed il Consiglio comunale. (fb)