‘Ndrangheta, maxiprocesso “Epicentro”: due boss indagati si difendono dalle accuse

Da “pensavo volesse parlarmi di cose personali e non di ‘ndrangheta” a “quando sono uscito dal carcere volevo iniziare una nuova vita”. La difesa di Paolo Rosario De Stefano e Carmine Polimeni

Dopo l’avviso di chiusura indagini del maxiprocesso “Epicentro”, due boss della ‘ndrangheta reggina hanno deciso di farsi interrogare e fornire la loro versione ai sostituti procuratori della Dda di Reggio Calabria, Stefano Musolino e Walter Ignazitto. Si tratta di Paolo Rosario De Stefano e di Carmine Polimeni. Il primo, figlio del boss defunto Giorgio De Stefano, è stato arrestato nell’ambito dell’operazione “Nuovo corso” in cui è accusato di estorsione ai danni dell’imprenditore Francesco Siclari che, in riva allo Stretto, aveva vinto l’appalto per la ristrutturazione del corso Garibaldi.

Sono estraneo alla vicenda che mi viene contestata” si difende De Stefano davanti ai pm ai quali conferma però di essersi visto con Siclari in un appartamento nel quartiere di San Brunello: “Effettivamente quest’incontro avvenne, su richiesta di Siclari. Voleva che il nostro appuntamento avvenisse in modo riservato. Sapeva benissimo chi fossi. Mi disse che era il terzo socio nell’appalto della Ga.Ga”, la società vittima dell’estorsione, “in cui era coinvolta anche Avr”. “Mi disse che rappresentati di alcune ‘famiglie del posto’ – sono le parole di De Stefano – lo stavano cercando e mi chiese di intercedere affinché potesse lavorare con serenità. Io gli dissi che non volevo avere nulla a che fare con queste cose e lui ci rimase male. Nel racconto di Siclari ci sono tante incongruenze. Quando sono andato all’incontro pensavo che volesse parlarmi di cose personali e non di questioni di ‘ndrangheta. Per questo ci sono andato”.